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04/08/2014

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Mentre si apre l’ultima settimana “lavorativa” di un’estate che peggiore non potrebbe essere (clima, fine della politica camuffata da “sol dell’avvenire” e “festa della gioventù”, guerre, focolai esplosivi ad un passo da noi, nonché fiumane di disperati tra abissi marini e spiagge), non vogliamo parlare anche noi della “bomba d’acqua” della Marca Trevigiana se non per dire che tutte le azioni (o le inazioni) recano con sé inevitabili conseguenze: se non oggi domani o dopodomani.  Non pensarci per tempo – e in Italia – non lo si fa mai – ha l’unico risultato di aggravarle.  E’ così in “natura” e – si parva licet… – nella gestione sociale di un Paese: è esattamente quanto accade in questi mesi allorchè lo Stato (la “casa comune” se ne cade a pezzi mangiata dal debito e dalle scelte non fatte e/o sbagliate ed i singoli o almeno un pugno di essi si godono un quarto di secolo di regali governativi.   Anzi c’è chi magnifica questo risultato (Italia povera, Italiani ricchi) come una prova del “stiamo bene”, siamo li meglio e… tutto il mondo ci invidia.  Tanto è vero che i ¾ del patrimonio “artistico” mondiale è nostro.

Vero è che il Signore acceca gli stolti.   E, a questo proposito, sarà bene ricordare come questa noiosa settimana registrerà tuttavia almeno due significativi eventi “domestici”: la fine (provvisoria, fino a settembre…) del “discuscussionismo”, ovvero della democrazia parlamentare (secondo il neologismo di “Matteosubito”) ed un nuovo incontro del Nazareno tra i due “Padri della Patria”, Renzi e Berlusconi.    Certo quando Arlecchino e Pulcinella si incontrano c’è da tremare: basti pensare a quanto ha già prodotto il loro primo (si fa per dire…) incontro.    Siamo qui che neppure ci siamo leccati le ferite ed aspettiamo il peggior autunno nella storia della Repubblica… Altro che “gufismo” (simpatico termine inventato dal facondo giovanotto della provincia fiorentina): possibile mai che in piena stagnazione e a testa bassa in attesa della gragnuola di tasse e tagli settembrini gli Italiani non abbiano il cuore gonfio di orgoglio come le Boschi, le Madia, le Picierno, le Bonafè (quella che manco sapeva la data delle elezioni che l’avrebbero plebiscitata…).   E’ vero Renzi può tutto salvo essere creduto dai membri della costituenda “Società degli Apoti”, quelli che “non la bevono”.

Facciano – Arlecchino e Pulcinella – tutto quello che vogliono ma, poiché – come dice il saggio Napolitano – in Italia c’è “libertà di parola”, a fortiori rimane la libertà di pensiero.   Intanto al coro laudatorio (del nulla…) si aggiungono le prime dotte analisi sul continuismo tra la deregulation berlusconiana ed il renzismo (accuratamente e compiacentemente descritto come “scienza del sé”).  La conclusione che ne viene ricavata è che Renzi dovrebbe o avviare una “ri-regulation” (impossibile… contraddizione in sé) ovvero fare di meglio quanto a de-regulation.   Si rassicurino gli analisti: è questa seconda ipotesi di lavoro quella a cui lavora il Nostro.  Naturalmente H24… Per mille giorni a partire dal passaggio delle “riforme”.  Ovvero per cinque anni.  Ovvero oltre il record di Berlusconi.     Naturalmente giudichino gli Italiani (in silenzio) quanto queste deleghe in bianco gli abbiano già giovato e quanto gli gioveranno nel prossimo futuro.

Fuori dal “sacro” suolo della Patria non va molto meglio (salvo forse l’assenza di “presa per i fondelli”): A Gaza il Gabinetto Netanyahu intensifica la distruzione delle scuole delle Nazioni Unite ed appaiono perfino commenti sulla stampa israeliana sui “genocidi leciti”, ovvero quelli ai danni dei Palestinesi.  E – come noto – meglio ammazzarli da piccoli.  Fa da contrappunto alla “geniale” e “mirata” azione militare israeliana l’espansione delle aree in Iraq controllate da Isis.   Se non lo si fosse capito, il Califfato è un’“ipotesi di lavoro” tendenzialmente globale per l’intero mondo musulmano e che –ovviamente – mette a repentaglio quel che resta (e non è molto…) del globalismo “onusiano” e, in generale del multilateralismo cooperativo ed universalistico.

Anche qui niente paura per gli analisti con gli occhi dietro la testa, i quali in questo caos (stolidamente costruito pezzetto a pezzetto in liquidazione delle opportunità post ’89) vedono solo le dinamiche di possibile (e temibile…) intesa che ri-raccordi Cina e Russia e si arricchisca di un nuovo partner (la Germania, ormai frustrata dall’arroganza statunitense) e – magari raccatti qua e là qualche Stato-nazione in foia di resurgenza.   Ovviamente roba da manuale ottocentesco (o da Scuole di guerra di Paesi arretrati…).   Il che non toglie che lo “sfarinamento” in corso delle relazioni internazionali potrebbe anche tradursi in mostruosi “salti all’indietro”.  Israele docet.

Ma – anche qui – niente paura: il nostro Premier (reminiscenze scolastiche di Mussolini a Monaco? ) è volato domenica al Cairo.   Per fare cosa, per dire cosa?   Una gita con famiglia alle Piramidi dopo il “successo” delle foto con il relitto della Concordia a Genova, una mediazione “impossibile”?). Certo ha incontrato il locale dittatore.  Chi lo sa?  Speriamo almeno che lo sappia la Mogherini, nostro indefettibile candidato a Ministro degli Esteri dell’Europa.   Unita?…

Veramente auguri.

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