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05/06/2014

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Volevano l’indipendenza dall’Italia, potevano perfino sognare un “regno” del Lombardo Veneto… ma in realtà se l’erano già fatto da decenni e le decine di arresti (spesso simbolici e limitati al confinamento nelle sontuose dimore personali) intorno ai grandi lavori del MOSE (faraonico ed opinabile sistema di paratie che doveva isolare la laguna, “proteggendola”  dalle maree e dall’erosione marina) lo hanno già confermato oltre ogni dubbio.       Il punto è che il Veneto non è un’isola di malaffare bensì l’Italia tutta.

Si fosse realizzato il Ponte sullo Stretto di Messina lo spettacolo avrebbe registrato una grandiosità storica nelle cronache del malaffare collegato alle “grandi” opere pubbliche: peccato che la caduta (ancora parziale…) di Berlusconi abbia interrotto questo sogno di corrompere e divorare l’intero Paese.      Per intanto la “retata” veneziana conferma ad abundantiam come il cancro abbia già – già – intaccato l’intero Paese.  Perché sì, se loro (gli arrestati) andavano in “gondolete” d’oro, a pagare erano gli Italiani qualunque che – ormai – è certificato pagano più tasse di tutti gli Europei.    Alcuni, naturalmente, perché altri pagano poco o nulla ed usufruiscono dei servizi pagati dai “soliti fessi”.

E, nonostante ormai la cadenza delle inchieste e degli arresti (quanto ai giudizi definitivi si vedrà…) sia settimanale, ancora non si vede un risveglio nazionale.    A meno di non credere che il giudice Cantone possa arrestare questo fiotto purulento come il bambino olandese che – con il suo solo ditino – arrestò il crollo della diga di Haarlem…  Il premier Renzi nel frattempo ha “riscoperto” un antico mantra di Bettino Craxi: il problema non sono le regole, ma i ladri.

Ma chi è che ha alleggerito tutte le regole di controllo?   Il “padre della patria” Berlusconi: l’abolitore del falso in bilancio, l’inventore dello scudo per i capitali illegalmente esportati, ecc. ecc.

Qui non assistiamo ad un “guardia e ladri” (commissario Cantone contro qualche mariuolo…) ma ad un sistema in cui – tra l’altro – dirigenti di tutti i Partiti sono coinvolti.  Di più, se scorriamo i curricula di molti membri della “nomenklatura” (PD in “ottima” posizione) vediamo una compenetrazione “originaria” lungo carriere trentennali ed oltre.   Un solo esempio: il capogruppo PD al Senato Zanda è stato per decenni al vertice del Consorzio del MOSE: certo non una colpa ma ci si domanda che ci facesse in quella funzione un ex avvocato, figlio di un Capo della polizia degli anni ’70: Efisio Zanda Loy.   Difficile, assai difficile credere ad una irrefrenabile vocazione al servizio pubblico, alla “missione” politica.

Al di là del MOSE rimane la TAV (ed ora si comincia a capire perché una sospensione dei lavori veniva interdetta “manu militari”) e dietro l’angolo c’è la pervicace insistenza sulla realizzazione cialtrona di un fantomatico Expò a Milano.   Dunque, tutto continuerà come prima, tanto più che le elezioni europee hanno dimostrato che gli Italiani rimangono pronti a seguire ogni “pifferaio di Hamelin” che passi… anche a costo di finire tutti quanti affogati nel fiume della corruzione.   E siamo a questo, non ad un incidente di percorso nell’inesistente “ripresa” – anzi “rinascita” nazionale che ancora ieri si celebrava con marcette di bersaglieri e rombi colorati di jet militari.

Ma non basta.    Checchè ne pensi il rilassatissimo “Matteosubito”, i fatti di Venezia sono spaventosi – al di là degli esiti giudiziari – perché coinvolgevano tutto lo spettro politico ed istituzionale.  Generali (a “riposo”, per così dire…) della Finanza, politici in carica o in carica per decenni.   Ci si domanda quando il Paese (ovviamente “beneficati” esclusi) capirà di essere sottoposto ad un ladrocinio istituzionale, vera e propria “Costituzione materiale” dello Stato.

E ancora: non siamo di fronte ad un “incidente di percorso”, ma immersi nel disvelamento incontrovertibile di quello che siamo.   E vorremmo pure mostrarci con un Expò “universale” al ludibrio e allo scherno globale?    Lo abbiamo già fatto per quasi un ventennio, perché insistere?

Infine, un’ultima parola sulla “ragnatela” dietro il caso del giorno: una ricostruzione magistrale del giornalista Alberto Statera dimostra (nell’ edizione odierna di Repubblica…) che Venezia è un “test case” di come funziona – anzi – di come muore il Paese: la pietra tombale sull’Alitalia (risucchiata da una Compagnia araba certamente meglio gestita di quella di “bandiera” e alla ricerca non di sinergie ma di asset da riciclare e dunque pronta a massicci licenziamenti), il nuovo crollo dell’occupazione, le migliaia di chiusure aziendali.     Profetico Tacito (“trasformato” di recente nell’aula parlamentare da una deputata analfabeta in Seneca…. E perché no in Petronio arbitro?) con il suo: “hanno fatto un deserto e lo chiamano pace…”.    Citazione che calza a pennello al declino morale, intellettuale, sociale del nostro Paese.  Saremo “gufi” come li chiama l’ottimista Renzi, ma non coglioni.

E poi. Tranquilli: in Brasile a giorni comincia il mondiale, la maxi TASI arriva in autunno e in mezzo ci sono le vacanze…  Il Presidente BCE Draghi toglie soldi (alle banche…) per “costringerle” a prestare…lo “spread” tra titoli italiani e tedeschi scende ancora…   L’Italia è quasi salva.

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