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28/07/2014

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Due i fatti che hanno chiuso il fine settimana ed aperto quest’ultimo scorcio di luglio: la pronuncia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un “immediato ed incondizionato” cessate il fuoco nella striscia di Gaza e la fine della “kermesse eroica” del traino della Concordia nel porto di Genova dove verrà smantellata.

Indecente quest’ultimo episodio – o meglio l’uso strumentale che ne è stato fatto da Governo e media – che ha dimostrato fino a che punto si sia perso anche l’ultimo barlume di senso comune – perfino di decenza – nel nostro Paese.  Una pagina, quella del Giglio, che avrebbe dovuto essere chiusa con esemplari punizioni ed una sorta di autocritica nazionale ed invece si è voluto trasformare in una (supposta) festa del “genio italico”.   La presenza di “Matteosubito” e famiglia nel porto di Genova ha confermato – come avevamo anticipato all’inizio dell’operazione – che il Paese è di fatto privo di una guida all’altezza di guasti cumulati e di problemi che crescono – non diminuiscono – di giorno in giorno.

In breve.  Mentre il “comandante” Schettino passava da una passeggiata in vespa con la fidanzata moldava (immortalati mesi fa dal geniale Crozza) in Piazza di Spagna a Roma – reminiscenza dei tempi felici delle “vacanze romane” di Gregory Peck ed Audrey Hepburn – ad uno slalom giudiziario da soddisfatto pensionato, un tecnico sudafricano – Nick Sloane – compiva il “miracolo” (tale solo nella fantasia scatenata della propaganda nazionale) di preparare la fine della sfortunata nave.   Certo una “performance” da romanzo di Wilbur Smith ma niente di minimamente riferibile all’Italia.    Sul tutto vigilava la consueta – lagnosa ed autocelebrativa – dissertazione dell’ex braccio destro dello scomparso (ma dov’è e come sono finiti i processi che lo riguardano?) dottor Bertolaso, già “ras” dei grandi (per chi ci mangiava sopra) “eventi”: il prefetto Gabrielli ormai assurto a “grande cerimoniere” dei guasti ecologici nazionali.

Per avere un’idea di cosa stiamo parlando (e per chi non ne avesse memoria diretta per ragioni di età…) si raffronti il caso Concordia con il naufragio del transatlantico (nave non mostro di mari stuprati dal business) “Andrea Doria”.  Al Giglio l’esito nefasto di una bravata e  fuga di un “Lord Jim” de noantri, mentre in Atlantico Settentrionale nel 1956 una collisione incolpevole e la decisione (a forza ritirata) del comandante Calamai di affondare con la nave da lui comandata.   Calamai/Schettino: sintesi perfetta di mezzo secolo all’indietro.

Poteva mancare sul molo di Genova il “riformatore” di Pontassieve?  No, non poteva ed anzi riprenderà da oggi la “battaglia” per “riforme” che non colgono neppure il più piccolo problema del Paese, anzi li aggravano svuotandone la cornice costituzionale: per un Presidente di Regione (Galan) che finisce in galera, per altri si prepara il consociativismo nel “nuovo” Senato corporativo.   Salvo poi rispondere con una legge elettorale di fronte alla quale quella “truffa” tentata nel 1953 diventa un “buffetto” sulla guancia della democrazia.    E basti così.   Se ne riparlerà quando a giorni Renzi vedrà l’altro “Padre della Patria” – il noto Silvio Berlusconi – per concordare i nuovi passi della restaurazione decisa al Nazareno

Passando al serio, serissimo tema della crisi medio-orientale, la settimana che si apre potrebbe costituire se non un passo avanti verso la pace almeno una pausa di riflessione.  O, almeno, questa è l’intenzione della risoluzione ONU come pure degli interventi di Obama su Netanyahu.  D’altro canto l’impasse è evidente come è evidente che solo il bilancio delle vittime è schiacciantemente a favore di Israele.  Infatti, anche ammesso che Netanyahu possa raggiungere gli obiettivi a medio termine che si prefiggeva (maggiore sicurezza interna, effetti di immagine decisionista, ammonizione ad Hamas e agli altri gruppi) vengono moltiplicandosi i dubbi e le incertezze internazionali sulla lungimiranza della politica di Tel Aviv rimasta sola ad autoproclamarsi “l’unica democrazia del Medio Oriente”.

Ed intanto lo sfarinamento violento della Libia (con rinnovata fuga degli occidentali, Italiani inclusi) allarga l‘area conflittuale all’intero Medio Oriente.  Tutte verifiche sanguinosamente “sul campo” che tutti gli interventi con obiettivi a breve-medio termine si traducono in maggiori guasti a medio-lungo termine.   Altro che le guerre “giuste/ingiuste” di cui parla ancora in queste settimane Michael Walzer… E non è un caso che l’intervento di ieri di Papa Bergoglio ricalchi il famoso anatema papale sull’ “inutile strage” costituita dalla Prima Guerra mondiale che bruciò intere generazioni europee (e non solo) salvo replicare vent’anni dopo e continuare su aree “selettive” in tutto il periodo seguito al 1945.   Si tratta evidentemente di una questione “diacronica”: quel che “funziona” a breve (e – ad esempio – garantisce rielezioni… e/o vantaggi economici) aggrava il conto finale.   E’ appena il caso di ricordare la guerra irachena ed i suoi “due tempi” per… “completare” l’opera.   Come oggi ognun vede, “califfato” incluso.

Difficile dunque pensare che Bergoglio possa avere più ascolto di quanto non ne ebbe il suo illustre predecessore, Benedetto XV Giacomo della Chiesa.    Che fare, dunque?   “Signori miei”: ma le “riforme” e – perché no? – donare all’Europa (che tanto conta poco o niente…) la preziosa inesperienza della diligente Ministro Mogherini.   In Patria ci bastano Boschi, Madia, Picierno e compagnia cantante.  Il nuovo che avanza.

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