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18/11/2014

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Il Paese casca a pezzi, le piogge continuano e gli squarci di sole non sono sufficienti né a rimuovere i detriti, né a far dimenticare una settimana che ha messo a nudo la fragilità dell’Italia che è tale e quale a quella che era all’epoca del terremoto dell’Irpinia, o addirittura di Gibellina e – perché no? – perfino quello della Marsica ai primi del ‘900.

Il premier Renzi, dopo essere rientrato dalla rilassante vacanza australiana, sta recuperando con la dovuta calma il “jet lag” transcontinentale e transtagionale (a Brisbane era ovviamente estate…), ma niente paura: siamo ed eravamo in buone mani…  In Parlamento si conducono le ultime scaramucce contro – dicasi contro – il reintegro degli ingiustamente licenziati.  Tal Sacconi, già socialista in era craxiana, attualmente talebano sia dell’integralismo cattolico (caso Englaro e difesa del “diritto alla vita”) che dell’oltranzismo anti-popolare (morte allo Statuto dei lavoratori), nonché membro autorevole del drappello alfaniano della “Nuova Destra NCD”, conduce il gioco politico del “Jobs Act” che fa da contrappunto all’ennesima catastrofe nazionale.   Lo schema è sempre il solito: Sagunto cade e a Roma si chiacchiera, ferve a Costantinopoli la contesa sul sesso degli angeli e arrivano i Turchi, eccetera eccetera.    Qui sì che siamo davvero imbattibili: parlar d’altro.

Intanto il panorama politico del Paese è completamente cambiato: non solo stando ai sondaggi ma proprio negli umori sociali.   L’unico dato immutato è quello della probabile astensione (in caso di ritorno al voto) che rimane il secondo Partito sfiorando il 40%: dopo il PD ed anzi lo tallona dappresso.   Quello che è cambiato sono i Partiti di contorno: Cinque stelle è ormai sceso al 20% (avendo il duetto Grillo Casaleggio dissipato la spinta iniziale…), salgono tutti i neofascismi da Salvini alla Meloni.     Si era già visto in Europa e soprattutto in Francia dove la fine del Partito comunista si era tradotta da anni nella tumultuosa crescita del Fronte Nazionale dei Le Pen, padre e figlia.

In sintesi estrema: di male in peggio.    Non solo ma la spinta (vero e proprio carburante nucleare a surroga del vuoto pneumatico di contenuti reali) di Renzi e cioè “non ci sono alternative a me” (fino al 2018, o magari 2023…) diventa di giorno in giorno più velleitaria.   E si regge solo sugli autorevoli supporter: tipo il Marchionne (e altri…) che lo hanno chiamato per fare le “pulizie pasquali” della marmaglia sindacalizzata.     Di questa vedremo il 5 dicembre – con lo sciopero generale CGIL  – la consistenza.   Nel frattempo non ci resta che sperare nella benevolenza e nella tenuta di Mario Draghi.    Da che parte stia non dovrebbero però esserci troppi dubbi.    Difficile, assai difficile connotarlo come il “nuovo che avanza”…  Quando – al massimo – con la sua innegabile sapienza tecnica può ripromettersi di “salvare il salvabile” di un sistema che ci ha regalato a noi Europei un decennio di crisi.     Analogo discorso si pone per quel TTIP (Accordo di partenariato transatlantico su commercio ed investimenti): ovvero una creazione (fuori tempo massimo) di una sorta di libero scambio tra le due sponde dell’Atlantico.   Certamente un più ampio accesso al mercato statunitense non può che attirare un’Europa che ha condannato all’asfissia il proprio mercato domestico (80 euro renziani a parte….), ma non può sorprendere l’opposizione dei consumatori europei ragionevolmente sospettosi delle normative statunitensi: tutte “business oriented” e non “comsumer oriented” e dunque via agli OGM e compagnia…

L’approccio di Washington – che porta avanti simultaneamente un accordo similare con l’area del Pacifico – conferma (purtroppo) i limiti di un liberalismo/multilateralismo che alla fin fine è solo la versione ammodernata di quello che una volta si definiva “imperialismo”.   Veramente troppo poco, e troppo tardi per un mondo sempre più (e sempre più confusamente) multipolare.    Ed intanto l’Italia si trastulla con il “reintegro”, l’Expo e l’allagamento di un fiumicello di nome Seveso…..

Quanto al “vasto mondo” ed ai suoi problemi globali, più che ulteriori analisi consigliamo un suggestivo e pensoso “break” con la visione del film statunitense “Interstellar” di Christopher Nolan, qui appena uscito.    Come minimo si può tranquillamente affermare che la fantasia dei suoi sceneggiatori batte – ma in realismo – tutti i Fukuyama, tutte le Università padronali del mondo, tutti i “Think Tanks” foraggiati dagli interessi dei “padroni del vapore” planetari.       Per non parlare delle artigianali “Leopolde” instancabilmente messe in piedi dalle “vestali” di Matteosubito…

Allora appunto: buona visione.  E dimentichiamoci – mentre il Paese si asciuga da sé – i “Job Acts”, gli “sblocca Italia” e, perfino, la Banca Centrale Europea che – bontà sua – acquisterebbe i titoli pubblici emessi dagli Stati nazionali….

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