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01/02/2013

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Non era stato difficile prevedere che ogni settimana, ogni giorno, che ci separano dalle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio (a proposito quando l’Italia raggiungerà gli altri Paesi e concentrerà in un solo giorno l’appuntamento elettorale?), avrebbero “offerto” novità di ogni genere: o in termini di nuove alleanze ovvero ostilità e soprattutto scandali e “rumours” , voci purtroppo assai consistenti tratte da un pozzo – nero – di contenuto che sembra senza fine.

Altro che marcio “in Danimarca” come nell’Amleto shakespeariano, questa Italia batte tutti confermando che le “serate eleganti” dell’ex Premier erano in fondo solo giochetti da oratorio e che c’era ben altro.  E non solo nelle notti di “relax”, bensì nei giorni operosi di insaziabile auto-cannibalismo. Il caso della “più antica banca del mondo” è lì a dimostrarlo e non si potrà mettere a tacere minacciando “sfracelli”, e sbranamenti a chi la “buttasse in caciara” ovvero coinvolgesse ulteriormente le responsabilità del partito che aspira a formare il Governo dell’alternanza dopo il centro-destra berlusconiano e dopo l’incauto Governo del Presidente.

Dunque, il pentolone del marciume (e dei malanni nazionali) continuerà a ribollire e traboccare ed è quasi impossibile prevederne l’esito finale.  Tuttavia anche se i numeri e le alchimie post-elettorali restano indeterminate qualche costante e nodo di fondo può essere rintracciato.   Ad esempio il fatto che tutti (nessuno escluso) i dirigenti politici ritengono che i propri connazionali siano un branco di imbecilli (Berlusconi docet): un piccolo esempio legato al caso MPS lo dimostra.      Infatti qualcuno aveva calcolato che il costo del “salvataggio” della banca equivaleva all’introito dell’odiata IMU “prima casa”.  Pronta la risposta del brillante Ministro dell’economia: sono voci di bilancio diverse ed in ogni caso si tratta di un prestito…

Ometteva il già brillante tecnocrate (a sua volta alla ribalta per una magione pariolina ad incerti contorni fiscali) di cogliere il punto: si sottraggono risorse ai “molti” per farle distruggere dai “pochi”.

Nel frattempo, mentre è ora evidente che avevano ragione coloro che da anni denunciano marci intrecci (altro che “armonioso groviglio”) che coinvolgono ampi settori dell’intera classe dirigente, suonano al limite del patetico gli appelli al salvataggio di questa o quella “Istituzione”: un esempio è la Banca Centrale che – arrivati a questo punto e a questo record di coinvolgimenti giudiziari (da oltre un trentennio) – difficilmente potrà continuare ad atteggiarsi a “riserva della Repubblica” .  Tanto “riserva” da traghettare la responsabile della “vigilanza” alla Presidenza della RAI.  Insomma tutti dentro il pentolone.   E, a questo punto, come meravigliarsi dell’assenza totale dal dibattito elettorale di tutti, ma proprio tutti,  i temi di fondo del Paese.

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