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29/04/2014

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Ultima notizia diramata con gran rullo di tamburi  da Palazzo Chigi: gli 80 euro (ancora, non ancora…) verranno elargiti “senza domanda”.  Davvero?   Ma certo: andrà esattamente come in un vecchio film di Mario Monicelli in cui Alberto Sordi (“Il Marchese del grillo”) si affaccia alla finestra del palazzo avito e fa gettare manciate di monete alle folle festanti all’uopo raccolte.  I popolani si precipitano a raccoglierle e si ritraggono piangenti con le rapaci mani ustionate.   Sordi ride felice del suo “scherzetto” di aver “abbruciato” preventivamente le monete.

Probabilmente il triste Ministro Padoan doveva aver presente questo precedente perché – un giorno sì e l’altro no – dichiara che non ci saranno ulteriori manovre “estorsive” dopo l’estate.  Soltanto risparmi nella spesa pubblica…  Insomma la favoletta del rilancio dell’economia e della 14esima mensilità per i (semi) poveracci deve durare almeno fino alle elezioni europee (25 maggio).  Ci riusciranno?  Lecito dubitarne…  Intanto i soliloqui del detto Padoan (“la ripresa c’è”… facciamola durare…) cadono infatti nel disinteresse e non provocano emozione alcuna in un Paese che ha raggiunto il record storico della disoccupazione, della de-industrializzazione, della sfiducia collettiva.

Nel frattempo – e nel disinteresse pressochè generale tranne i suoi gazzettieri e quelli ormai privi di diversivi attraenti – il vecchio capocomico Caimano ha “inaugurato” il suo percorso di “espiazione” con un interminabile “speech” in cui ha enunciato la più singolare delle teorie.  Ovvero che – avendo la “nomenklatura” politica tollerato per un ventennio la sua presenza al vertice istituzionale, adesso – quanto meno – il Presidente Napolitano avrebbe dovuto rispettare il “dovere morale” di concedergli “motu proprio” (cioè senza neppure la richiesta del pregiudicato medesimo, Berlusconi) la grazia. Il perdono universale…     Qui il richiamo va addirittura al teatro dell’assurdo, a Ionescu (per chi se lo ricorda) de i “Rinoceronti” e della “Cantatrice calva” (ahi, ahi): in chiaro il vecchio Silvio dice che avendogli lasciato spolpare l’Italia dovrebbero (a fine lavoro) fargli le congratulazioni, non punirlo.      Sia pure “a mollichelle”, vecchietto tra i vecchietti.

Sorge spontanea a questo punto una domanda: ma qualcuno tra le classi dirigenti del Paese si pone qualche interrogativo di fondo (tipo “chi siamo, dove andiamo” alla Nanni Moretti…): giudichi il lettore se il tema del “pateracchio” del Senato corporativo (il CNEL è morto, viva il Senato-CNEL..) oppure quello dell’“odiosa” Merkel (“rea” di essere il leader serio di un Paese serio, da Brandt e Schmidt, al Kohl della riunificazione, al Schroeder delle riforme economiche e così via fino ai Ministri che si dimettono non perché si sono fatti regalare la casa ma – soltanto – perché hanno copiato la tesi di laurea…) siano all’altezza di una crisi in cui la bomba ad orologeria di un Paese con un deficit democratico e progettuale impressionante e pregresso da decenni che si è incrociato con l’inevitabile recessione.  Una miscela esplosiva che cova sotto la cenere e che non si risolve certo con un surplus ed un “ammodernamento” della formula allucinogena ed autoconsolatoria inventata un quarto di secolo da Mister “l’Italia è il Paese che amo…”.

Ad oggi il “turbo” installato su questa formuletta con Matteo Renzi ha prodotto zero risultati.

Anzi, coloro che hanno fatto questa bella “scoperta” farebbero bene a domandarsi se l’hanno azzeccata ovvero se hanno acceso una miccia rapida per farsi “saltare”.   Questa è l’interpretazione che fa della situazione il ben noto Beppe Grillo.  C’è da domandarsi se non abbia ragione.   Riflettiamoci.  Ne parleremo nelle tre settimane (abbondanti…) che ci separano dal voto.

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