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17/11/2014

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Se ci fosse stato bisogno di una conferma della crescente perifericità dell’Europa e dell’ottusità con cui sta avvitandosi su sé stessa (nonostante gli stanchi “rimbrotti” che arrivano da Washington…) ci ha pensato il Vertice G20 di Brisbane: una vera e propria “débacle” a” raffronto del Summit Asia Pacifico (APEC) di Pechino  che lo aveva preceduto di qualche giorno.

Mentre Obama fletteva (forse inutilmente, certo al limite della provocazione) i muscoli di fronte all’aggressivo “parvenu” Vladimir Putin, muscoli peraltro ancora doloranti per i risultati delle elezioni di “Mid-term”, l’Europa  si produceva in uno spettacolo non solo di impotenza, ma anche di insipienza.   Di fatto cortocircuitata dalla “linea dura” statunitense che mira ormai esplicitamente al “bersaglio grosso” cioè proprio Putin medesimo all’insegna del “follow the money”, e cioè cerchiamo di strangolare finanziariamente lo “Zar” e i suoi accoliti, i Governi europei (all’ombra di un neo Presidente della stazza di Juncker…) si esibivano in inutili minuetti di contorno.   Perfino con alcuni “capricci” come quelli della Merkel (che ha palesemente perso il “touch” della buona “Mutter”, mamma) che ha fatto depennare dal comunicato finale (l’unica cosa che resta all’indomani di questo tipo di vertici che dovrebbero “orientare” il mondo)  ogni ripensamento del “rigore” ad ogni costo.    Quanto ad Hollande sarebbe potuto stare a casa mentre è morta e sepolta la secolare “entente” franco-russa.   Per l’Italia è andata meglio nel senso che la presidenziale coppia di Pontassieve si è goduta un insperato viaggio agli Antipodi fatto “seguire” da una più che servile RAI da ben cinque troupe.

Senza contare che – tanto per cambiare – da noi non ci si aspettava di meglio che un educato silenzio.  E questo si è fatto, mentre l’occhio e l’orecchio guardano a Bruxelles nella verosimile speranza che l’azzoppato Juncker non abbia troppo da ridire sulla nostra legge finanziaria e neppure sullo stato comatoso del nostro Paese.  Ed anzi, in concordanza con l’analisi di Renzi che Juncker è un “politico” e non un tecnico e che quindi ci si può “mettere d’accordo”, possa partire un “megafondo” strutturale europeo.  Quindi quattrini “freschi” che – come al solito – verranno molto pochi da noi e, comunque, non sapremo spenderli.

Del resto siamo un Paese in cui il “cambiare verso” significa soltanto inserire permanentemente la marcia indietro.  Con in più qualche manganellata preventiva (ad operai, disoccupati ma anche a studenti secondo una facile e consolidata ricetta che credevamo – sbagliando – definitivamente archiviata, allagamenti a gogò, spettacoli come quello del supponente dilettante Sindaco Marino (con tutto intorno l’indecente balletto di quelli del PD che ce l’hanno messo… forse per espungere il “core” di Roma e sostituirlo con uno di babbuino…).

Su Brisbane i commenti sono univoci: anche senza scomodare la guerra fredda, basterebbe l’evidenza che da questo vertice economico (perché di questo al fondo si tratta) è uscita soltanto la fotografia di quella incistata insipienza o meglio di un “pensiero unico” che – anche ammesso che funzioni negli Stati Uniti – ha soltanto affossato l’Europa.  Per non parlare del povero Giappone entrato (anzi mai veramente uscito) dall’ennesima recessione.

Come al solito, l’Italia – tra un allagamento e un crollo nonché ossa e casse da morto flottanti nei torrenti straripati (eufemismo: “esondati”) – esplode in un caos sociale con annessa deriva fascistoide si produce nell’ennesima fuga dalle responsabilità della nomenklatura nazionale.   Così, mentre aspettiamo trepidanti le previste nuove allocuzioni (in Parlamento, questa volta) del “salvatore della Patria” Mario Draghi, scopriamo che non sono neppure capaci di rimandare Ignazio Marino da dove è venuto.  Regaliamogli bicicletta e caschetto ed amnistiamolo per le multe della sua famosa Panda rossa, ed intanto aspettiamo la buona occasione per punire noi i suoi “scopritori” (gli stessi del grande Marrazzo e compagnia cantante..).  Ma non illudiamoci: mentre preparano una congrua buonuscita per quest’ultimo eroe, già pensano a Marianna Madia, a Dario Franceschini (il cosiddetto ministro della Cultura, già autocandidato al Quirinale e a tutto quello che sia “disponibile” per uno statista della sua portata…)  Soprattutto ora che una robusta e pensosa barba ne orna le straordinarie fattezze. Esattamente come il professor Marino, passato da chirurgicamente imberbe a virilmente peloso: probabilmente entrambi alla ricerca di una dimensione ad un tempo nobile ed umana…

Il formato è lo stesso in tutto il Paese: starnazzano come polli, come accade nella Liguria ormai “anfibia” (e diventata pericolosa come il Bangladesh, ma senza tifoni, monsoni e tsunami…): questa è il teatro del famigerato “Governatore” Burlando che avrebbe dovuto – per decenza – dimettersi decenni fa (ad esempio quando “pescato” contromano sul raccordo autostradale) ed invece battibecca con l’“innocente” Matteosubito.     E questi – dopo aver regalato il Senato alle Regioni e ai suoi campioni – finge di volerli ricondurre alla ragione.  E a pagare di tasca propria almeno vibratori, frustini, profilattici (probabilmente gli spagnoli “tormientos”…) e le mutande verdi per i leghisti.

Domanda (provvisoriamente) finale.   Può questa “stabilità” garantita graziosamente dal nostro Presidente della Repubblica con ben tre tentativi di padrinaggio “premierale” permettere una qualunque fuoriuscita da un decennio di crisi?  E, per sovramercato, farci avanzare in una così protratta e malata “adolescenza” nazionale?       O c’è qualcuno così fesso o in malafede da credere che l’Expo di Milano 2015 (“scippato” alla povera Smirne e già affogato nelle ruberie e negli scandali) segnerà il giorno della nostra riscossa?  Nella migliore delle ipotesi sarà il replay delle navi da guerra di cartapesta o di quell’unico bastimento fatto girare torno torno per simulare un’invincibile “Armada”.     Ovvero prepariamoci all’ennesima sagra del fantasismo nazionale.       Esattamente ciò di cui non abbiamo proprio bisogno.

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