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31/10/2014

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Ancora una volta Angelino Alfano non ha deluso: alla Camera dei Deputati sembrava di assistere al replay del caso Shalabaheva (ratto e traduzione forzosa della moglie di un dissidente di un Paese dittatoriale e di una bimba di sei anni con in più la detenzione della medesima madre definita dalle nostre forze di sicurezza “puttana russa”  benché non fosse russa… e fosse identificata da un passaporto diplomatico…).  In più questa volta il Ministro degli Interni è ricorso ad un canovaccio alla Ionesco.  Ribaltamento della logica, inversione dell’onere della prova, pedanteria da Questura di provincia, lessico da anni ’50 del secolo scorso: tra le “perle”, ne citiamo una assai rivelatrice: dice Angelino “lo statistico”: negli ultimi mesi abbiamo registrato 5.934 manifestazioni e non abbiamo mai usato la mano dura, perché avremmo dovuto farlo mercoledì a Roma?     Già perché avrebbero dovuto farlo?  Eppure l’hanno fatto e ora spargono lacrime di coccodrillo: ma non per gli operai malmenati, quanto piuttosto per sé stessi invasi dal (fondato…) timore che Matteosubito faccia pagare questo evidente eccesso di zelo, che svela anzitempo la tabella di marcia repressiva che ci aspetta…

Eppure il Premier è il convitato di pietra della giornata del mordersi la mano, se non la lingua: tutti sanno che è lui che ha ridicolizzato con arroganza bullesca (il gettone dell’Iphone, il rullino della macchina fotografica digitale ed altre amenità tratte da una cultura palesemente inadeguata alla direzione di un grande Paese peraltro forse stufo delle “leccate di gelato” nel cortile di Palazzo Chigi) tutti i “corpi sociali” intermedi a partire da quei poveracci del Sindacato e – dietro il sindacato – lavoratori, disoccupati, cittadini “semplici” (quelli degli 80 euro o del zero euro).  Le invettive della Picierno, l’imbarazzato silenzio dei cosiddetti “democratici”, la sua stessa assenza (finalmente…)  dalle TV e dalla rete sono la prova di questa anticipata Beresina.  Il grido strozzato di Angelino in Parlamento (“lo sciopero è un diritto sacrosanto e così la manifestazione del pensiero…”)non è una ammissione degli errori commessi (né tanto meno le “scuse” richieste dal buon Landini) quanto un grido di paura di aver fatto inc…. Matteosubito.

La verità è che Renzi è caduto nella sua stessa trappola che i “commentatori” (sic) definiscono la tecnica del “rilancio” che ammutolisce solo i quadri del PD (ridotti come marionette al dissenso “autorizzato”), ma non certo la realtà e forse neppure il Paese.  I “traguardi” renziani – mille giorni, fino al 2023… – fanno sospettare che questo sia il tempo “assegnatogli” per ultimare l’eliminazione dei “rottami” dai binari (cfr Marchionne nella attendibilissima versione Camusso).   Insomma un “job” a tempo senza le garanzie dell’art 18…..   Neppure sfiora Renzi il sospetto che la fissazione della durata del suo Governo (forse sarebbe più esatto definirlo “esperimento”) spetta al Parlamento e al corpo elettorale (“Italicum” e talebani del maggioritario permettendo…), non a lui medesimo e chissà a chi altro.

Certo, se Angelino la farà franca ancora una volta, magari con la funambolica “trovata” della trappola – al Sindacato – della “governance” congiunta delle manifestazioni, allora il “rilancio” rinverdirà alla grande (la storia si ripete in farsa…) il peggior bonapartismo.   Fase suprema del “comunismo” del 21 secolo. Ma forse questo è troppo dire perché assai più modesta è la portata della vicenda politica a cui stiamo assistendo nel vuoto “pilotato” della democrazia e della partecipazione dei cittadini (ma esistono ancora?): Renzi sa bene come è arrivato a Palazzo Chigi e pensa con buon senso “bertoldesco” (vedasi alla voce Bertoldo) di non dover rispondere ai “mamozi” che hanno interinato il suo “job” (Parlamento e direzione PD) bensì solo e soltanto ai suoi “grandi elettori”.  En passant dimentica che esistono anche sessanta milioni di italiani (stranieri residenti inclusi) e che questi hanno diritto di parola (Napolitano dixit).   E, mentre è chiaro che la logica di governo è ormai quella delle “palle d’acciaio” (infelicemente lanciata anzitempo dal velleitario Letta…), non si riesce ad andare aldilà del definire ogni manifestazione partecipativa (Sindacati, movimenti, “populace”, giovani) con termine diverso da “piazza”.  Sinonimo di monnezza sociale ininfluente da controllare come le bestie nel “bioparco”. Così non è: non solo e non tanto per ragioni etiche, o costituzionali bensì del tutto fattuali non essendo (ancora) l’Italia la Turchia di Erdogan o del golpe egiziano.  Ci si permetta anche di dubitare che i metodi “mediatici” di controllo sociale (calcio, lotterie, addomesticatura del dibattito e dell’informazione e così via rincretinendo) riusciranno a lungo ad anestetizzare un intero Paese.  Dopo tutto sono passati circa duemila anni dall’epoca del Colosseo.

Il quadro non sarebbe completo se non si spendessero due parole sul metodo di Governo renziano evidenziato dalla nomina del nuovo Ministro degli Esteri (in sostituzione della diligente  Mogherini “trasferita” alla UE).  Qui, anche visto il successo nel plebiscito alle elezioni europee per tal Simona Bonafé (quella che non sapeva neppure la data del voto per cui competeva…), Renzi ha presentato al “pignolo” (complimento forte di questi tempi) Capo dello Stato una lista modulata sullo schema “sciampiste meglio che barbogi” ricevendone un rinvio al mattino successivo.  Dopo un buon riposo notturno.    Sembra infatti che Napolitano abbia spiegato a Renzi che la carica-funzione di Ministro degli Esteri è primaria oggi (col contesto geo-politico in cui siamo…) e lo è stata nel passato e, quindi, va maneggiata con una qualche attenzione.  Vedremo.  Anche qui almeno una candidata competente e qualificata esisterebbe e per di più di sesso femminile senza contare che – a differenza di Renzi medesimo e dei suoi amici e amiche – conosce il mondo.  Il che è “indispensabile” almeno fino a quando non sarà disponibile quale segno incontrovertibile di modernità un gay o meglio un transgender.  Si dimentica (Renzi dimentica) che la Farnesina ha avuto già molti decenni fa ottimi Ministri gay, che non erano Ministri perché gay o donne, ma semplicemente perché lo sapevano fare e riuscivano a farlo.     Ma sarà moderno tutto ciò?

Infine, buoni Santi e soprattutto buoni Morti.

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