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22/09/2014

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Il provato Bersani piange – narrano le cronache “politiche” – ed invoca “Matteo-subito” rimproverando di essere “trattato peggio” del factotum berlusconiano Denis Verdini: “trattami come lui, rispetta me ed il PD e via querimoniando.   E’ in questo clima che la minoranza (le minoranze) PD si preparano alla riunione di domani che dovrebbe abbozzare uno straccio di strategia per contenere i crescenti furori del Premier della “nuova” Italia.

Dall’America, dove questi si trova per assistere a New York alla “messa cantata” autunnale (Assemblea Generale dell’ONU “soporizzata” dal Segretario Generale Ban Ki Moon a suo tempo voluto dai Paesi occidentali per garantire il vuoto multilaterale…) e – soprattutto – per scovare i “cervelli” italiani che in quelle terre felici hanno potuto liberamente esplicare il proprio talento finalmente liberi dai ceppi dell’oscurantista Italia: quella – per intenderci – che aspetta solo il poderoso colpo di ramazza renziano dell’abolizione dell’art 18 (Statuto dei Lavoratori) per ricominciare a correre e a conquistare il posto che le spetta nel “concerto” dei Grandi.   Ancora è sempre la presunta eccezionalità di un Belpaese che non riesce ad essere “normale”.

Un racconto che – a fronte della crescente catastrofe economica nazionale ed in presenza di una abulia che ha investito l’intera società – rievoca sgradevoli romanzi di fantascienza su società robotizzate e governate da chissà chi attraverso un demiurgo costruito da esperti di comunicazione .   Nel frattempo i “chierici” al soldo del progetto renziano (con l’aggiunta di quelli “di complemento” che temono di perdere il treno…) officiano in “neo-lingua” (vedasi) i trionfi di un Paese finalmente liberato dall’ “apartheid” che poi sarebbe il fatto che esistono i “garantiti” e i “poco o nulla garantiti”…  cosicchè basterebbe eliminare i primi per  introdurre una uguaglianza dinamica (“a tutele crescenti”, sic…).    Lo giuriamo, non è uno scherzo…

Di fronte ad un progetto di questo tipo è evidente che perfino Bersani pianga, che Civati si svegli, che la Camusso rievochi la Signora Thatcher (salvo poi scusarsi di tanta irriverenza al cospetto del “Riformatore”) e che nessuno (che non sia renziano) si dichiari disponibile alla mannaia.   O possa credere a quei commentatori che con pelosa astuzia definiscono l’offensiva di “Matteosubito” come un geniale “svuotamento” di Forza Italia.    E’ vero il contrario e lo conferma la senile baldanza del Caimano, ormai sul piede di partenza per un ritorno in grande stile e – chissà – magari verso la già agognata conquista del Quirinale.

Quanto al Colle, questo sembra favorire questa strategia, ignorando di fatto che Forza Italia, e soprattutto il suo programma di sempre, sono ormai il pilastro del Governo, ne dettano l’agenda, ne sorreggono la maggioranza parlamentare.  Il PD di Renzi cucina con loro nomine (per dirne uno il “dream team” Bruno/Violante) scelte, direzione di marcia.   Tutto viene digerito mentre la seconda forza elettorale del Paese (Cinque stelle) viene abbandonata al suo destino di irrilevanza.  Inclusi i milioni di elettori che vi avevano fatto affidamento.

Sarebbe arrivato il momento del risveglio dall’autoipnosi che il gruppo dirigente del PD (tutto…) si è praticato per oltre un ventennio, ma dubitiamo che vi riesca nel corso della prossima settimana considerato da quanto tempo si è auto-inoculato il virus della subalternità anche culturale, certamente sociale.    Il triste ricordo delle idiozie di Veltroni (altro proto-nuovista…) ed il suo cercare le radici nel “Kennedismo”, la “volpinità” terzainternazionalista (ed autolesionista) di D’Alema, la banalità padana di un Bersani sono da tempo naufragate nella sconfitta politica: difficile ritenere che la prossima settimana riescano ad arginare il blitz antipopolare, antidemocratico di Matteosubito.    Tanto più che la “sponda” sindacale è ormai ridotta alla anchilosi spettrale di qualunque ipotesi riformatrice e, perfino, di difesa degli esistenti spazi democratici.  In questa situazione la scissione del PD non è uno spettro pericoloso, bensì l’unica ipotesi per mantenere aperto un discorso riformatore e non restauratore.

La “minoranza” – se vuole avere un senso – dovrebbe lasciare “cuocere” il Premier nel suo brodo di ultradestra (altro che Blair o Thatcher…) e sfidarlo sul terreno della verifica dell’inettitudine di governo.   Lasciargli inventare i “placebo” da 80 euro o le “riforme” tipo il Senato degli Indagati locali o – peggio –  quel super-Porcellum che è l’Italicum, ebbene questo significherebbe lasciare affondare il Paese e i ceti subalterni e i cittadini consapevoli in un buio, in una impotenza democratica pressoché irreversibile.   Lascino a lui la favoletta del nuovo che sfida il vecchio.

Del resto quello che ha in mente lo ha dimostrato il fatterello dell’azienda di “famiglia” dove di occupati e “garantiti” non ce ne era manco uno  (tranne il rampollo Renzi medesimo…) e la vicenda dimostra (al di là degli aspetti penali da verificare) la filosofia “liberista” che anima i comportamenti della “prima famiglia” d’Italia.

Quanto precede non indebolisce, bensì rafforza, l’evidente necessità di una mobilitazione di un intero Paese (che sta diventando non già la bella, ma la brutta “addormentata” d’Europa …) con un impegno che non deve più essere rivolto all’autotutela delle singole corporazioni che lo costituiscono (e lo paralizzano e lo divorano), ma ad affrontare solidalmente la crisi dell’oggi ed i problemi dell’ieri.

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