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09/05/2014

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EXPO 2015.Posa della prima pietra al cantiere  di Rho Fiera

In una giornata assai affannosa, ma prontamente oscurata dall’ennesimo spettacolo allestito intorno a “Matteosubito” e alle sue mirabolanti “captationes benevolentiae” per giovani “creduloni” (“dammi del tu! che te ne pare della mia conferenza stampa con Obama? ma lo sai  che con la Libia l’Eni – e dunque l’Italia…? – guadagna tre miliardi l’anno sul petrolio?”), l’arresto di Claudio Scajola – già beneficato da casa con vista Colosseo e “graziato” dalla Cassazione perché “non sapeva” – ha catturato l’attenzione nazionale più del mega-scandalo dell’Expò di Milano dell’anno prossimo.

Uno scandalo talmente prevedibile, previsto ed inevitabile che già su queste pagine (il 30 aprile scorso) lo avevamo illustrato nella sua genesi e nella sua logica perversa che un ebete trionfalismo nazionale aveva preventivamente sterilizzato impegnando la “Patria” in un’impresa assurda, controproducente e perfino incompresa dai suoi stessi proponenti: da l’ex Sindaco Moratti giù giù fino ai suoi successori e da tutta la nomenklatura lombarda.  Una nomenklatura che ha da tempo liquidato un secolare capitale di credibilità.  Che proprio l’Expo avrebbe potuto e dovuto restaurare.  Invece….

Trasformato con un colpo di bacchetta magica l’evento da seria scadenza aperta sul mondo e dedicato ad un problema globale (l’alimentazione o meglio la sicurezza alimentare mondiale) in una mega sagra della piadina, il grande “banchetto” era già partito con una incongrua e stupida serata di gala con Andrea Bocelli (forse era meglio non andarci…).   Intanto prosperavano decine di iniziative collaterali ugualmente inutili e non previste dall’Ufficio internazionale delle Esposizioni.   Si pensi ad esempio all’assurdo accordo tra l’Expo e l’ANCI (Associazione dei Comuni d’Italia) per organizzare una miriade di sagre della piadina in tutto il territorio nazionale.   Roba da malati di mente: immaginarsi l’expo di Siviglia “accompagnata” dalla sagra del “pata negra” a Pamplona, e quella di Lisbona con una bella “magnata” di bacalau a Porto.    Ma tant’è…  Quando si comincia l’ultimo anno di “preparazione” con un “bando” per l’”Official Partner” dei “soft drinks” è difficile evitare l’adunata del redivivo zoo della Milano “da bere”.

Così mentre tutte le Ambasciate italiane venivano invitate a dedicare la Festa della Repubblica del 2 giugno all’Expò 2015… presumibilmente allo scopo di rendere il “tonfo” ancora più visibile e – magari – far sghignazzare tutto il mondo, la bolla mediatica (una delle tante di queste settimane…) si infrangeva contro patetici tentativi di rinvio di una scadenza ricercata ed ottenuta da più di un lustro.      Di fronte allo stato dell’“arte”, mirabile sintesi di impreparazione e malaffare, dignità vorrebbe non il rinvio, ma la rinuncia.     Difficile aspettarsela da una Milano e da una Lombardia devastata per decenni da una classe dirigente (Lega+Formigoni+spettro di Berlusconi e co.) “esemplare” della crisi nazionale.

Eppure ancora una volta si cercherà di coprire le “vergogne”  con un fiume di gabbole ed il ricorso all’improvvisazione, talento innato della sempiterna Italietta.

Quanto al “dignitario” di Forza Italia (ed ex democristiano) Claudio Scajola è “divertente” ricordare come nelle scorse settimane – non appena scampato alle conseguenze legali dell’attico al Colosseo – si aggirasse alla ricerca e con la pretesa di un adeguato “risarcimento” ministeriale e/o di alta e lucrosa carica politica.   Premio per il probabile (secondo l’accusa ed il mandato d’arresto spiccato contro di lui) sostegno alla latitanza di un ricco malvivente.

Di fronte al fantastico revival di “mani pulite” le reazioni politiche sono del tutto prevedibili: silenzio del PD (con il “povero” compagno Greganti ancora in manette), accuse di “giustizialismo elettorale” alla magistratura della Destra berluscon-alfaniana, compiacimento del Movimento Cinque stelle.     Infine si annuncia il viaggio di Renzi a Milano per “sistemare le cose”.     Magari con un’edizione straordinaria del “Truman Show” in cui è specializzato ed al quale deve la sua forse improvvida “investitura”.  Peraltro non sanzionata da alcun voto popolare: insomma una “sera del vincitore” senza gara alcuna.

Nessuno neppure pensa che la soluzione più decorosa sarebbe – appunto – rinunciare.  Chiedere scusa per il “disturbo” ed iniziare quel “lavacro” prima che politico, morale, di un Paese che – come il famoso pesce – “puzza dalla testa”.   Ammesso che ancora ce l’abbia… Non avverrà… a meno che gli elettori del 25 maggio non lo reclamino alto e forte.

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