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06/05/2014

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Il “bestiario” di Matteo Renzi – come lui stesso sottolinea – si arricchisce di giorno in giorno.   Una volta (ma quando?) “C’erano solo i falchi e le colombe della politica, ora ci sono gufi e sciacalli”… dice su tutti i media il giovanotto toscano.   Si tratta ovviamente di una rappresentazione un po’ primitiva, ma certamente un modo efficace di sintetizzare la situazione attuale e – tuttavia – non si può consentirvi per la semplice e buona ragione che ripropone ancora una volta una divisione tra buoni e cattivi.  Per di più con una doppia classificazione dei “cattivi”.     Fuor di metafora ci sarebbero (nella visione “pubblica” di Matteosubito”)  quelli che pensano che tutto andrà male e che i provvedimenti governativi come ad esempio lo stimolo dell’economia o  l’alleviamento delle condizioni delle fasce di popolazione più svantaggiate (leggasi l’“elemosina” di 80 – o meno – euro) non miglioreranno la crisi nazionale) e questi sono i gufi…  Quanto agli “sciacalli” sarebbero quelli che approfittano di una situazione  difficile ed irta di “incidenti di percorso” per attaccare il Gabinetto Renzi.  Anzi il Paese.

E qui casca l’asino.  Infatti l’autoidentificazione che Renzi fa tra sé medesimo e tutti noi, l’Italia nel suo complesso, appare quantomeno temeraria.   La frenesia iniziale, il mito della velocità salvifica, il compiacimento per “riforme” che riforme non sono, quanto piuttosto “pateracchi” probabilmente anti-costituzionali e/o invenzioni di barocca ingegneria istituzionale (aggravate dalla rinnovata presenza di “alchimisti” della “nomenklatura” quale la superstite della “rottamazione” Anna Finocchiaro)  ebbene tutto spinge non già verso la ripresa ed il cambiamento quanto piuttosto sempre più vicino ad un ulteriore abisso.

E se non proprio l’abisso, certamente una più forte divaricazione tra la dialettica politica ed i bisogni del Paese e – a più forte ragione – l’individuazione di una qualche visione o almeno di una direttrice di marcia condivisa.    Così, mentre Renzi ci racconta giulivo di essere “andato in elicottero” a Senigallia e che riassorbita l’ennesima inondazione si tornerà “alla splendida rotonda sul mare” della città adriatica, ogni giorno drammatici episodi ci ricordano quanto sia  pervasiva la crisi e la “perdita di significato “ in cui è immerso il Paese.  I fatti criminali di Roma ne sono una drammatica testimonianza e dovrebbe essere chiaro a tutti che l’Italia non può essere risanata né da Genny ‘a carogna, né dallo “zucchero a velo” sparso a  piene mani dal Capo dello Stato con esortazioni ed ammonimenti, né dalla scesa “in campo” di Marina Berlusconi, né dalle sempre più frastornate “vestali” di Renzi (si osservi a documentazione  lo sfiorire della Ministro Boschi, le estasi mistiche di “sorella coniglietto” Simona Bonafé e variegato contorno connotabile come “renzismo”.        Scherzando (per una volta) si potrebbe infatti dire che il “renzismo” è la fase finale del pidiismo (difficile dire: fase finale del “comunismo” e – se mai – fase finale – ??? – del capitalismo all’italiana).

Fuor di metafora. Tra meno di tre settimane il voto europeo consentirà – finalmente – l’espressione di una qualche volontà dei cittadini italiani.   E di questa volontà – anche se non si tratta ovviamente di consultazione “interna” bensì per il Parlamento europeo ovvero “indicazione” o non “prescrizione” -  bisognerà tenerne un qualche conto alla sola condizione di essere forte ed intellegibile.   Silenzio, abulia, disinformazione, campagne diversive, mitologie ed ignoranze sono i nemici che abbiamo di fronte: non è Sanremo né X Factor, non è un derby e non è neppure la “notte del vincitore” su cui vaneggiano da troppo tempo non solo le truppe cieche del bipolarismo, del maggioritario, del “deficit” (sic) di governabilità e compagnia cantante ora radunati sotto i vessilli (ogni giorno più stinti) del “renzismo”.   Questa è forse l’ultima possibilità per non uscire dalla crisi con le ossa definitivamente rotte…  In fondo lo dice – e sia pure indirettamente – perfino il triste Ministro Padoan quando parla di “vivacchiare” o ripartire con forza. E’ un eufemismo, ma ci coglie…

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