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27/06/2014

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Tifosi-Italia-2

Mordono, si’ mordono.  Non e’ bello, ma succede e, anche se e’ più’ che lecito sperare in qualche forma di sanzione, il ricordo di “Genny la carogna” e del tifoso napoletano morto l’altroieri dopo una lunga agonia seguita alla sparatoria di qualche settimana fa a Roma, fanno capire che il calcio non e’ più’ da tempo un fenomeno sportivo, ma sociale.  Anzi del malessere sociale. Vederlo su scala planetaria e doverlo collegare con l’ennesimo “fiasco” nazionale fa ancora più’ male.

Anzi, a chi tifoso non e’, fa ancora più’ male assistere – una volta archiviato il trionfalismo “preventivo” (del tutto infondato, si ammetterà’ all’indomani dell’esclusione dai Mondiali in Brasile) – alla svelta rimozione dell’evidenza fattuale che – anche dove “eccelliamo” come nel calcio – appena mettiamo il naso fuori di casa – capita che qualcuno ci “morda” e ci mandi a casa più’ che vergognosi, semplicemente lagnosi ed intenti a beccarci l’uno con l’altro.  Poco male, tanto in un paio di giorni tutto sarà’ dimenticato (o meglio: rimosso, come si dice in psichiatria…) e si potrà’ tornare più’ “innocenti” che pria (citazione da Petrolini) e passare a coltivare una nuova illusione.

Un processo davvero psicanalitico (il non fare mai i conti con se’ stessi…) che e’ probabilmente una delle cause maggiori sia del ritardo storico, del deficit di modernizzazione del Paese, ma anche – ovviamente – dell’incapacità di superare la crisi italiana.  Esempi ce ne sono a bizzeffe e anche di molto attuali: esplode il prevedibilissimo scandalo dell’expo di Milano ed invece di “pensarci su prima che sia veramente troppo tardi” si fanno due cose entrambe inutili e perfino piuttosto risibili: si lascia la tribuna al “Commissario unico” della kermesse internazionale lombarda che “spiega” che essendo lui medesimo “incorruttibile” (ipse dixit… ma allora risulta strano che ce lo abbiano messo dato che evidentemente il “rubare” non e’ una decisione estemporanea bensì’ un progetto accuratamente perseguito…), poi esaurita questa sortita quasi surreale si nomina un “Mandrake” dell’ordine giudiziario incaricato di ripulire perfino gli “angolini” del malaffare.   Duri e puri, come si dice. Anzi a seguire le ultime voci di”Mandrake” in pista ce ne sarebbe più’ di uno…  In breve con l’eterogenesi dei fini “Italian Style”‘ chissà’ che dal male non venga un fine: moltiplicare incarichi e cariche.

Di Venezia e della “diga mobile” – ad un tempo megagalattica e psichedelica – manco a parlarne: infatti più’ che una diga e’ un’idrovora – un mega aspirapolvere – di fondi pubblici, cioè’ (teoricamente) nostri. E anche qui manco si parla di smettere e nemmeno di “accontentare” (a costo zero e con enorme vantaggio per l’ambiente e l’equilibrio lagunare) la maggioranza dei cittadini veneziani che non ne possono più’ di vedere decine di “Empire State Building” (le mega navi da crociera) che sovrastano il canale di San Marco.  A plastico monito dell’inciviltà’ patria…

Della ossessione (!?) TAV meglio non parlarne… Ma anche – per tornare all’attualità’ “carioca” – a che pro entrare nel dibattito post-prandelliano e post-abetino: piuttosto ci sarebbe da domandarsi come da titolare dell’illustre “tipografia Abete”, il Nostro abbia attraversato e guidato un numero imprecisato di grandi imprese (anche pubbliche come la già’ gloriosa Banca Nazionale del Lavoro: ora in mano franco-belga, BNP) dunque il “ras” del calcio era lo splendido esemplare di una “nomenclatura” nominata da chi e chissà’ quando: tanto i nomi sono sempre gli stessi – Renzi o non Renzi – e, tanto per dirne uno il capogruppo PD al Senato Zanda (a sua volta figlio di un Capo della Polizia degli anni ’60) prima di essere folgorato dal “sol dell’avvenire” comunista e post-comunista, aveva iniziato la propria parabola ascendente proprio a Venezia e – guarda un po’ – a quel Consorzio di cui il Mose e’ il frutto finale.

Così’ mentre suonano le fanfare e “Matteosubito” parte per Bruxelles per espugnarla piazzando qualcuno dei nostri al vertice UE (la diligente Ministro degli Esteri Mogherini a rimpiazzare la scialba, scialbissima “Lady” Ashton e poi chissà’ che altro), non resta che leccarsi le ferite, anzi le piaghe continuamente riaperte della immarcescibiliità di una classe dirigente che tale e’ solo nel nome e nelle pretese autocratiche.   Infine – per chi si fosse illuso sull’esistenza di “scorciatoie” salvifiche lo “sgonfiamento” di Grillo procede di giorno in giorno, di ora in ora.  Viva l’Italia.

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