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14/05/2014

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sovietici

Non capiscono e non vogliono capire.    Per il Paese non è più il tempo dei cerotti e tanto meno dei placebo.   E’ ironico – o forse tragico – il ribaltamento della logica che ha investito l’ “affaire” Expo con tutto il suo portato di illusioni, anzi di autoillusioni.   Già da tempo un’iniziativa intrinsecamente insulsa che fa domandare perché nessuno dei maggiori Paesi europei ricorra più a queste kermesse ottocentesche, che richiamano la Belle Epoque, la Torre Eiffel, ma anche il naufragio del Titanic.  Con tanto di orchestrina che suona fino all’annegamento.    E speriamo che le acque (putride) non si portino via anche Bocelli che aveva allietato troppo prematuramente il loro trionfo con una serata di gala in una Milano pronta alle ultime frenetiche forchettate…

Già perché non smettono?  Perché le ruberie e le insulsaggini gastronomiche (con conseguenti inchieste e fratture nella magistratura)  sono esattamente quello che vogliono e che sanno fare.  Anzi lo sapevano fin dal principio, altro che occasione “storica”, anzi tanto poco storica che vi ricorrono (vi ricorrevano…) Paesi minori, o Paesi  appena emersi dall’arretratezza.    Così non si capisce a quale categoria ci vogliono far appartenere.

Evidentemente non paghi di aver incautamente celebrato il 150esimo anniversario dell’ “Unità” d’Italia proprio alla vigilia di un evidente spappolamento delle ragioni di “stare insieme”, in un acme di insanate diseguaglianze – di reddito, di fiscalità, di opportunità – ma anche di provincialismo ed assenza di prospettive, privi di direzione politica e di consenso nazionale, hanno deciso di replicare in grande stile invitando come spettatore l’“Universo mondo”.

Evidentemente la monocultura berlusconiana ed oggi l’ignara supponenza di “Matteosubito”, stordiscono per primi quelli che l’inventano e la promuovono.  Solo la stanchezza ci impedisce di ricordare il G8 di Genova con le fioriere (finte) nei carrugi “inventate” nell’indimenticabile “passeggiata” di Berlusconi con il Segretario Generale della Farnesina al seguito nella veste di intendente del Re: poi si tornava alla realtà e seguiva tutto il sangue sparso a Genova.   E poi il replay con il sacco della Maddalena ed il trasferimento del “set” G8 tra i disgraziati cittadini dell’Aquila.  Ed ora rieccoli: saccheggiatori e “patrioti” da strapazzo.  Il motto è sempre quello: “vincere”.  La risposta è “vinceremo”.   Che il Paese sia a pezzi, che le scarpe siano di “cartone” lo negano “a colpi di 80 euro”.     Il livello di idiozia e di avvitamento è perfino peggiore di quello del povero Mussolini (che almeno aveva una sua “buonafede”): è di oggi l’ultima quella di tale Picierno (capolista del PD al Sud) passata dagli scontrini “luculliani” degli 80 euro ad affermazioni: abbiamo un capitale umano (incarnato da Matteo Renzi…) “riconosciuto dagli Stati Uniti al Camerun”.  Certo: il Camerun.

Ora – mentre si confermano gli “incontri del lunedì” ad Arcore allorchè la “banda dell’Expo” riferiva a Berlusconi e a Maroni – il quadro è piuttosto chiaro ed il Re è nudo.   Alla vigilia delle elezioni europee il Paese è spaccato tra chi proclama che lo “Stato è più forte dei ladri” ed intona la nenia  dell’ “onore nazionale” incarnato dall’Expo e chi tuona che i ladri sono dentro lo Stato, anzi in buona parte vi si identificano. E dunque cancellare la “rapina in corso”.      Così c’è chi crede – o vuole far credere – moltiplicando iniziative come l’introduzione dei “pionieri” di sovietica memoria (il servizio civile universale con decine di migliaia di pupazzetti tratti dai ranghi della disoccupazione giovanile di massa) ed affidando il “messaggio” della “speranza” ad un drappello di “vestali” (una sorta di versione “europea” delle guardie del corpo di Gheddafi…) che vanno dalla giuliva “sorella coniglietto” Bonafè alla arcigna e petulante Moretti, già bersaniana.     Dall’altra parte Grillo preconizza una “marcia su Roma” con in mano la “ramazza” del cambiamento.  A partire dal vertice dello “status quo” (Presidente della Repubblica).

Difficile, difficilissimo prendere partito… Certo è che la melassa renziana – viscida ed inconcludente sotto la crosta di una modernità da bigiotteria – comincia a mostrare la corda e non ha neppure fin qui sfiorato i guasti nazionali.  Magari li ha perfino aggravati intensificando a dismisura la pratica del “giovane” (meno…) Letta di enunciare i problemi come li avesse già risolti. E, d’altro canto, la persistente oscurità della piattaforma grillina (in tempi di scelte…) non induce all’ottimismo.    Certo è che sia i trucchetti mediatici, che i ritocchini ad un Paese che tutto sommato va bene (dicono lorsignori…) rischiano di ridursi ad una riedizione del ventennio berlusconiano.  Altro che rimarginare le ferite inferte alla società nazionale, anzi ad un intero popolo ridotto al cretinismo.  In sintesi una transizione perfino peggiore della malattia.

Anche per questa ragione c’è soltanto da sghignazzare sulle odierne “rivelazioni” sul “complotto” anti-berlusconiano: bastava vedere le immagini del duetto Merkel-Sarkozy per capire la poca o nulla considerazione di cui godeva l’allora premier italiano e dell’auspicio di “toglierselo dai piedi” il prima possibile.   Dunque, nessuna sorpresa, se non per il pubblico italiano in adorazione dell’incarnazione appassionata dei guasti nazionali.

Ma lo spettacolo non finisce qui.  La quotidiana tragedia nel Mediterraneo si riduce alla lagna sullo scarso aiuto europeo con conseguente replica e controreplica:  Dimenticando peraltro che l’Italia mantiene il record nel malo uso degli apporti europei.  Aggiungiamoci per soprammercato l’affaire “sciaboletta”  Scajola, la mamma del latitante Matacena (“le mamme

hanno il “diritto” di aiutare i figli…”) e la moglie insoddisfatta degli sporchi carceri francesi e via con il feuilleton di primavera.   Agenti di scorta “uso Leporello” inclusi.

Infine, un’ultima (provvisoria) notazione.  Al fine di evitare che l’affaire Expo si tramuti in una nuova Tav, si passi ad una riflessione aperta e non ideologica (o isterica) sul che fare.  Ricordando anche che il giudice Cantone non può svolgere per la Repubblica il ruolo del Dottor Zangrillo per Berlusconi. Ci pensino, mentre i cittadini cercano di dare un’occhiata all’agenda europea.  Perché il futuro sta lì.   E non nell’Expo.

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