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07/11/2014

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Due ovetti sprecati e fuori bersaglio. Matteosubito era già dentro a conversare con i capi dell’Alcatel in Brianza e – oltre tutto – ha potuto confermare ai telegiornali di non essere un “coniglio” e – tanto per cambiare… – di accettare di “mettersi in gioco”.  E vorremmo vedere come un così “realizzato” Primo Ministro potrebbe con (alcune migliaia di apparizioni e dichiarazioni al suo attivo in un pugno di mesi) rifiutare di “mettersi in gioco”.   Pensa forse di indossare una maschera, nascondersi dietro la Boschi, travestirsi da Zorro o da Arsenio Lupin?  Manco per idea: continuerà ad “ispezionare” il “territorio” per mettersi in sintonia con il Paese.    O piuttosto con i prediletti “padroni del vapore”, Italiani o esteri.

Quel che si è visto è che la reazione “muscolare” della scorsa settimana a Roma era del tutto spropositata e fuori luogo.  Almeno questa funzione va riconosciuta agli ovetti.  Innocue testimonianze dell’affetto che prova per lui quel che resta della classe operaia del Paese: è infatti noto a tutti che l’uovo – anzi l’ovo – fosse il cibo prediletto del suo più illustre compaesano, il divino Dante (che tutto il mondo ci invidia….).

Fuor di scherzo, dopo il climax negativo suscitato dal solito Alfano una decina di giorni fa, l’atmosfera è andata distendendosi ed il clima nel Paese contiene spunti crescenti di “andante allegro”: magari più che nei “cittadini” (già preoccupati per le imminenti Feste, che proprio “feste” non saranno…) nella classe politica e nei febbricitanti commenti che ci dispensano gli “addetti ai lavori”.   Ma come si è realizzata questa “mini-svolta”?  Abbastanza semplice: Renzi si è un po’ stufato di Berlusconi che rimane ostaggio dei ricordi e di ulteriori sogni di gloria ormai del tutto senili: Matteosubito annusa la paura e il decadimento del Caimano e (così come fece con “Enrico stai sereno” Letta) si tiene pronto alla zampata che lo libererà dell’ingombrante ipoteca del Cavaliere ponendo magari la parola fine alle sue residue illusioni di “ritorno del Conte di Montecristo”.    Renzi non soltanto è stufo della mini-Bicamerale con il “vecchio” (e “cucina” Berlusconi così come “cucinò” la volpe D’Alema: legge del contrappasso…), ma i fatti di Roma (santo manganello) e magari anche l’ovetto di Vimercate sembrano averlo convinto che – dopo aver rassicurato i “padroni del vapore” – è giunto il momento di una “spruzzata” di populismo democraticista.   Se ne è accorto perfino Alfano, il che è tutto dire.

Ecco allora che il Premier corre al “soccorso” dello stordito Grillo e – tenuto conto della sua consistente ed appetitosa pattuglia di voti parlamentari – concorda mini-intese (Corte Costituzionale, Consiglio superiore della Magistratura).  In futuro si vedrà se il vecchio schema craxiano dei “due forni” (compro qui, o compro là…) funziona ancora.   Intanto Matteosubito si scrolla il fastidioso e controproducente abito del talebano reazionario…

Il tutto avviene – come è ovvio – nel modo più spregiudicato e senza alcuna chiara direzione di marcia: altro che “futuro”, “cambiare verso” e consimili pillole di idiozia.  Sorprende che tutto ciò possa essere etichettato come “stabilità” da salvaguardare.

Ma nel frattempo le novità, le gemme di una possibile precoce primavera (la “vie en rose” di Matteosubito) nulla sono se le si raffrontano con il terremoto, il cataclisma, il fuoco che covava sotto la cenere a Bruxelles.   Qui la “scoperta” è che l’austero neo-Presidente il lussemburghese Juncker  (tanto caro all’integerrima Signora Merkel) predicava bene e razzolava male, anzi malissimo nel suo ruolo precedente di Primo Ministro del Granducato.   In buona sostanza praticava – a vantaggio delle Corporations globali un vero e proprio “dumping” fiscale, attirandole cioè nel proprio Paese con massicci tagli di tasse.     Il tutto in spregio sia alle “regole” europee e a vantaggio del Lussemburgo  e – chissà – di lui medesimo….

La vicenda (aldilà del caso personale) conferma quello che tutti sanno da decenni e cioè che l’integrazione europea non – ripetesi non – è fatta per i “popoli” e per ridare smalto ad un Continente sul viale del tramonto, quanto per assicurare sovra-profitti fiscali alle imprese globali mentre interi popoli (quello italiano tra i primi) vengono tosati fino all’ultimo filo di lana…    Niente di nuovo, certo, ma fa una certa impressione vedere che – mentre l’integrazione europea affonda e cresce l’euroscetticismo – il timone di comando viene affidato ad un campione di interessi settoriali ed antagonistici.

Ma questa è la storia dello sviluppo capitalista europeo del terzo millennio.  In Italia – ad esempio – interi comparti economici sono stati trasferiti (negli ultimi trent’anni…) a privati rapaci e, peggio, a connubi incestuosi tra mano pubblica ed avidi Carneadi privati (“capitani coraggiosi” li chiamava l’astuto D’Alema…).   Tanto per fare un esempio si pensi al Monte dei Paschi di Siena e tal Mussari, assurto perfino alla Presidenza dell’Assobancaria.    Nel frattempo morivano o venivano “scippate” Banche vere come la Commerciale in una girandola

Che ha ridisegnato – in peggio, mille volte peggio – tutto il panorama creditizio e monetario del Paese.   Regali, non privatizzazioni, assistiti da “Padri della Patria” come l’ottimo Carlo Azeglio Ciampi.  E chi si opponeva veniva spazzato via (Sarcinelli, Baffi): ci sono voluti decenni ma ora eccoci qui.  Come con l’Alitalia degli “sceicchi”.  E allora perché stupirsi di un Juncker qualsiasi.   E perché stupirsi se l’Europa affonda.

Buon fine settimana.

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