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22/10/2014

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vnukovo total de margerie

Correva l’anno 1962 e –più precisamente – il 27 ottobre di quell’anno quando il carismatico fondatore dell’ENI Enrico Mattei moriva nell’esplosione in volo del suo aereo sulla Bassa Padana, a Bascapè.    Mille i possibili mandanti e moventi: dagli interessi petroliferi internazionalmente consolidati al sostegno alla fase finale della decolonizzazione in Paesi produttori, eccetera eccetera.   L’altra notte nel super-blindato aeroporto moscovita di Vnukovo (l’equivalente del Ciampino romano) la stessa sorte toccava al PDG (Presidente direttore generale) di Total Christophe de Margerie: il suo Falcon collideva sulla pista con un massiccio mezzo anti-neve “guidato” da un autista “ubriaco”.  Senza naturalmente poter escludere cause diverse come un incendio già scoppiato a bordo…

Risultato, un rogo in cui morivano bruciati piloti e passeggeri, a partire da De Margerie. Poiché – con ironia un po’ macabra – si può escludere che il carismatico ed anziano super-manager sia stato “punito” per essersi pronunciato qualche tempo fa a favore di un incremento delle tasse sugli enormi redditi a lui corrisposti – come ad altri super-manager in vari Paesi “avanzati” – (una civetteria “egualitaria” – non ancora arrivata in Italia – il cui più noto interprete è lo statunitense Warren Buffett), anche questa volta il mistero pare destinato a durare.     L’unica certezza è che l’intreccio tra gli interessi petroliferi e gli scenari geo-politici contiene il più alto potenziale di rischio per chi vi sia coinvolto.  L’avversione esplicita di De Margerie per le sanzioni economiche alla Russia costituisce l’ovvio visibile “brodo di coltura” del tragico episodio. Tanto più perché l’incontro – appena concluso – tra De Margerie e il Premier russo Medvedev – aveva come oggetto principale un enorme progetto di stazione petrolifera in Siberia sull’estuario del fiume Ob: un progetto che sarebbe potuto cadere sotto la scure dell’ “accerchiamento” economico a Putin.

Assai minore interrogativo concerne la ragione per cui la morte dell’anziano manager francese ha attirato la attenzione di questo flash.   E’ semplice: tanto la dinamica internazionale (almeno quella degli eventi) che quella nazionale attraversano una parentesi di relativa stagnazione.  E’ come quando i fenomeni sismici e tettonici accumulano le energie negative che poi si scaricheranno traumaticamente.    Il rogo di Vnukovo è lì a ricordarci che, in un mondo in cui la transizione pacifica o – quantomeno – cooperativa rimane pura utopia, le illusioni ireniche non devono e non possono avere corso: l’atmosfera zuccherosa che viene sparsa in Italia giorno dopo giorno da Renzi e dai suoi – più o meno sinceri – accoliti ha fin qui prodotto più sonnolenza – ed una vaga nausea – che anestesia.    Il suo carattere diversivo e di alterazione della realtà già emerge come un sintomo che la guarigione non si avvicina, bensì si allontana.      Il caso della legge di stabilità e dei “brogliacci” già trasmessi a Bruxelles (come da scolari furbetti ed approssimativi) è lì a dimostrare come i risultati siano più mediatici che reali.    Per farci inciampare basta il mancato bollino della Ragioneria Generale dello Stato…E – a questo punto – ci si permetta di dubitare del potere taumaturgico del più illustre “clinico” nazionale, ovvero il Presidente Napolitano.  Senza irriverenza egli rischia ormai di richiamare quei meravigliosi sermoni dei medici di Moliere intorno al “malato immaginario”… Solo che qui il malato lo è per davvero…

Il giorno “uno” dell’era renziana aveva fatto evocare un “Truman Show” italiano: ora ci siamo dentro completamente, accompagnati (per chi segue…) dalla nenia di un sistema informativo che conferma appieno tutte le analisi proposte già un paio di decadi fa dal grande sociologo francese Pierre Bourdieu.   Quello che spiegava il carattere “servile” dell’informazione che non informa o spiega intorno alla politica, quanto piuttosto “serve” i politici.   Insomma una nomenklatura ausiliaria, di complemento…

In conclusione tutto bene nel Paese del “Gattopardo”.  Cioè tutto male….

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