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09/07/2014

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Ogni assenza dall’Italia ed ogni rientro in “Patria” (ammesso che il vocabolo richiami ancora un concetto concreto, un’idea viva di sé e di quale sé) costituisce uno choc e – qualora lo si voglia – una presa di coscienza ormai impossibile nel Belpaese.    I temi di oggi (vacanze e finanziamento delle medesime a parte..) sono ora ed ancora – nonostante siano già più che esauriti i canonici “cento giorni”  dall’insediamento del Governo del fare di “Matteosubito” – quelli delle fantomatiche riforme, della “governabilità” (ovvero del risucchiamento della stessa nel decisionismo costituzionalizzato), del “rinnovamento” nel pieno di una crisi epocale che tutto è meno che “economica” o congiunturale.

Mentre continua instancabile il minuetto di una classe dirigente tanto inetta quanto autoreferente (“arricchita” e ricompattata nelle ultimissime settimane dall’ondivaga omologazione del Movimento Cinque stelle), mentre continua la tragedia nel Mediterraneo con legioni di bambini e adolescenti soffocati, affogati in una oscena ripetizione della famosa – e medievale – “crociata dei bambini partiti per riconquistare il Santo Sepolcro”, mentre Israele ed una Palestina priva di direzione politica unitaria passano dagli omicidi “esemplari” alla preparazione (quarantamila riservisti richiamati sotto la stella di Davide) di un conflitto allargato e aperto – come da sinistra prassi – con ben 26 raid aerei su Gaza solo nella scorsa notte e mentre proprio oggi la più grande (unica?) democrazia islamica – l’Indonesia – vota per un nuovo Presidente della Repubblica (vincolato alla lotta contro la corruzione…)  scegliendo tra un generale sanguinario (ultimo erede della “covata” del dittatore Suharto messo fin dagli anni ’60 a garantire la “stabilità” nell’immenso arcipelago tra i due Oceani, Indiano e Pacifico) Prabowo Subianto ed un politico giovane e creato in laboratorio, Joko Widowo (acronimo: Jokowi. Fisionomia: impressionante somiglianza con Obama, il non dimenticato adolescente “Barry” delle scuole di Jakarta negli anni ’70…).     Mentre questo ed altro accade, mentre nessuno – nessun – dato positivo emerge in “Patria” le promesse future vengono collocate nella più incredibile delle “riforme” quale il trasformare il Senato in una assise corporativa (non eletta, ma nominata) in cui la “parte del leone” viene assegnata a quei dirigenti “locali” (regioni, comuni) i cui arresti, condanne penali – o come minimo scandali e patenti colpevole inefficienze – si succedono quotidianamente.

Venezia col Sindaco Orsoni, oggi Bologna per il già intramontabile Vasco Errani: vanno vengono, nessuno li ferma se non la magistratura.    Forse il ridicolo ci riuscirebbe (tipo Circo Massimo “regalato” agli ottuagenari miliardari Rolling Stones e di fatto sequestrato ai Romani dalle allucinazioni urbanistiche di un Sindaco “oriundo” e totalmente digiuno di competenze amministrative inventato dagli arroganti feudatari della politica cittadina, ma chi ride più in Italia (a parte i membri della “cricca” nelle notti di terremoto, quando pregustano gli affari in arrivo)?   Un mondo – l’Italia – che fa pensare al “dietro lo specchio” di Alice in Wonderland: tutto vi è rovesciato, concetti, valori, prospettive.    Si pensi a Roma avviata al lerciume già napoletano (definizione ufficiale: “Roma Capitale”, se no nessuno lo sapeva…). O a Milano ove la fantastica “via d’acqua” immaginata per l’Expo Universale viene “realizzata” con una nuova esondazione del fiume Seveso…  Certo ci sono preoccupazioni, ma solo perché un “sacco” già realizzato (diga futuribile di Venezia, straziata peraltro non dalla natura ma da cento/mille mastodonti tipo la “club house” del comandante Schettino…) si accompagna ad uno messo in forse (Expò di Milano) .     Per il resto gli Italiani che ne sanno?   Hanno perfino “digerito” con calma olimpica (appunto) l’esclusione dai Mondali di calcio con la menzione di fatto “non classificati”.   Un’assenza di reazioni (anche emotive) che assume i caratteri di una irreversibile abulia.  Altro che tragedia brasiliana… Altro che riflessione sull’evidenza che vince chi pratica intelligenza e sforzo collettivo (esempio “di scuola”: la Germania del sette a uno…).  E nemmeno l’autocritica e la triste consapevolezza dei brasiliani e del “responsabile” calcistico Scolari, a contrasto con l’ironica autoassoluzione dell’italiano Tardelli (tipicamente costruita sul paradigma nazionale: “e io che c’entro?”).

Nulla importa in un vuoto mentale più che sociale o politico senza precedenti in Italia.   Di nuovo, altro che “fame d’Italia” come dice un altro Premier “da laboratorio” (come l’indonesiano Jokowi…)  creato per le “nuove” democrazie anticipate dopo la seconda Guerra mondiale da George Orwell e Aldous Huxley (da noi appunto il giovane Renzi): irrilevanza dell’Italia, autocastrazione della medesima, illusione di possedere una propria auto-completezza, una centralità divina.   Non solo il profeta Berlusconi: tutti “unti dal Signore”.  Forti di questa illusione, dalla quale peraltro sono esclusi oltre la metà degli Italiani: quelli senza voce…, quelli lasciati al loro destino di emarginati, quelli che non sanno e non possono andarsene, quelli che non si preoccupano per le “troppo lunghe liste di attesa per le fecondazioni eterologhe” come dicono i media “progressisti”, quelli che non credono che la parità tra gli individui si realizzi con la “carica” delle innumerevoli vestali renziane, quelli che vorrebbero un Paese in la cui sovranità e definizione di un futuro possibile per un piccolo Paese (come siamo…) torni nelle mani dei cittadini.   Altro che auspicata  “sera della vittoria”: come sul ring del Madison a New York, o nella nostrana Lotteria di Capodanno.

E’ troppo chiedere?   Forse, ma è il minimo ragionevole quando ci si raffronti non con le provinciali meschine avidità italiote bensì con tutto quello che ci circonda e non è proprio detto che ci “ami”.  A prescindere.

Post-scriptum.   Forse autoconsolatorio. All’orripilante spettacolo offerto dalle élites globali  e nazionali (con forse l’eccezione della Chiesa di Bergoglio capace di “reclutare” perfino l’ex ambasciatore a Pechino e Governatore di Hong Kong al momento dei pacifico ritorno alla Cina, nonché Commissario europeo e Rettore ad Oxford, il settuagenario Chris Patten per riorientare la comunicazione vaticana…) si contrappongono continui segnali positivi dei “sudditi” globali che premono (nella intelligente intuizione del sociologo Alain Touraine) per assumere il ruolo di individui (cittadini?) “etici globali”.    Chi scrive ne ha visti negli ultimi mesi da Gerusalemme a Jakarta, proprio dove “patriottici” dirigenti continuano a spingerli nei vicoli ciechi dell’odio e del pregiudizio.   La grande crisi degli ultimi anni doveva – nelle intenzioni di costoro – avere la stessa funzione dei grandi lavacri di sangue delle guerre mondiali.   Non è bastata, non poteva bastare.

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