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03/06/2014

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2 GIUGNO, FESTA DELLA REPUBBLICA

Ieri si è celebrata ancora una volta la Festa della Repubblica (giorno mantenuto fortunosamente festivo circa un ventennio fa in piena campagna “anti-ponti”) a perenne (!?) ricordo di quel 2 giugno 1946 in cui l’Italia cancellò con un tratto di penna (e forse con più brogli di quanti non ne lamenti oggi il Grillo disastrato dagli 11 milioni di votanti PD) la monarchia ed instaurò la Repubblica.   La battaglia “anti-ponti” è stata definitivamente archiviata in questa primavera record di più o meno meritati “riposi”, quanto alla Repubblica si è preteso ieri che godesse di ottima salute e perfino capace di ripristinare “muscolari” esibizioni di virtù guerresche di cui non si sentiva granchè bisogno.    Sull’insieme aleggiava poi non solo un gran sole ma anche un’euforia che – se comprensibile per il “super-fortunato” Renzi (altro che esibizioni giovanili alla “Ruota della fortuna”…) – lo è assai meno per un Presidente della Repubblica che – benchè prorogato a “furor di nomenklatura politica” – non è riuscito a far dimenticare di essere il promotore del peggiore e meno gradito governo dal 1945 ad oggi: quello del “salvatore della Patria” professor, Senator (a vita.. finchè ci sarà il Senato…) Mario Monti.

Ma tutto ciò è il passato – purtroppo non remoto – ieri invece è stata lanciata la Repubblica “ye-ye” con la quale dovremo convivere almeno per un po’.   “Aiutati” dagli sponsor (tipo quel “Fastweb” già scrutinato dalla magistratura e dagli utenti che si aspettavano una rivoluzione tecnologica ed invece hanno ricevuto una mezza turlupinatura in termini di servizio), i jet della pattuglia acrobatica dell’Aereonautica militare hanno felicemente scassato i timpani in esibizioni da salone aereonautico che – chissà perché – allieterebbero gli animi semplici dei cittadini.  Tanto il carburante era gratis.   E peccato che lo sponsor del cuore del Premier – Oscar Farinetti di Eataly (quello che vende tonnellate di tonno spagnolo…) – non abbia provveduto alle “frumentarie”: rinverdendo il binomio “panem et circenses”…

Ma ieri c’è stato dell’altro, molto altro in questo revival che si voleva rincuorante per i “buoni e semplici” Italiani.   Mentre infatti non hanno stupito i “va e vieni” (a colpi di “dammi il cinque”…) di Renzi sul Corso, perfettamente in linea con la moda “ye-ye” inaugurata dalle trasvolate africane della bionda Ministra Boschi con i 31 piccoli figuranti congolesi, è con stupore che abbiamo ascoltato – e ahimè visto – l’ “oratore ufficiale” del 2 giugno: il graduato Girone, uno dei due marò protagonista (o spettatore mentre le raffiche omicide venivano da Marte?) dell’uccisione dei pescatori indiani e trattenuto all’Ambasciata italiana a Delhi.

Affiancato dall’Ambasciatore d’Italia (silente e si presume autorizzato “testimonial”) il Girone si esibiva in una irrituale  allocuzione-lamentazione che mescolava critiche, autoincensamenti, giudizi su scala planetaria.  Insomma uno show che in qualunque Paese al mondo gli sarebbe costato la cancellazione dai ranghi militari.    Nella Repubblica ye-ye ne ha fatto un eroe: è così culminata una vicenda che proprio il “serio” Governo Monti ed il suo indescrivibile Ministro degli Esteri hanno trasformato in una débacle diplomatica ed in un danno per il Paese che – insulsamente e avventatamente – si è tentato di ribaltare in coraggiosa e brillante iniziativa delle Nazioni Unite.

Ma risparmiamoci l’ennesima ricostruzione e spieghiamo piuttosto ai lettori il fatto che vede i due fucilieri (?!) trascorrere non già un esilio in un lager di “selvaggi” bensì nei confortevoli ozii di una residenza diplomatica, retribuiti e confortati sia da visite sia da cuochi speciali (crisi da astinenza di spaghetti?):   a lume di logica una pacchia, trasformata in un riflesso di forsennato nazionalismo (provincialismo?), eppure sempre meglio delle lacrime del pilota militare Cocciolone abbattuto nei cieli della prima guerra irakena.

Non bastasse il tutto, il ruolo di “conduttore” e fomentatore del “patriottico” show dei “marò” era tal Pierferdinando Casini, già leader di un partitino centrista ed ora Presidente della Commissione Esteri del Senato (abolendo) Repubblicano.

Come siffatta inaugurazione della Repubblica “ye ye” abbia potuto rallegrare le Autorità presenti ed essere vista come prova – appunto – di spirito patriottico costituisce un mistero che si dovrà sbrogliare nei mesi (anni?) a venire.   Come pure e più seriamente si dovrà sbrogliare la matassa di un Paese che in Europa ha l’avanzo primario (residuo tra entrate – soprattutto fiscali – e spese) più alto d’Europa e, al tempo stesso, il più grande deficit.   Il che comporta né più né meno che le nostre tasse siano le più alte ed i servizi i più magri e peggiori.

Sarebbe bene utilizzare la nuova luna di miele con l’Europa  chiarendo ai cittadini la portata di questo insolubile dilemma che ci accompagna da qualche decennio e – magari – invertendone la tendenza.   E’ dubbio che “feste” come quella di ieri ci facciano avanzare di un centimetro in termini di autocoscienza nazionale.

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