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30/01/2013

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“John Kennedy e… Obama” così rispondeva poche ore fa il leader del movimento “Rivoluzione civica” (boh…) – il magistrato Ingroia – ad una maliziosa domanda del conduttore/patron di una ormai decrepita trasmissione che da anni presenta in una sorta di Museo delle Cere (vecchie e nuove) personaggi dai quali dovrebbero essere sostenuti i costi della trasmissione medesima e non dai telespettatori…    La domanda era doppia: quale è il modello nazionale e quale quello “internazionale” che ha ispirato la sua discesa (o “salita” come dice il modesto Prof Monti) in politica.      E qui era difficile fare di meglio: partenza da Borsellino come maestro e collega professionale (di Falcone meglio non riparlare date le reazioni di familiari e colleghi per l’incauto auto-accostamento) poi – con un tocco di fantasia – un reverente omaggio ad Enrico Berlinguer (ricordato come pioniere di quella “questione morale” che in trent’anni non solo non si è minimamente  risolta ma si è aggravata tra i “bancari 5%” del MPS ed i musi di porco del Lazio) ed infine l’auto-incensamento di Ingroia ha raggiunto le vette canoniche fissate alcuni decenni or sono dal “Kennediano” Veltroni.

Ribadito questo paradigma provincialistico, fissati i “pesci-pilota” che dovrebbero guidarne se non l’assunzione nel Pantheon nazionale almeno un successo elettorale tale da riportare in Parlamento più che la “rivoluzione civica” almeno Diliberto e Ferrero (noti archetipi rivoluzionari delle passate legislature) non restava ad Ingroia che offrire qualche spunto sul suo di programma.     E qui – del tutto a sorpresa – è spuntato “qualcosa” che era “sfuggito” ai partiti e coalizioni maggiori, ovvero il fatto che anche l’Italia in preda a febbre dell’IMU è supposta di avere una politica estera.  Il legalismo di Ingroia gli ha immediatamente fatto ricordare che la Costituzione fissa vari principi in materia: ripudio della guerra, cooperazione internazionale, ecc. ecc,.   Di qui il passo è breve ed Ingroia l’ha fatto: perché – soprattutto di questi tempi austeri – buttare decine di miliardi per una inutile flotta di cacciabombardieri farlocchi?    Non è forse meglio – e meno costoso – riprendere la languente iniziativa internazionale dell’Italia ?(e aggiungiamo noi, cominciare a riflettere sul che fare internazionale come premessa di una visione su cui infine impostare una ripresa internazionale congrua rispetto a globalizzazione ed integrazione) .

Infine un dubbio (ironia, ironia): la ripulsa spontanea di Ingroia per i caccia della Lockeed  non sarà forse una “citazione” di quel “caso Lockeed” che colpì il colle del Quirinale costringendo alle dimissioni il Presidente “Leone”, appunto il cacciatore delle antilopi di certi documenti dell’epoca?

Insomma una virtù che va riconosciuta alla nostra “new entry” è quella della perseveranza, anche se della stessa natura dell’Ispettore Javert di Victor Hugo.  E certamente più utile delle amnesie dell’intera “classe” politica.

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