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02/09/2014

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Lo scorso fine settimana doveva registrare una messe di trionfi interni ed internazionali per “Matteosubito” (altrimenti pomposamente definito “il Premier”, ovvero per l’ “Economist” il ragazzotto che succhia il gelato mentre la barchetta “Europa” affonda…) ed invece non è propriamente andata così, con forse l’unica eccezione – e ne parleremo oltre – della confermata nomina dell’attuale Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini a “Ministro degli esteri dell’Europa”.        Viceversa la ripresa (tanto per dire…) autunnale si annuncia sotto il segno del definitivo incistarsi – ed aggravarsi – della crisi ed ormai di una deflazione da cui il Paese non potrà uscire sena misure d’emergenza e – soprattutto – senza un progetto di responsabilità nazionale.  Manco a dirlo non si vedono all’orizzonte né le une, né l’altro.

Anzi dietro l’angolo ci sono tutte le scadenze fiscali d’autunno ed il risveglio alla realtà dopo (l’assai moderata) sbornia vacanziera.  Anche la ripresa del Campionato (dopo la totale débacle in Brasile ed il patetico “caso Tavecchio”) ben difficilmente potrà funzionare da anestetico per il Paese.   Quanto a Matteo il dibattito mediatico (i “gufi”, come noto, la sanno lunga…) ha appena avviato una “riflessione” intorno al dilemma se il Premier sia “incapace” o soltanto “inesperto”.  E’ infatti oggettivamente impossibile – visto il bilancio pari allo zero dei primi “100 giorni” (che poi erano ben duecento) prendere sul serio l’OPA lanciata dal medesimo Renzi sui prossimi 1000  (mille…) giorni.   Esattamente fino a quel maggio 2017 a cui Renzi stesso dichiara di essersi “autocostretto”.   Ma non dovevano essere gli Italiani a decidere fino a quando avrebbero dovuto sopportare la sua vuota supponenza?   E – se non loro – quelli che dietro le quinte avevano deciso di puntare sul giovane “fuoriclasse”.  Pare proprio che si siano (ancora una volta…) sbagliati e che comincino ad accorgersene.  Vedremo…

In ogni caso non sarà facile spiegarlo al medesimo Matteo, la cui unica “mission” (riuscita…) era e rimane quella di un instancabile massaggio del proprio ipertrofico ego.     In fondo questa quotidiana e fuorviante logorrea piace agli Italiani (quelli dei sondaggi): non foss’altro perché evita loro di guardare obiettivamente sé stessi e lo stato del proprio Paese.  Purtroppo i dati (le cifre dell’economia) e le cronache non registrano alcun successo.  Esempio: il famoso “caso” (italo-italiano, non italo-indiano…) dei “marò” che avrebbero essere da tempo risolti ed invece rimangono come una nota sorda – e ripetuta – dell’inettitudine nazionale.  Ogni nostra credibilità (premessa di qualunque ragionevole negoziato) è stata bruciata nelle prime fasi della vicenda.  L’aver trasformato un (quanto meno…) errore umano e professionale ed una evidente lacuna nella catena di comando (perché i pescatori indiani sono morti fuor di ogni ragionevole dubbio) in eroismo guerresco o generosa partecipazione ad una missione internazionale ha ipotecato la possibilità di un ridimensionamento e di una composizione della controversia.  L’infortunio sanitario (da accertare nei suoi contorni) ad uno dei due militari (che – si badi vene – non sono in carcerazione preventiva bensì in assai confortevoli alloggiamenti d’Ambasciata) ha anzi esacerbato una polemica interna (italiana) lasciata irresponsabilmente crescere fino ad aperti insulti al Paese.  Mandare a Delhi il Ministro della Difesa (come è stato immediatamente fatto) rientra nella “policy” tutta mediatica del Governo Renzi.  Si tratta di una “prima” planetaria che non fa che aggravare la situazione.  Anche qui vedremo.

Come in tutti i nazionalismi, un Paese che non sa essere serio con sé stesso pretende di essere preso sul serio nel contesto internazionale.  Purtroppo le fole che raccontiamo a noi stessi raramente vengono credute fuori di noi.

Quanto poi al “fuori di noi” avremo occasione – e non poca – nei prossimi giorni di continuare a seguire gli eventi in almeno tre aree che – almeno sincronicamente – restano in sanguinosa ebollizione (la Terza Guerra Mondiale di Papa Bergoglio…): l’Ucraina ed i confini occidentali russi, Irak Siria area “Palestinese”, il Nord Africa e particolarmente la Libia.  E, manco a dirlo, l’Italia non è lontana da questi “occhi del ciclone”.

Per il momento – mentre Mogherini si appresta a “prendere il timone” o quanto meno a “rappresentare” quell’oggetto misterioso ed evanescente che è la politica estera dell’Unione -

Possiamo soltanto registrare la “missione” (ai margini della fantascienza) del duo Antonio Razzi (Forza Italia e simpatica spalla mediatica di Berlusconi) e Matteo Salvini (“conducator” della Lega Nord) in Corea del Nord.  Fortunatamente le avanguardie (o battitori liberi…) della politica estera nazionale risultano già “in salvo” a Pechino essendo sfuggiti a quel famoso “supplizio dei cani” che – secondo i media internazionali – costituisce una forma di transizione politica già praticata in quel fortunato Paese e – assai verosimilmente – destinato a diffondersi in un vasto arco geopolitico.   Il nostro “caveat” è che il “blend” italiano tra la compunta Mogherini, le avanguardie Razzi-Salvini, la tifoseria piagnona anti-indiana non siano una carta vincente bensì la prova provata dello stato (anche intellettuale) del nostro Paese.

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