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08/02/2013

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Uno degli ultimi sondaggi pubblicati (da oggi scattano le due settimane di “black out” per evitare “influenze” da dati e stime pre-elettorali) dava al 67% il numero degli Italiani che “non ne possono più” e non vedono l’ora che si arrivi alla sera del 25 febbraio.

Non già che – salvo un miracolo dell’ultima ora – i problemi saranno risolti ed il Paese ricomincerà a veleggiare verso un radioso futuro, ma – almeno – finirà quello che per la stragrande maggioranza (vero e proprio primo Partito) è diventata una sagra dell’impotenza e di fatto una “rottura di palle” (sic).   Nessun problema viene affrontato, nessuna autocritica presentata, nessuna visione viene formulata.   Media e classe politica hanno celebrato un nuovo indecente matrimonio (altro che matrimoni senza discriminazioni di sesso, omo o etero, o quel che sia…) a carico appunto degli Italiani medesimi.

Anche una breve sintesi di quel che è stato presentato negli ultimi giorni all’opinione pubblica legittima l’apologo del Nobel Saramago sull’astensione totale dalle urne.  Così non sarà e così non deve essere.   Anzi si può star certi che – ancora una volta – la “saggezza collettiva” di un popolo riuscirà a lanciare più che un messaggio un ultimatum.   Il sabotaggio compiuto da un Parlamento stremato ed in cerca di scialuppe per sé medesimo e l’ostinato rifiuto di varare qualunque miglioramento (=decenza) alla legge elettorale – verosimilmente la più distorsiva del mondo – si trasformerà nella prova provata del detto popolare “chi la fa l’aspetti”.

Certo lo spettacolo offerto è stato penoso e non è un caso che – dal Prof. Monti col cagnolino – ad un febbrile Berlusconi con – ancora! – quattro milioni di posti di lavoro la panoplia delle scelte di auto-inganno è stata la più ampia della storia repubblicana: manca solo “Dio ti vede, Stalin no” del 1948 che fu determinante per la vittoria della Democrazia Cristiana contro il Fronte popolare.  La lacuna verrà colmata certamente nei prossimi giorni…

Ciò non bastasse, gli squarci di realtà sono impressionanti e filtrano (sapientemente…) tra le maglie di un’informazione addomesticata da lungo tempo: dal Monte dei Paschi di Siena all’Eni/Saipem ce n’è per tutti (il primo certifica la “politica” del credito seguita nell’ultimo ventennio ed il secondo come l’Italia affronti “strategicamente” le nostre relazioni mediterranee da Gheddafi in poi), ma dovrebbe preoccupare di più il calo di 50mila (o quanti?) iscritti agli studi universitari: così l’Italia si avvia ad un referendum non tanto sul proprio futuro (quale? considerata l’assenza di programmi e dibattito), quanto sull’adesione ad una beceraggine impotente, ovvero una spinta a “ricominciare da capo”.

Auguri più che mai.

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