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26/05/2014

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Davide con la testa di GoliaKunsthistoriches

Week end pieno: elezioni in Europa e, naturalmente, in Italia, Papa Bergoglio in Palestina ed Israele, giornalista trentenne italiano ucciso in Ucraina orientale secessionista.  Poco da dire su quest’ultima notizia, anche se è evidentemente la più triste e la più vicina ad una realtà che è tutto meno che rassicurante o propizia all’ottimismo.

Cominciamo “controcorrente” parlando brevemente di ciò che stiamo vedendo in queste ore: Papa Francesco a Gerusalemme davanti al Muro del Pianto a mettere l’ultimo tassello di un disegno di riconciliazione tanto difficile quanto necessitato: così Bergoglio ascolta il Rabbino capo sul “sogno” realizzato del ritorno a Gerusalemme dopo l’ennesima “traversata del deserto” affrontata con la Shoah e così il Papa potrà misurare quanto sia difficile che il suo invito ad offrire Roma, il Vaticano, come sede negoziale per un incontro tra Stati, popoli, religioni di Abramo.   Ancora una volta Bergoglio si misura con un’impresa difficile: quella di mettere al centro – al positivo – il cristianesimo romano.  E, d’altro canto, la visita ai  “due muri” – quello del pianto e quello edificato da Israele a “sigillare” la presenza palestinese  – ha confermato le difficoltà che incontra un approccio “inclusivo”.   Tanto più che mentre chi scrive ha potuto constatare sul posto solo qualche settimana fa i fermenti di coesione soprattutto tra giovani arabi ed ebrei, risulta che questi ultimi continuano a sentire la frattura storica perfino maggiore con i cristiani che con i musulmani: dunque il “mediatore” può contare solo sulla propria credibilità.  Che non è piccola.

Intanto l’Europa – e l’Italia – si misura con un esito magari non catastrofico, ma certamente assai frastagliato (ed in qualche misura “fuori fuoco” rispetto ai problemi della “regione” Europa) delle elezioni per il Parlamento.  Da noi la sorpresa è grande: ad un secolo da quel Congresso di Livorno (1921) che sancì la fondazione del Partito comunista italiano, la sua ultima “incarnazione” nel Partito Democratico raggiunge il risultato record di oltre il 40% dei voti.   Peraltro tenendo conto che gli astenuti hanno raggiunto il 42% dei cittadini.  Viceversa il movimento grillino – pur confermandosi con il 21% come secondo partito del Paese – non si è neppure avvicinato a quegli obiettivi di democrazia radicale che – evidentemente – continuano a non interessare (o a non essere credibili per) gli Italiani.   Vittoria piena, dunque, ma all’insegna di una campagna elettorale di rassicurazione e moderatismo con le “grandi riforme” a fare da sfondo.    Se reali o di cartapesta, lo vedremo ben presto.   E, naturalmente, Davide è stato sconfitto da Golia.    Per citare il “lucido” D’Alema che ha da tempo rinunciato all’obiettivo del Renzi “che si farà male”, qui qualcuno si è già fatto male e non è “Matteosubito”…

Il resto d’Europa ha concretizzato movimenti d’opinione (dagli euroscettici, ai reazionari della Le Pen e di Matteo Salvini, ma anche i socialdemocratici tedeschi e la sinistra greca seria e determinata) che erano già ben visibili.   Vedremo che assetti politici concretizzerà questo “patchwork”  composito, ma vitale e certamente non drammatico.

C’è però un dato – particolarmente evidente in Italia – che non può non preoccupare poiché sostituisce definitivamente alle contrapposizioni “ideologiche”, ormai svaporate in un calderone indifferenziato, una estrema volatilità delle scelte elettorali  ormai sganciate dagli interessi, dalla collocazione di “classe”, perfino da una “visione del mondo” appena più articolata dell’opzione basica tra status quo e rottura.    Tra accettazione compiaciuta o rassegnata all’esistente ed il verbalismo “innovatore”.

In Italia questo appare essere (oltre alla crisi e allo sfarinamento sociale) il vero lascito di vent’anni di berlusconismo.  Continua a preoccupare che  questo lascito ovviamente negativo non venga in alcun modo contrastato dal Partito Democratico.  Evidentemente pago (e premiato dal consenso) per essere diventato un “gigante sulle spalle di un nano”.

Quanto a Grillo (che però ha compiuto un “miracolo” unico nella storia repubblicana ovvero raccogliere oltre il 20% del consenso senza strutture, “cointeressenze”, apparati retribuiti, supporti dalle varie consorterie – anche malavitose – dell’“establishment” nazionale) se vorrà continuare a svolgere una qualche funzione “di servizio” della società civile, dovrà accettare l’evidenza della necessità di una proposta programmatica “al positivo”.  Altrimenti sparirà, né più, né meno dell’Uomo qualunque dell’immediato dopoguerra.   Magari onesto ed in sintonia con le aspirazioni – soprattutto giovanili – ad una convivenza nazionale meno pavida, meno corrotta, meno “mafiosa”.   Anche se non va dimenticato mai che questo Paese non ha conosciuto rivoluzioni, ma soltanto controriforme.   Con i risultati che vediamo tutti i giorni e che – evidentemente – ci sono entrati nell’anima.

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