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06/11/2014

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Imperterriti.   Stamattina nei bar di Roma si diceva: “non è andata troppo male”.   Il riferimento era ovviamente al fatto che la “rivincita” sul Bayern di Monaco si era attestata sulla “linea del Piave” di una sconfitta 2 a 0.    Dunque evitato un altro “super-cappotto”.  Sempre a Roma, Italia, questo riflesso psicologico viene sintetizzato con l’efficace espressione “consoliamoci con l’aglietto”.     E questa sembra essere la “cifra” che unifica lo stato d’animo di un intero Paese.  Naturalmente con l’esclusione del sempre raggiante Matteo Renzi e del sopravvissuto Berlusconi.    Per non parlare di Angelino Alfano.  Uno veramente nato con la camicia… Come ha dimostrato il previsto naufragio della seconda mozione di sfiducia da cui è prevedibilmente uscito indenne come una salamandra dalle fiamme.

Così vanno le cose da noi e la triste foto dell’immarcescibile duetto degli ottuagenari Silvio Berlusconi (affidato ai servizi “sociali”…) e Gianni Letta  (“gran visir” del potere da oltre mezzo secolo) annidati nel sedile posteriore di una limousine sulla via di una “colazione di lavoro” a Palazzo Chigi risulta più illuminante di qualunque analisi o commento politico.  Sembrerebbe che l’intesa sull’Italicum (ovvero la definitiva privazione del diritto di voto e di scelta per gli – ex – cittadini italiani) non sia ancora matura.  Sono due dunque i fronti antipopolari su cui si batte ora Matteosubito: varare una legge elettorale che segni il suo trionfo (fino al 2023, tempo presumibilmente assegnatogli da Marchionne e co.) e condannare con il “job act” (quanto è bello, ha perfino un nome in inglese, come i piccoli italiani Christian, Kevin e Roger: tutti pronti per gli spettacoli televisivi a cui concorreva l’imberbe Renzi che aveva capito già alle elementari l’aria che tirava…) i lavoratori dipendenti ad un regime sindacale e sociale in senso lato più vicino alle “frumentarie” dell’Impero romano che ad una moderna democrazia.  Gli 80 euro erano solo l’antipasto, l’arena Colosseo di Franceschini il dessert. In mezzo nulla, oppure (checchè se ne dica…) il “santo manganello”.

Insomma piove dentro e fuori questo disgraziato Paese: la differenza è che – questa volta – siamo stati avvertiti e così non potremo neppure mugugnare contro l’imprevidenza e lo sfascio idrogeologico.   E’ un po’ come nella geniale “trovata” del Ministro Alfano: ingabbiare i Sindacati e convincerli a trasformarsi ufficialmente in pompieri permanenti del disagio sociale.   Una trovata che ha mandato in sollucchero i vertici sindacali (una sorta di auto-scacco matto di ogni possibile dissenso e/o protesta).  Eppure troppo forte era la tentazione di sedersi alla plancia di comando istituzionale del controllo sociale…

Tutto intorno il “sistema” mediatico fornisce mille giustificazioni a questa impetuosa e ormai permanente controriforma. Il nuovo mantra è: lo vedete anche voi, la Destra vince dappertutto, anche in America.  E allora meglio da noi che la destra la camuffiamo da sinistra e così soffriamo di meno, anzi non soffriamo affatto.    In verità il modo in cui le elezioni di “Mid-term” negli Stati Uniti sono approdate qui da noi si presta a tutta una serie di considerazioni.

Intanto  il ritardo e la ossessiva ripetizione della “sconfitta” di Obama: qui il motivo non è solo la fragilità e lentezza dei media italiani, quanto il carattere “pre-cotto” e ideologico dell’informazione stessa.  Al riguardo un aneddoto. L’amico e maestro di chi scrive – Alberto Cavallari (vedasi) – gli spiegava che il peggioramento dei tempi e della libertà di informazione dall’Ottocento (quando esistevano le gazzette pomeridiane e poi i servizi telegrafici…) ai giorni nostri dipende dal fatto che il focus professionale è l’“allineamento” e non la notizia o il commento in quanto tali.  E così perfino il “Corriere della Sera” veniva impostato solo dopo aver registrato la gerarchia informativa serale dei telegiornali. Allora pubblici e poi anche quelli commerciali.

E non bastasse questo, quando l’inamovibilità perpetua (soprattutto nella televisione di Stato, trasformata in un club esclusivo di notabili) rende possibili episodi incresciosi come l’aver collocato le prossime elezioni presidenziali USA al 2018 invece che al ben più prossimo 2016 (Tg serale della terza rete, voce della corrispondente “a vita” dagli Stati Uniti, come del resto i suoi colleghi dalle principali Capitali ove conducono placide esistenze degne dell’alta diplomazia d’“antan”) con l’ovvio risultato di falsare completamente l’allarmistica “sconfitta” di Obama.  Peraltro giustificata da una sorta di regola ferrea della politica americana.  Dati noti che illustravamo già ieri con la trita (ma vera) teoria dell’“anatra zoppa”: tacerli o alterarli serve ad accreditare la cortina fumogena di una destra che vince dappertutto.    Sicuramente vincono lì e qui gli ignoranti, come la plebiscitata capolista democratica alle elezioni europee.   Delle quali sbagliava perfino la data… Ignoranza che la rendeva perfetta per l’incarico europeo al quale aspirava…

D’altro canto in Italia (pudico grembiulino “riformista” a parte) l’operazione (come già con il “pesce-pilota illusionista” Berlusconi) assume caratteristiche da grande esperimento di “ricondizionamento” politico-sociale.  Esempio: il popolo “soffre” (disoccupazione, contrazione dei redditi, crisi e vuoto di aspettative e valori) , dunque bisogna lasciarlo “tranquillo” sedarlo e non “agitarlo”.  E dunque basta proteste, scioperi, ecc. e – al tempo stesso – meglio inventarsi un clima di concordia nazionale (svuotamento del diritto di voto, bipolarismo o – meglio ancora – monopartitismo… oltre che incanalamento del mugugno o piuttosto della legittima protesta nei vicoli confermatisi ciechi del “grillismo” o peggio del “leghismo” alla Salvini.   Oplà il gioco è fatto…

Il tutto – per riuscire – presuppone ovviamente un occultamento “orwelliano” della realtà.   Può riuscire, ma non è detto che ci riesca, neppure negli Stati Uniti ove viene emergendo (in seno alla cosiddetta Destra) un movimento libertario e – stante l’involuzione, meglio,  l’incartapecorimento della sinistra istituzionale intorno ai feticci del “Politically Correct” ed il suo avvitamento nell’irrilevanza valoriale –   le istanze democratiche e partecipative affiorano a dispetto della pressione mediatica.   L’individuo etico globale non abbisogna né di finanziatori, né di teorie: assomiglia assai alla voce della coscienza di cui parla Papa Bergoglio..   E questa non ha bisogno né di imprimatur, né di autorevoli sponsor,  In più parla tutte le lingue, o meglio una lingua universale.   Basta ascoltarla per cancellare i “cattivi maestri”…

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