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03/11/2014

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Dopo aver solennemente “festeggiato” la rimembranza cattolica dei Morti con la pronuncia della magistratura che il povero Cucchi non è stato fatto a pezzi da altri ma da forze ultraterrene non meglio identificate, anzi non identificate punto, e se mai si è martirizzato da solo a causa – come sottolinea il SAP, eroico Sindacato di polizia reduce dal trionfo di beccare gli aumenti contrattuali e salariali negati a tutto il resto del pubblico impiego – della sua sregolata condotta per alcool, droga, e devianza tanto generica quanto colpevole.

Ebbene dopo questa celebrazione dell’assurdo e della vergogna (degna del teatro del negletto Premio Nobel Dario Fo) e dopo un breve intermezzo di invisibilità di Matteosubito (ampiamente giustificato dal desiderio di “smarcarsi” dalle botte a Landini e ai suoi metalmeccanici) la farsa è ricominciata in grande stile.  Con un pizzico di “buonismo”: il Procuratore generale di Roma vedrà i parenti di Stefano Cucchi, forse riaprirà le indagini e cercherà di metterci una pezza….

Intanto – con in mano “papers” verosimilmente preparati dai suoi stessi ospiti – è corso a Brescia, in fabbrica.   Scuse agli operai, come aveva chiesto un emozionato ed illuso Landini?  Niente affatto: omaggio ai padroni. Promesse, impegni, rapporto sull’esecuzione del famoso “mandato” assegnatogli da Marchionne.   Eloquio umile, arroganza (caratterialmente invincibile…) insolitamente contenuta, saccenteria ed aneddottica (“pillole”…) perfettamente in linea con l’ideologia confindustriale.  Dunque un vuoto culturale impressionante, buone notizie fiscali e detassazioni.   Insomma un mix che possa confermare che il “ragazzo” sta facendo bene.   Ed infatti – per una volta – il presidente della Confindustria lo guardava con la tenerezza che si rivolge ad un pupillo, quasi un figlio.

Poi una stucchevole tiritera su mamme figli disoccupati cassintegrati precari accomunati dalla sofferenza  (quale?  come ripartita?) ma che – assolutamente – devono stare sulla stessa barca con i “padroni”.  E volergli bene e non fare conflitti.    In breve una visione neo-corporativa che ricorda il Mussolini ospite a Torino del Senatore Agnelli (la famiglia che ora porta il malloppo fuori dalla mammella – l’Italia- che li ha nutriti), ma senza nulla – ma proprio nulla – per le classi subalterne, sempre più subalterne.   Certo la “scusante” di Renzi è di venire dal mondo zuccheroso dei lupetti, mentre Mussolini veniva dal socialismo e dall’occupazione delle fabbriche… Per il resto siamo sempre lì. Ad un appuntamento con la modernità, i diritti, i doveri personali e sociali, l’equità, la giustizia: un appuntamento sempre mancato ed ora più lontano che mai.     Ma la direttiva è lanciata: “il lavoro non diventi terreno di scontro politico”.

Zitti e mosca.   E voi, cari industriali, non battetemi le mani, le vostre mani sono altrimenti occupate: nel fare impresa.  Bravi.

Naturalmente fuori botte da orbi.   E grazie che tocca dargli gli aumenti…

Intanto nel “vasto mondo” siamo alla vigilia delle elezioni di Mid-Term (il “mezzo mandato” dell’Amministrazione “democratica” di Obama) che presumibilmente fisseranno spazi ancora più contenuti per un’iniziativa politica statunitense già frastornata di suo.     Nel frattempo un nuovo grido d’allarme viene diramato dalle competenti Agenzie dell’ONU sulle conseguenze irreversibili del degrado climatico ambientale.   I ghiacci si sciolgono, l’inquinamento aumenta, nuove vie marittime si aprono intorno al Polo Nord, il pianeta soffoca e diventa più “liquido” e meno abitabile.  Il che fare è chiaro, ma non è chiaro se farlo convenga a chi.

Ovviamente non c’è risposta, o intervento di qualunque tipo da parte dell’Italia: non dimentichiamo del resto il fatto che il nostro Paese ha subito un pluridecennale controllo su queste tematiche da parte del “ras” ambientale Corrado Clini.  Naturalmente – e tardivamente – travolto da una marea di casi giudiziari.  Né più né meno che il “desaparecido” Bertolaso, passato da “uomo della Provvidenza” quale buon cattolico transitato dal Giubileo all’Aquila…..

Che strano vedere che i nostri uomini migliori, siano anche i peggiori……

Finale.   Eccezione che conferma la regola: nessuna sciampista è poi finita al vertice della diplomazia (?) italiana.    Alla Farnesina va invece un Ministro (Paolo Gentiloni) che è certo moderato assai – atlantico e magari filo-israeliano – ma almeno conosce il mondo, ha perfino cercato (in giovane età…) di migliorarlo e renderlo più sicuro ed equo e che – una volta liberatosi del penoso caso marò – potrebbe farci fare meno figuracce di quelle ampiamente meritate dal patrio governo nel trascorso ventennio.   Auguri.

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