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16/10/2014

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“Matteosubito” ha riscoperto l’albero degli zecchini d’oro di Pinocchio.  Mentre sorseggia un drink con la star mediatica statunitense Oprah Winfrey (molto “politicamente corretta”…) lascia che gli Italiani si cullino con le anticipazioni sulla “Legge di stabilità”: quella che prima della introduzione della “neolingua” (vedasi sotto “Orwell”) si chiamava Legge finanziaria…

Mentre le borse europee crollano sotto ulteriori scosse dalla Grecia (l’Italia è la “next in line”, cioè la prossima  quando qualcuno o qualcosa emetterà il soffio che rovinerà il castello di carte renziano), il Premier cancella con un tratto di penna ed un profluvio di apparizioni televisive e sulla rete una sequenza infinita di – inutili – lacrime e sangue da decenni contenuti nelle precedenti leggi di bilancio.   Matteo ha scoperto l’albero degli zecchini, l’ha definita “novità grande, grande, grande” ed annuncia un doppio miracolo: taglio massiccio di tasse ai cittadini (a chi, come?) ed uno sgravio fiscale massiccio agli imprenditori (anche qui: quali, come?).   Fantastico: come non averci pensato prima?

I “gufi” si sono ridotti drasticamente, la strada è tutta in discesa.   Purtroppo di concreto finora c’è solo la raffica autunnale di balzelli (es.: Tasi) con addirittura l’esortazione proveniente dal Governo di bilanciare i tagli locali con ulteriori addizionali comunali, regionali.   In italiano si definisce “gioco delle tre carte”, in “renziano” è genialità storica.    Secondo noi è solo l’ultima beffa, sperando che poi qualcuno (chi?) paghi il conto.   Il solco fu tracciato anni fa dal Caimano con il “contratto con gli Italiani” controfirmato dal servile Vespa, l’aratro è ora saldamente in pugno del Napoleone di Pontassieve.  A noi il tutto fa pensare – con l’infaticabile frenesia del Premier – ai giocolieri cinesi della tradizione: quelli che fanno saltare incessantemente le palline… per evitare che cadano…  Eppure – ad un certo punto – lo spettacolo finisce e cala il sipario.  Quando?  Difficile credere che l’interruttore possa essere azionato dalle mummie sindacali ed in particolare dalla CGIL divisa tra la Scilla (Camusso) ed il Cariddi (Landini): tanto più perché è palese l’effetto stordente che ha su di loro l’illusionismo di Renzi che passa senza soluzione di continuità dalla “star” Oprah al Primo Ministro Cinese con cui conclude (a dispetto dei fatti di Hong Kong) accordi economici “a mazzi”.    Comunque vedremo come finirà la scadenza di mobilitazione di massa (annunciata con anticipo “secolare”) del 25 ottobre…  Difficile comunque condividere l’ottimismo della neo segretaria della CISL che aspetta querula e trepidante il nuovo incontro “a Palazzo” per il 26 ottobre.   Durerà dieci o quindici minuti?  Il caffè a Palazzo Chigi sarà accompagnato da pasticcini o no?

Il panorama nazionale non sarebbe completo se non si accennasse alle mortifere alluvioni autunnali.  Lo squallido spettacolo di Genova (ma anche i morti in Maremma…) è lì a certificare definitivamente l’inesistenza della Protezione civile (i cui unici successi sono realizzati – a pagamento – dai Sud Africani del trasbordo della Concordia) locale e nazionale.

Allo squallore genovese, città condannata a subire a tempo indeterminato non solo il ben noto Burlando (quello che “si faceva” l’autostrada contromano senza manco accorgersene) o il principe Doria reclutato dal PD in fregola di alleanze di “prestigio”, non poteva mancare l’autoctono Grillo.   La storia della sua visita “pastorale” è ben nota: arroganza, insensibilità, discesa brusca dalla biga e dalla gru (alta come il cielo della sua vuota presunzione) del Circo Massimo.    Un altro mito è caduto: l’opposizione (per così dire) è nuda.   Un altro primato italiano: tanto il re che il bambino sono – per chi ha occhi per vedere – senza vestiti e scoprono le pudenda.  Di cui non si vergognano neppure un po’.   Basti pensare alle cronache odierne (fin qui non smentite) che mettono in un puteolente bouquet il più stretto collaboratore di Renzi, un generalone della Finanza e chi più ne ha, più ne metta…  Avanti a tutta forza, il nuovo avanza.    Altro che Berlusconi: quello era solo l’antipasto.

Nel frattempo perfino il punto fermo costituito negli ultimi mesi da Papa Bergoglio appare completamente oscurato e come paralizzato dal dibattito in corso al Sinodo.  Questo sì ci ricorda la viglia della caduta di Costantinopoli: non si dibatte ad oltranza sul sesso degli angeli, ma poco ci manca.  Lo “scontro” non ci riguarda direttamente (almeno a noi) ma costituisce un’ulteriore prova di come l’impotenza sugli eventi sia più forte di ebola.   Anche la Chiesa romana non ce la fa, divisa come è tra il peso della tradizione (di fatto molto poco rinunciabile salvo perdere l’identità)  ed il recupero di un ruolo e di una credibilità globale.  Ma qui la posta in gioco è ben più grande dei “merletti” renziani (“grande, grande, grande” dice lui senza essere sommerso da una risata così ben meritata) e non pare facile neppure per i “Padri della Chiesa” sortirsene in modo indolore.

Quindi siamo soli.  Intenti nell’esercizio dello struzzo.

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