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03/10/2014

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ambasciatore renzi

“Renzi mi ricorda Ronald Reagan”, così il neo Ambasciatore statunitense a Roma William Phillips (“genealogicamente Filippi allorchè i progenitori arrivarono dal natio Friuli), già avvocato d’affari e finanziatore elettorale di Obama nonché nuovo supporter di “Matteosubito”.  Munito di così autorevoli credenziali (anche se ovviamente collegate ad una funzione che richiede il massimo di compiacenza con le locali autorità e tanto più verso il Primo Ministro in carica), Renzi viene assidendosi sempre più in un concerto internazionale che dovrebbe compensarlo delle critiche in patria.   D’altro canto su questa “commendatizia” non è facile per noi concordare vuoi perché avendo personalmente avvicinato il simpatico attore prestato alla politica in una fase internazionale complessa quasi quanto quella attuale possiamo testimoniare che era più alto…   E Reagan certamente più simpatico grazie anche alla sua abitudine di raggiungere frequentemente la delegazione italiana per farla destinataria  delle proprie barzellette. Conclusione: ci vuol altro che una dichiarazione diplomatica per rassicurare gli italiani.

Certo non i membri iscritti al PD che, dopo aver perso in un anno 400mila iscritti e toccato il minimo storico  di soli 100mila tesserati (così informa la stampa nazionale…) e pertanto appaiono ormai destinati – nonostante il controllo esercitato in Parlamento – ad assumere il ruolo di un Partito d’opinione.   Non male per quello che recentemente si era autodefinito come Partito “nazionale”.   Cinicamente potremmo parlare di “missione compiuta”.   Il massimo di potere ed il minimo di rappresentatività.    Questo non impedirà (come si è visto alla Direzione di lunedì dalla quale Renzi è uscito trionfatore e leader incontrastato) di continuare per la strada intrapresa, sintetizzabile in una delle marce indietro più tenaci della storia.

Di più l’ambasciatore Phillips è stato anche – troppo? – esplicito per un rappresentante straniero sostenendo che la vincente formula “Made in Usa” consiste nel lasciare che il mercato del lavoro è fatto di “chi entra e chi esce…”.  E che questa è la via: Philips “non ci vede niente di male…” Giusto… e neppure  Renzi, che  porta avanti la storica battaglia di favorire l’uscita dei lavoratori    Non male quando la disoccupazione è saldamente a due cifre e quella giovanile sta al 44%.   Senza contare che gli “inoccupati” (quelli che manco lo cercano un lavoro e vivono del patrio “familismo”) competono con i disoccupati “ufficiali”.

Intascato l’appoggio dell’ “amico americano” il Nostro può dedicarsi (con alleati del calibro di quell’Hollande che incarna soltanto il “mal francese”, almeno quello socio-politico che ha portato il Fronte nazionale al primo posto nei sondaggi…) a “spezzare le reni” alla già amica (la visitò prima dell’insediamento..) Cancelliera Merkel: rispetti le altre “nazionalità (?!) e non le tratti come “studenti”.  Una frase, due errori: confonde le “nazionalità” (gergo turistico fiorentino che sta per “nazioni”) con i Paesi, gli Stati.  Parla di studenti da rimbrottare come fossimo ai tempi di Gian Burrasca.

Ma non importa. E’ il gergo che piace agli Italiani: quello dell’amato “salotto De Filippi”.

Quanto a noi ci risuona di continuo in testa una frasetta di cui non capiamo neppure noi l’origine: “ridateci il professor Arturo Carlo Jemolo”.   Forse significa nostalgia per un’Italia in cui i professoroni (come li chiama con disprezzo Matteosubito) erano lì per annoiarci ed illuminarci.  E chi li ha sostituiti?   Niente.

Buon fine settimana.

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