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29/05/2014

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“Davvero vuoi un bambino?”  E alla risposta affermativa resa dalla giovane donna a lui – e naturalmente comunicata dai media festanti – la replica è stata: “ma io te ne do 31 e tutti neri”.   Assai verosimilmente questo dovrebbe essere stato il dialogo tra “Matteosubito” e la sua Ministro per le riforme istituzionali Maria Elena Boschi, fin qui madre soltanto delle “storiche” giornate della Leopolda che aprirono la strada al mito oggi fattosi realtà.     E così nella notte un aereo di Stato (a spese evidentemente nostre ed alla faccia di ogni “spending review” ) decollava per il Congo e ne rientrava con 31 frugoletti a cui la nuova Patria regalava la più graziosa ed autorevole delle hostess.   Altro che Alitalia.    Ed altro che vascelli militari a pesca di morituri nel Canale di Sicilia.

Ed è qui che casca l’asino.  Se così si possa dire dell’atroce paradosso in cui si avvoltola ogni giorno di più (di più, non di meno…) il Belpaese.   A qualcuno tutto, poco ai tanti, a molti il peggio dell’intera Europa: è questa la Rivoluzione renziana?    E la sceneggiatura chi l’ha scritta?

Interessa poco a noi il fatto che un Ministro della Repubblica trascuri i suoi doveri istituzionali per una “scampagnata” d’eccezione e sia pure umanitaria (mah?).   Ci interessa molto la mostruosa disparità di trattamento tra i 31 frugoletti privilegiati e quelli “pescati” nei barconi affollati di minorenni e neonati, anche soli.   Per questi – quando va male – c’è il finto funerale (come dopo il naufragio dell’Isola dei conigli lo scorso ottobre) celebrato senza corpi, senza parenti ma nell’Agrigento di Alfano alla presenza di Alfano medesimo.     Roba degna del miglior Dario Fo (giustamente ignorato da noi e tanto più perché onorato dal Nobel…).

Quando invece va “bene” e cioè toccano terra la “fiction” è questa.     I piccoli e giovani che toccano terra senza preventive adozioni privilegiate (per queste occorre “materiale” di buona scelta e non deteriorato nel trasporto, vivaddio) o vengono smistati in Comuni che non hanno né mezzi, né culture per crescerli ed integrarli se essi lo vogliono o – se già cresciutelli – sbattuti nei Centri di accoglienza (anticamera del calcio in c finale) ovvero nella marginalità a vita.   Fine della storia, trionfo della misericordiosa “Mare Nostrum”.   Nostrum, appunto. non loro, salvo che morti.

Ironicamente, mentre la leggiadra fatina trasvolava su e giù tra Europa ed Africa, l’Istituto di Statistica rendeva noto che – oltre alle già note disgrazie italiche – veniva confermato il drammatico calo della natalità in Italia calcolabile in decine di migliaia per anno.  Il tasso di fertilità delle Italiane “autoctone” è ormai all’1,29: non occorre essere geni matematici per capire che sotto il fatidico 2 c’è la contrazione della popolazione, salvo naturalmente il ricorso intensivo alle gravidanze “assistite”… destinate a coppie sterili o gay con annesso impianto di embrioni “a go go”.     E meno male che le Italiane non “autoctone”, anzi (fino all’adeguamento legislativo…) straniere tout court sale al 2,37. Figli per donna e dunque per coppia.      Questioni serie, questioni note da oltre un trentennio ma ignorate fino allo scoppiare della crisi alle “frontiere marittime” ed in presenza del mancato sviluppo nella riva Sud del Mediterraneo.   Mentre alla pressione demografica si aggiungeva tutto il resto, dai conflitti etnici o religiosi fino alle guerre guerreggiate tra dittature tribali.

Che fare?   Semplice: inventare la favoletta a lieto fine dei 31 piccoli congolesi, già trasformati dalla bacchetta magica di un Governo “dolce” in tanti piccoli Lord che telefonavano tutte le sere a “mamma e papà” e sognavano quella pizza che insieme a cappuccino e cornetto costituisce l’ “insignia” nazionale.   E quelli dei barconi a chi telefonavano?    E no, signora mia, c’è un limite anche alla bontà…

Di questo basti.    C’è un tema che va emergendo di ora in ora: l’Italia non è più in crisi, siamo un grande Paese (Renzi dixit) e le elezioni di domenica lo hanno svelato a noi stessi e a tutta l’Europa.   Anzi, siamo l’ago della bilancia istituzionale, ma come mai se fino a poche settimane fa eravamo membri dei “Pigs”, reietti dell’Unione, prossimi “Greci”.   Semplice: grazie al trionfo elettorale comparativo del PD che ne ha fatto il capofila del PSE e questo proprio quando le “redini” istituzionali dell’UE (presidenza di turno) passano a noi.     Eureka.    Basta con il 3% di deficit “autorizzato” da Bruxelles e riapriamo i cordoni della borsa e della spesa pubblica.  Logico che ci sentiamo un po’ tutti come i 31 piccoli congolesi: baciati dalla fortuna.

Sotto il nostro impulso l’intera Europa uscirà dalla mortifera austerità: non occorre far la guerra alla Merkel: basta un po’ di c.  E noi – con Renzi – ce l’abbiamo.  Quanto alle cariche europee siamo pronti: forniremmo Letta, Padoan e magari il “jackpot” D’Alema.  Sull’operazione vigilerà la plebiscitata PD “sorella coniglietto” Bonafè, che forse aveva ragione a dire alla vigilia delle elezioni che l’Italia aveva un asset invidiato da tutti (il Renzi medesimo…).   Come dire, una riedizione in grande stile di Fantasyland, anzi “Sugarland”.   Ma vera, come è vero lo “stellone d’Italia”.

Nel frattempo – per completare il quadro e dargli un po’ di colore “italiano” – è cominciata una giostra felliniana: il leghista anti-italiano Salvini abbraccia la nazionalista francese parafascista Marine Le Pen; il “cosmopolita ligure” Grillo se la intende con lo sciovinista britannico Farage inventore dell’UKIP “United Kingdom Independence Party”.   Insomma si annunciano molti arcobaleni dopo il lungo, lunghissimo temporale.    O, nella peggiore delle ipotesi e per chi se le può permettere, molte risate.   Amare, peraltro, se la crisi del processo europeo dovesse risolversi con una scelta conflittuale e al ribasso tra Governi nazionali e Parlamento Europeo: con l’evidente scelta “obbligata” di alcuni “mamozi” insignificanti da mettere al vertice dell’Unione per un intero lustro.   E poi lamentarsi della crisi…

Auguri a tutti noi elettori del 25 maggio e complimenti alla Ministro Boschi per le sue treccine africane.

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