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27/10/2014

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No, non è stato un bel fine settimana.  Nonostante un milione di persone (CGIL + FIOM) a San Giovanni a Roma più spicci a Firenze (le qualche centinaia di ospiti del “Centro Congressi” della vecchia stazione Leopolda), il bilancio – rispetto alla crisi italiana e al futuro degli Italiani – è prossimo allo zero e, soprattutto, contiene ben poche speranze di rapida risoluzione.

Perché?  Perché (come ha affermato un eterodosso giornalista esperto dello scrittore maledetto Celine) più che di “due sinistre” il sabato italiano ha rappresentato l’irrisolto confronto tra “mostri” e “zombies”.    Vediamo il fondamento di questa affermazione.

Intanto è senza senso parlare di due sinistre (o di una sinistra divisa), perché mancavano in entrambi i “momenti” politici i caratteri distintivi della “sinistra”, l’uguaglianza dei diritti, l’intervento sugli squilibri, il progresso della comunità, eccetera eccetera: in breve servirebbe il breviario più che di Marx quello di Norberto Bobbio.  “Mostri” quelli della Leopolda?   Abbastanza, ed è sufficiente citare l’impressionante intervento di uno degli “antemarcia” renziani, quel finanziere italo-inglese… Davide Serra, il quale – dall’alto dei suoi mastodontici redditi da gestore di fondo finanziario – ha additato come fattore negativo per la crescita lo sciopero che farebbe perdere posti di lavoro mentre lui – Serra – dispensa sostegni finanziari a chi segue le sue idee egualmente divise tra banalità reazionarie ed un futuro post-industriale, post-diritti, post-illuminismo.   Quanto a Matteo-subito fa di peggio con un modernismo da spot televisivo, da pubblicità di massa: basta con il “rullino” fotografico, il “gettone” per l’ IPhone e via sparandone di – appunto – mostruose. Manca solo “moderno è bello”, “morte al vecchio”…

Dunque mostri, altro che rinnovatori.    Ma gli “zombies” dell’altra sinistra?  Ebbene non erano certo il milione di partecipanti a San Giovanni (ancora capaci di mobilitarsi…), ma molto probabilmente lo sono quelli che erano alla testa dei cortei.  “Vecchi” burocrati opportunisti impastati di cinismo ed indifferenza.   Una “nomenklatura” che – abituata da sempre a reprimere ogni movimento spontaneo, ogni idealità progressiva – lotta per la propria sopravvivenza corporativa.  Magari come accade nelle “riforme” dell’assetto costituzionale, di rappresentanza e di garanzia e partecipazione, pronta a barattare ogni principio pur di non essere esclusa da quel che resta del banchetto che ha divorato e divora il Paese.

Diceva l’orrendo Ministro Tremonti quando praticava i suoi “tagli” lineari: “con la cultura non si mangia”, ma certamente non si mangia definendo “cascami ideologici” un paio di secoli di lotte e pensiero.   Eppure qui si incontrano “mostri” e “zombies” in una contesa che non è per il progresso (qualunque sia il significato che si da a questo termine), bensì per la conservazione di un Paese socialmente ed economicamente imbalsamato  ed ora – grazie alla continuità Berlusconi Renzi – anche rimbecillito ed impoverito moralmente e culturalmente.

Dunque tutto negativo il post-sabato italiano? Forse no. E comunque lo vedremo nei mesi a venire, e lo misureremo dalle reazioni critiche che riusciranno a sviluppare – da sé, dal basso ed in collegamento tra loro – i partecipanti alla manifestazione del 25 ottobre per costruire un’iniziativa politica che non sia circoscritta al “dilemma” scissione “sì o no” del PD, né tanto meno sul come fronteggiare l’incessante bombardamento reazionario del decisionista Renzi.

E, ancora una volta, pre-condizione di ogni risposta positiva sarà la capacità di quei partecipanti di confutare non solo e non tanto le tecnocratiche favolette renziane (si sgonfieranno da sé…come è avvenuto finora), quanto le formule pre-confezionate che i “mostri” hanno da sempre in tasca.  E che hanno soltanto portato all’attuale “debacle” e all’avvizzimento del Paese.    Sempre ricordando che le castagne dal fuoco ognuno se le deve togliere da sé.    E gli Italiani – ahiloro – non fanno eccezione… anche se lo sperano almeno ogni quarto di secolo, meglio ad ogni generazione.

 

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