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23/06/2014

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Un sondaggio di questi giorni certifica quello che le cronache politiche avevano già’ lasciato ampiamente intendere: il successo del giovane Renzi sta ormai trasformandosi in bonapartismo. Dal 56% di consenso registrato a febbraio per l’attuale Governo si e’ ormai passati al 69%. Interi Partiti si “sfarinano” (la SEL di Niki Vendola per dirne uno…) e confluiscono nel nuovo “grande” monopartito. Morto definitivamente il perverso sogno del bipolarismo da pollaio perseguito per un trentennio, trionfa il mito italico del Partito unico: tutti dentro, tutti attorno al Capo (compresi il “giovane turco” Matteo Orfini neo-presidente PD e il già’ “keynesiano” Fassina). In breve il sogno berlusconiano realizzato da “Matteo subito”. D’Alema in panchina ad aspettare – come sempre – il meritato riconoscimento. Possibilmente su scala internazionale. Ovvero la minima da lei ritenuta adeguata.

Rimane difficile capire cosa gli Italiani abbiano ricevuto in cambio della loro adesione che – anche se non plebiscitaria come si vuol far credere e come ha favorito l’astensione record delle elezioni Europee – rimane certamente sotto gli occhi di tutti. Ed eccoci allora – ancora una volta – a saltare sul carro del vincitore: tutti dentro. Era già’ successo nel 1994 con il fenomeno da baraccone di Forza Italia. Il trentennio che ne e’ seguito e che ha segnato la drammatica retrocessione dell’Italia non ha insegnato proprio nulla. Perfino il Rodomonte Grillo si accinge alla “Canossa” di mercoledì’: forse per fare tardiva ed inutile ammenda della vuota ed inutile spacconata dell’incontro-farsa avuto (anzi non avuto…) prima delle Europee.

Si sta intanto chiudendo in questi giorni il varo della più’ incredibile delle controriforme: l’obsoleto Senato della Repubblica viene rimpiazzato dal Consiglio dei Cento “intoccabili”. Tutti presi da quei campioni di trasparenza e democrazia (ironia…) che sono le Regioni ed i Comuni . Un testo che più’ corporativo non si può’, uscito dalla cucina di due dame centrali nell’affermazione del neo-bonapartismo della Val d’Arno: la “fatina” Maria Elena (“retour d’Afrique” con 31 nuovi piccoli Italiani) e l’esperta cuciniera parlamentare Finocchiaro (retour shopping IKEA con scorta facchini). Un pizzico (i 5 senatori di nomina presidenziale) di zucchero a velo e via con il piattino estivo. Ed il consenso cresce… anche se gli 80 euro “salvifici” sono finiti da un pezzo.

In attesa di veder realizzate tonnellate di feste con musi di maiale, acquisti all’ingrosso di mutande “identificative” e compagnia cantante, viene spontaneo avvicinare questo “Rinascimento” italiano al movimento che investi’ un decennio or sono i circoli universitari degli Stati Uniti: il movimento “pasta-fariano” degli adoratori del “Grande spaghetto” volante. Si trattava allora di ridicolizzare – e contrastare – l’oscurantismo culturale dell’ultimo Bush. Quello che tentava di cancellare dall’istruzione Darwin e l’evoluzione. Il “grande spaghetto” era l’ironica risposta. Da noi lo “spaghetto” e’ già’ in tavola e sembra ci sia una voglia universale di iniziare il banchetto. Ma attenti alle “istruzioni per l’uso”: non ce ne e’ per tutti. Anzi – come dimostrano tutti i dati economici e sociali (pnl, occupazione, ecc.) non ce ne e’ quasi per nessuno. Non importa: basta che non se ne accorgano e, comunque, che quelli che se accorgono (sulla loro pelle…) non riescano a farsi sentire. Alla “festa berlusconiana” succede la “pax renziana”.

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