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21/05/2014

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Continuare a sperare, continuare a vivere.  Una parola… L’ultimo scorcio di campagna elettorale ha visto un’esplosione di veleni e di accuse reciproche, nonché – per non perdere le buone abitudini – un nuovo, non sorprendente, arresto: tal Romano, un esponente campano del “nuovo” centro-destra di Angelino Alfano, partitino inventato dal PD per costruirsi una pseudo-maggioranza “non divisiva” che conservasse l’amato profumo del berlusconismo.

Ma – per la prima volta – dietro la violenza verbale si è visto un disvelarsi senza precedenti dei veri nodi che sottendono la concreta scadenza che ci attende domenica (eleggere i rappresentanti italiani – una settantina- al Parlamento europeo e concorrere ad indicare il muovo Presidente della Commissione e la piattaforma politica su cui l’Unione  articolerà il prossimo quinquennio) e questi nodi riguardano ancora più direttamente – ed immediatamente – il nostro futuro.   Ovviamente se ci sarà un futuro.

Sgombrando da subito il folklore della contesa italiana, possiamo felicemente dire che il Caimano Berlusconi appare destinato ad uscire di scena: biologicamente per evidente obsolescenza e politicamente perché non gli resta altro che l‘insulto, la fiction e perfino la successione “dinastica” con la riluttante figlia di primo letto Marina: tra i destinatari degli insulti – oltre all’“omicida” Grillo – l’ex moglie Veronica rea di grassezza senile e di insufficiente (per gli standard dell’ex marito…) ricorso alla chirurgia estetica “anti-age”.   Ugualmente da archiviare (tranne forse in qualche remota valle dell’alta “Padania”) il messaggio del leghista mediatico Salvini il cui articolato programma si impernia  sulla caccia all’immigrato (ritorno alla Legge Bossi-Fini) e sulla ghettizzazione forzosa delle prostitute (abolizione della legge Merlin del 1958).    Intanto mentre Salvini parla e straparla, Maroni (ancora alla testa della Regione Lombardia, Regione d’”eccellenza” come diceva l’ottimo Formigoni) impasta e ri-impasta lo squallido “affaire” Expo.  Quello da cui si può dignitosamente uscire solo con motivata – e giustificatissima – rinuncia: con il non secondario risultato di prendere il testimone vero della lotta alla corruzione (tema sensibile in tutto il mondo…) e – così facendo – tirare l’Italia fuori dagli ultimi (o negativamente primi) posti nella classifica della corruzione.   Altro che impartire “lezioni” planetarie su sicurezza alimentare e nutrizione esemplare…

Ed ora i veri contendenti: il PD ed il M5S.   E qui occorre essere molto franchi e non c’è neppure bisogno di ricorrere ai trucchi di “Matteosubito” e cioè scaraventare su Grillo l’eredità di Berlusconi: davvero una capriola degna del Mago Houdini.  Ma non certo tale da far arretrare l’uomo dell’“Enrico stai sereno”.   E così Renzi ha tentato di riprendere la scena con la stupefacente affermazione che sono finiti i tempi del “Signor ghe pensi mi” (Berlusconi) e, dunque, non c’è bisogno di una replica che – a suo dire – sarebbe incarnata dallo stesso Grillo.      Abbiamo detto stupefacente e non vi è chi possa non consentire: basti pensare alle rutilanti conferenze stampa delle “slides” e delle vestali, delle date vincolanti delle “riforme” e delle strette di mano a tutti i netturbini d’Italia (poveracci…), del “successo” già intascato (a suo dire) in uno pseudo trionfo planetario “certificato in-house” dall’endocrinologo Delrio e dal roccioso alimentarista Farinetti.  E perfino dal decano degli ottuagenari “padri della Patria”, Eugenio Scalfari.

Peccato che ad una parte sempre più consistente degli Italiani questa versione a tinte rosa (shocking) non torna affatto e non corrisponde “punto” (come dicono a Firenze) alla loro quotidianità.

E tanto meno corrisponde al loro legittimissimo desiderio di continuare a sperare, continuare a vivere.   Non continuare ad essere ingannati e forse neppure ad auto-ingannarsi.  Nella realtà e non negli spot a pagamento di una stampa asservita grazie anche agli ingenti fondi della cosiddetta Legge sull’editoria e ad altre provvidenze complici.   Ciò che vedono è un peggioramento quotidiano e – da parte del PD – l’impudente riproposizione del pentolone “istituzionale” rimestato da quella senatrice Finocchiaro che – dopo aver difeso ad oltranza il porcellum – continua instancabilmente a cucinare altri piattini, con l’aiuto della fresca Ministra Boschi.    E già Berlusconi ha dichiarato che – non essendo più verosimilmente Forza Italia il secondo Partito – ordinerà un nuovo Italicum…. Sulla misura che gli conviene.   Fine del bipolarismo: con buona pace dei talebani della governabilità fatta di camicie di forza elettorali e con il sacrificio rituale della partecipazione democratica.  Che la riservino alle loro malguadagnate cattedre universitarie.

Intanto l’ottima Finocchiaro – ubbidendo alla geniale strategia delle larghe intese, della non “divisività” – preparerebbe all’ex “unto del Signore” un amorevole piattino.      O lo farà per qualcun altro?  Di certo l’ingrato Renzi non replicherà a Berlusconi un invito al Nazareno.   Lui “governa”, non ha tempo per la gratitudine…

Bene, come si esce da questa palude?   Come si può sperare ancora?   Semplice: allargando quel Partito degli “Apoti” (quelli che non la bevono) di cui discutevano quasi un secolo fa Giuseppe Prezzolini e Piero Gobetti.    Correva l’anno 1922 e l’Italia si apriva al fascismo.    E così siamo tornati al punto di partenza, per di più con poche speranze, nessuna idea del futuro e manco uno spiraglio di crescita economica.     Ma allora di che dovremmo avere paura?  Di scontentare quelli che ci hanno portato indietro di decenni e decenni?  E continuerebbero a farlo se non li fermassimo, o non aiutassimo qualcuno a fermarli…

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