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31/07/2014

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Per chi non li ha mai visti da vicino – quando ti sputano addosso e tentano di aggredirti – i canguri sono simpatici ed esotici animali dotati dell’originale sacca in cui ospitano il proprio piccolo – invece chi li conosce tende comprensibilmente a detestarli.   E’ esattamente quanto accade al “canguro” nostrano, ovvero una procedura parlamentare mirata a tagliar corto con l’opposizione e l’ostruzionismo contro non condivisi ed incondivisibili provvedimenti governativi.  Insomma il canguro – sia quello vero che quello figurato della dialettica politico-istituzionale – sono degni di figurare in un bestiario nichilista e regressivo.

E’ quello che accade oggi in Italia sotto la gragnuola delle invettive di un Premier decisionista, tale forse per far dimenticare di non essere stato eletto dai cittadini.  Del resto il giovane Renzi è storicamente il primo in Italia ad aver esplicitamente abbandonato lo stile vasellinoso che ha caratterizzato settant’anni di Repubblica fino a far impallidire il ricordo di Bettino Craxi, che chi lo ha conosciuto ricorda invece come una sorta di burbero benefico… Ora la musica è cambiata e – verosimilmente – cambierà ancor più quando alla ripresa autunnale gli Italiani capiranno finalmente di essere un Paese di “poveracci” – collettivamente in caduta libera ed in depressione congenita – meritevoli di essere governati con “mano ferma”.    I mesi che ci attendono – quale che sia l’esito della battaglia parlamentare sulle “riforme” destinata comunque a durare (referendum confermativo incluso e con la parallela Legge elettorale) fino alla metà dell’anno prossimo – porteranno nel Paese una svolta autoritaria che – a questo punto – svela il vero e proprio “segreto” di una ascesa fulminea ed incontrastata.   Più esplicitamente e fuori della retorica del “rinnovamento” la “mission” è quella di trasformare un Paese di illusi, in un Paese docile e rassegnato.

Ogni giorno (fuori dal Parlamento) una notizia conferma questo sinistro percorso: l’ultima è la possibile sostituzione del Commissario alla “Spending Review” il tecnico Cottarelli con il consigliere economico personale di Renzi, il già israeliano Yoram Gutgeld…  A lui potrebbe toccare la stesura della prevedibile – ancorché smentita.. – e massacrante “manovra” d’autunno.   Insomma, il bello ha da venì.

Nel frattempo tutto come prima: si insedia per soli tre mesi un nuovo Presidente della Corte Costituzionale (con un appannaggio a vita di centinaia di migliaia di euro..), si emettono nomine a raffica in misura almeno tripla del prudente Letta e – soprattutto – nulla viene fatto per arginare la catastrofica situazione economica ed occupazionale.    A meno che “Matteosubito” non decida – per la gioia e la salute delle sue vestali e del “popolo bue”– di generalizzare la “geniale” rete di fontanelle pubbliche di acqua mineralizzata a beneficio gratuito di detto popolo.   Chi scrive non ci credeva, ma si è arreso all’evidenza quando  ha attinto liberamente al “Fontanello” (così lo chiamano con un rigurgito di accidentale maschilismo…) di fresca acqua gassata sgorgante dal muro di Palazzo Vecchio, storico municipio di Firenze.  E poi dicono che non ci si preoccupi del popolo.

Mentre il Belpaese si attrezza così al prossimo inverno, il panorama internazionale e specificamente il Vicino Oriente affoga nel sanguinoso conflitto a Gaza: il cannoneggiamento mortale della scuola delle Nazioni Unite ed il nuovo massacro di bambini hanno segnato una ulteriore tappa verso il niente:  la sdegnata reazione del Segretario Generale dell’ONU è evidentemente apprezzabile ma non emoziona il Premier israeliano Netanyahu, certo non più di quanto facciano le tempestose telefonate con il Presidente Obama…

Intanto il bilancio delle vittime palestinesi supera largamente il migliaio e quello dei militari (militari non prevalentemente civili e bambini come accade agli Arabi) israeliani di diverse decine.  Non sorprende la ricaduta anti israeliana (e talora sgradevolmente anti-semita) che viene diffondendosi anche in Europa, difficile contrastarla se Gerusalemme proseguisse in una linea che – di fatto – esclude il negoziato e considera di fatto le massicce uccisioni di palestinesi come poco più che spiacevoli “danni collaterali”.    In una fase storica che – tra i pochi segnali positivi – annovera la tendenza dell’opinione pubblica globale a considerare gli “umani” tutti meritevoli di tutela (e non di distruzione) della vita, il ricorso esclusivo allo strumento militare ed il massacro di innocenti provoca ben poche simpatie.    E a poco valgono le contro-argomentazioni israeliane sul presunto uso da parte di Hamas  dei civili – anche bambini – come “scudi umani”.   Peraltro inevitabile in un’area densamente popolata come è Gaza: sigillarla o – peggio – ri-occuparla non rappresenta peraltro una soluzione, bensì la fonte di ulteriori conflitti.

Anche qui il “guaio” della “modernità” è la contiguità globale: l’impossibilità di ghettizzare, segregare, nascondere l’altro (il diverso, il nemico, il povero, l’escluso): tanto prima i dirigenti – soprattutto quelli che si auto-definiscono “democratici” – si rassegneranno alla visibilità globale, all’interdipendenza dei valori e dei bisogni, tanto meglio sarà.   Il caso israelo-palestinese è da tempo esemplare di questo nodo irrisolto: non stupisca dunque che peggiori di giorno in giorno.     Non si tratta qui tanto del ruolo di un’opinione pubblica comunque sempre più informata, quanto del fatto che a vederlo un bambino palestinese “vale” quanto un paffuto (e magari nevrotico…) privilegiato bambino israeliano.   Trattasi di ovvietà ma basta fare due passi a Gerusalemme o a Tel Aviv  per capire che di fronte all’amalgama (soprattutto giovanile) di gusti, stili di vita, aspirazioni  è difficile rispondere (come ai “vecchi” tempi) con quattro calci al vecchietto arabo (ricordo personale…).   Gli Israeliani dovrebbero tradurre in scelte coraggiose il ricordo – che pure hanno -  di come proprio in Europa – di fronte alla follia nazista – vi furono migliaia (già allora) di Europei che continuarono rischiando la propria vita  a rifiutare il fondamento stesso  dell’esclusione e del genocidio.   Il realismo ed il cinismo militarista non funzionano più.

Ci si tornerà, perché difficilmente questi temi possono essere circoscritti al “caso” israelo-palestinese…

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