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30/09/2014

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“Li ho spianati”, così – secondo quanto riportato dalla stampa nazionale – “Matteosubito” commentava a caldo la schiacciante vittoria ottenuta nella direzione del PD di ieri forse inconsapevole (o forse ben consapevole) che l’ultimo “eroe” che spianò qualcosa – o qualcuno – fu quel generale Schwarzkopf che “chiuse” la prima guerra del Golfo letteralmente “ruspando” centinaia e centinaia di poveri fantaccini iracheni: un pugno di no e di astenuti ed un oceano di sì.  “Sì” a cosa?  A spacciare la scelta pesantemente antipopolare di abolire di fatto lo Statuto dei lavoratori e la cosiddetta “giusta causa” (art. 18) con l’avvio di una “nuova Italia” che dovrebbe conoscere la ripresa economica.  E come? Semplice: restituendo agli imprenditori il pieno diritto di licenziare i lavoratori.  E’ in questo poco eroico modo che si è ieri compiuta con la polverizzazione del PD la nemesi di Craxi (anzi di un craxismo fuori tempo massimo e senza “la nave va…”).

Era questo l’obiettivo dell’apertura di credito concessa dal voto europeo?  Veramente qualcuno crede in Italia che l’impedimento alla crescita siano i diritti del lavoro?  Non ci crede neppure il capo della Confindustria che l’ha detto e ripetuto nei mesi scorsi, salvo poi accettare graziosamente il dono del “giovane” Renzi.  Quanto al PD e al suo “storico” gruppo dirigente ha quello che ha meritato.  Oltre un trentennio passato dalla parte sbagliata senza minimamente capire che il punto non era conquistare il favore di una classe imprenditoriale avida e spompata, quanto piuttosto costruire un progetto di rinascita e rilancio nazionale commisurato con le sfide globali.   Invece di mobilitare il Paese (che certo le energie ce le aveva…) hanno coperto la loro occupazione del potere con varie fantasie (il bipolarismo prima di tutto, poi il mito della “governabilità”) e con la rinuncia programmatica ad individuare e valorizzare una nuova classe dirigente.  Chi ha dimenticato le legioni di “mamozi” preposti a tutte le cariche pubbliche al solo scopo di mantenerne il controllo.

Hanno accettato e legittimato il “colpo di Stato” berlusconiano (a cui avevano pronosticato di “finire sotto i ponti” salvo poi finirci politicamente proprio loro…).   E’ dal 1994 – fatidica data della “discesa in campo” del Caimano – che hanno sbagliato tutti i loro conti e presunzioni di controllo politico.  Non contenti, hanno affiancato la “storica” pratica italiana di lasciare la politica industriale in mano agli industriali (non noti né per la loro lungimiranza, né per lo spirito “nazionale”).   Si sono accontentati di entrare in un “club” nel quale a loro è stato riservato uno strapuntino (barche e vigne e nomine di “capitani coraggiosi” amici per D’Alema e “lenzuolate” da ragioniere padano per Bersani).  Quanto a Veltroni, gli bastava prenotare l’invito per le future nozze venezian-hollywoodiane del bel Clooney.    Hanno avuto quello che volevano e i calci in c. di Renzi non sono di fatto toccati a loro, ma a tutti gli Italiani.  Che lo sappiano o no.

Quanto poi a quella che ama definirsi classe dirigente nazionale, le cronache degli ultimi giorni sono piene di prove della loro cecità.  La pentola d’acqua che bolle ad esaurimento senza che Renzi vi metta a bollire un solo grammo di “ciccia” non rappresenta la loro saggezza, bensì il compiaciuto vuoto intellettuale in cui nuotano.   Non un’idea programmatica, una qualsivoglia immagine di futuro è emersa in questi difficili anni. Né tanto meno nel “parlamentino” PD di ieri: i tre Governi emersi come Minerva dalla testa di Giove e non dalla dialettica politica costituzionale ne sono la prova.   La stizza impotente dell’imprenditore Della Valle ne è un frammento illuminante come l’instancabile ascesa (tentativo di…) dell’enfant gaté Corrado Passera.  Del primo basti dire che – dopo aver aiutato a schiudersi le uova del serpente renziano – sognerebbe di portare la propria “lista” di Governo (tanto immaginaria quanto inattaccabile) al supremo “Colle” della Presidenza.    Facciano lo stesso tutti gli Italiani così come fanno ogni mattina con le formazioni di calcio…

Perfino peggiore è quel frammento di classe dirigente italiana che ha deciso da decenni (da sempre…) di accodarsi ai veri centri decisionali internazionali: quelli per essere chiari che siedono nelle Istituzioni finanziarie internazionali e nei gruppi pilota  del capitale finanziario globale. Nomi e cognomi (es.: da Monti a Draghi…) da riempire a piacere.

E qui non è un caso l’incontro amoroso tra un Renzi ed un Marchionne. Anzi indovinate dei due chi è il Don Giovanni e chi il Leporello…

Il tutto lascia scoperto il punto sensibile della “sovranità” e della – assai vacillante – identità nazionale. Così questo viene coperto (vociferazioni leghiste e grilline a parte) dalla farneticante vicenda dei marò trasformati con un colpo di bacchetta magica da professionisti incapaci di svolgere la propria funzione (anti-pirateria marittima) e – comunque – “produttori” della tragica morte di poveri pescatori indiani ad eroi “nazionali” da riportare “a casa”.  Provocando – en passant -la débacle diplomatica che ne è stata fatta seguire.   E noi paghiamo: in tutti i sensi.  Eroi?  Piuttosto italiani d’oggi.

Quanto alla vicenda nazionale siamo ben oltre il rischio di scissione nel PD: anzi questa sarebbe l’unica soluzione possibile.   Soprattutto utile per scoprire il “gioco” renziano – scelto a sinistra per fare una politica di ultra-destra – che, ormai, non somiglia più al thatcherismo (la figlia del droghiere dopo tutto era stata eletta e non era uscita da un gioco delle “tre carte” interno al Palazzo) ma – senza offesa per nessuno – quanto al fascismo nascente con i suoi miti, le sue giovani italiane e “figlie della lupa” ed i salti nel cerchio di fuoco.   E’ passato quasi un secolo e siamo sempre lì.  Anzi peggio perché non possiamo aspettarci né il sabato fascista, né le colonie marine e le bonifiche (anzi valanghe, esondazioni e vulcanelli selvaggi…).  Quanto alla futurista “Littorina” e al rilancio scientifico-industriale il massimo possibile oggi è “Italo”.  Peraltro non certo aiutato dalla politica governativa che preferisce le leccornie pseudo-italiane dell’ottimo Farinetti ed i cachemire “made in Tuscany”.

“Spianati” certo.  Ma chi? Il livido D’Alema ed il lagnoso Bersani?  No. Noi.

Il che è assai penoso quando i cinesi di Hong Kong sfidano il loro “moloch” post-comunista, i profughi siriani si confrontano dalle coste marocchine con le barriere della “Fortezza Europa”, i “macellai” dell’ISIS proseguono la loro sanguinosa avanzata in Siria verso la frontiera turca incuranti delle bombe (non tanto “intelligenti”, pare) della coalizione “occidentale”.  Ma di queste serie cose parleremo nei prossimi giorni.   Intanto leggiamoci qualcosa su Gengis Khan.  Piuttosto che su Mao.

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