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12/09/2014

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In Trentino, l’orsa Daniza – di provenienza slovena ed “importata” per tentare una ripopolazione di genere nelle valli, il che aveva puntualmente fatto “producendo” due cuccioli – è stata abbattuta da un incauto uso dell’eufemistica “telenarcosi”, ovvero spararle un narcotico che l’ha uccisa.    La sua colpa?  Aver disturbato un raccoglitore di funghi.    Risultato? Una drastica riduzione di fauna a rischio e grave choc per gli animalisti (peraltro del tutto indifferenti ai dormienti umani sotto le pensiline delle stazioni, o peggio, ndr).

A Milano, stravagante città in cui non molto tempo è passato da quando un tassista reo di aver involontariamente ucciso un cane veniva massacrato dai proprietari dell’animale domestico, si procede con ferrea determinazione (ed insaziabile sete di lucro…) nel dubbio approntamento dell’Expo in calendario dal maggio prossimo.   Ora “L’albero della vita” (opera di 35 metri d’altezza in legno e metallo che dovrebbe simbolicamente “oscurare” l’imperiosa Torre Eiffel più che centenaria e che drena più visitatori dell’intera “meraviglia” italiana…) ha causato una querelle poiché – secondo quanto rivela la stampa quotidiana – le procedure di assegnazione del lavoro non avrebbero rispettato le norme di legge in materia di appalti ed altro.  Il Commissario giudice Cantone (“parafulmine” anti-scandali inventato da “Matteo-subito”) è in evidente imbarazzo.   La vigilia dell’apertura dell’inutile e superata kermesse milanese comincia evidentemente a scaldarsi…

Interessa a noi l’imbarazzante coincidenza tra il contestato “albero della vita” (sic) e la ben scarsa considerazione che regna nel nostro Paese tra la tutela della vita (orsa inclusa) ed una pratica noncurante, arrogante, mistificatrice sui diritti alla vita medesima: degli umani così come degli animali.     Non di errori, “sbavature” si tratta, bensì di un vizio profondo, di una tara originaria che pesa sulla maturazione civile, democratica, morale dell’Italia: da sempre considerata come acquisita in ragione di pregresse (magari da un paio di millenni o dal mezzo millennio trascorso dal “Rinascimento”)  realizzazioni umane.   Viceversa si sarebbe dovuti partire dall’approfondimento delle cause che hanno determinato uno iato, in solco così profondo tra l’ieri e l’oggi.   Non si tratta di curiosità intellettuale, bensì dell’indispensabile premessa per sortire dall’attuale impasse.   Altro che “Italia che ha smesso di sognare” come affermano oggi vari personaggi responsabili del “non fatto” dopo la caduta del fascismo, o meglio dal dopoguerra ad oggi.  Ed in particolare dagli anni ’70 del 900 fino al non esaltante presente.

Altro che “Albero della vita”, inventato su impulso della sodale dell’ex Sindachessa Letizia Moratti, ovvero l’industriale farmaceutica Diana Bracco, “capo” effettivo dell’operazione Expo e specificamente responsabile del “Padiglione Italia”… E non si tratta di comparare i 312 metri “ferrei” dell’opera dell’ingegner Eiffel realizzata all’apice della “Belle Epoque” con i 35 metri del “lavorino” post-moderno del tutto degno dell’inguaribile provincialismo meneghino.    Un provincialismo che si pensa – tra mille polemiche ed interrogativi su finanziamenti e procedure – di sanare affidandosi a quel Marco Balich (e la sua “Worldwide Show”) realizzatore di eventi non solo “istituzionali” ma anche quale il matrimonio multimilionario indiano in Puglia di qualche settimana fa.   Questa è la loro concezione della modernità, della proposta globale, del nostro essere all’altezza della sfida globale.

E non basterà invitare a dissertare sui temi (fittizi…) dell’Expo – tra agricoltura nutrizione e compatibilità nel secolo appena iniziato – qualche guru in disarmo dei temi verdi.

Ma non è questo quello che volevano i “cosmopoliti” milanesi (che miravano a ben altro…) e non sarà né Cantone, né Balich, né il “Governo del dire” a giustificare ex-post una candidatura difesa con successo (e conseguente sconfitta della prima candidatura islamica – quella di Smirne) nell’assunto (rivelatosi erroneo) che l’evento avrebbe dissipato la cappa provincialistica della Milano berlusconian-leghista.

Parafrasando “l’albero della vita”: se questa è vita.

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