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16/01/2013

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Nel suo messaggio di Capodanno il Presidente Napolitano aveva introdotto un assai utile elemento di analisi sulla natura della crisi politica (vero e proprio “lievito” di quella economico-finanziaria) in cui continua a dibattersi l’Italia.   Ci si riferisce qui al fattore “corresponsabilità”: in sostanza il Presidente chiariva che la “classe” politica (i politici professionali a tempo pieno o parziale che siano) non erano i soli responsabili dell’impasse nazionale.   A questi si affiancano a pieno titolo gli imprenditori che non hanno certo utilizzato l’onda lunga neo-liberista o il “raccolto” legato alle privatizzazioni del passato più o meno recente per finalità di rilancio e modernizzazione del Paese bensì per il proprio conto economico.

Al riguardo confessava amabilmente e privatamente un noto imprenditore privato (sortito – come spesso accade in Italia – da una famiglia tutta di imprenditori, legato in più a molte dubbie vicende a finanziamento pubblico e inserite in pubblici servizi) come “l’ultimo ventennio ha prodotto molti “ricchi” e poca ricchezza.  E si vede bene in questi mesi.   Questo avrebbe dovuto essere uno dei temi centrali della campagna elettorale, ma così non è stato ed è assai dubbio che lo divenga in extremis.   Perché? In fondo il messaggio di Napolitano lo dice tra le righe facendo pensare che la responsabilità sia non di questa o quella categoria intitolata a decidere (i “pochi”), bensì della generalità dei cittadini (i “molti”).  E ciò spiegherebbe quella natura “pacifica” degli Italiani alla quale alludeva poche settimane fa un altro imprenditore nonché editore e capo del “partito” de “La Repubbclica” – Carlo De Benedetti riferendosi alla assai quieta reazione sociale alla “scure” montiana.

Insomma, poiché la natura “pacifica” è evidentemente un assunto storicamente ed antropologicamente assai dubbio, non resta che concludere che l’insieme del Paese (singolarmente a partire dai più sfavoriti e meno responsabili…) sia in preda ad una sorta di senso di colpa collettivo. Ragioni ve ne sono, ad esempio l’aver anteposto piccoli vantaggi e qualche favore più o meno occulto (i corporativismi, le piccole omertà, le negligenze) ad una azione collettiva di chiarificazione, impegno, rilancio.

Questo sarebbe il terreno su cui dovrebbe costruirsi la campagna ed il futuro impegno, ma ciò non è.  L’invereconda “campagna del’IMU” con il finto dibattito sugli spiccioli mente si cerca (fin qui con successo) di salvare il malloppo, non viene portata avanti dal solo impudico Berlusconi ed i suoi sicofanti e seguaci vecchi e nuovi, ma registra una entusiastica partecipazione che va dal Prof (sic) Monti ai giudici capo-partito (largo alle competenze…..) senza tralasciare nessuna delle pletoriche “offerte politiche”.

L’idea è semplice e potrebbe funzionare trattandosi della milionesima riedizione del principio della “carota” e del “bastone”: il secondo c’è già stato, la primaa basta prometterla.

Il tutto va concluso con un interrogativo che – dopo i recenti successi mediatici dell’ex Premier – ha una sua legittimità: non sarà che gli Italiani, oltre che pacifici e smemorati, siano anche stupidi?  Ovvero presunti furbi, il che è lo stesso.

Infatti rimane estraneo all’attuale pseudo-dibattito (un po’ “sanremese” nelle sue rituali dinamiche) il nocciolo del problema e cioè il nesso perverso secondo cui l’Italia è simultaneamente investita da un massimo (sorico e globale) di tassazione ed un minimo di rappresentanza (soprattutto grazie  al ruolo perverso della politica “politicienne”, tipo la mancata riforma elettorale e la selezione delle candidature/cooptazioni).  Se si considera che le democrazie sono state costruite sul sinallagma “No Taxation without Representation” si capisce la natura profonda della crisi.  Di più a voler essere chiari fino in fondo (l’opposto di ciò che accade) andrebbe riconosciuto che perfino la Costituzione Repubblicana (certamente rimarchevole per l’incrocio delle tre culture liberale social-comunista e cattolica) ha furbescamente escluso le materie finanziarie dal pur fragile strumento referendario; ciò non bastasse ha perpetuato (con un solo tentativo non riuscito di abolizione, effettuato anni addietro dal Partito radicale) un doppio regime fiscale per i lavoratori dipendenti contrapposti a quelli autonomi: sui primi viene praticata l’esazione immediata e forzosa (“trattenuta alla fonte”) ai secondi viene riservato il “privilegio” della dichiarazione con pagamento più o meno posticipato.    Insomma ed estremizzando una dicotomia tra sudditi e cittadini (evasori inclusi…).

E’ questo il nodo, o il fantasma berlusconiano dell’IMU e i “gabellieri” dela Gerit?   Intanto ancora auguri per le prossime settimane.

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