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24/04/2014

FLASH

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Tra poche ore verrà (stancamente…) celebrata la Festa della Liberazione dal nazi-fascismo.   Questo 25 aprile conclude il 70esimo anno da quel 1943 che si affollava di speranze e di prospettive dopo il mostruoso carnaio della guerra civile d’Europa (appunto la II Guerra mondiale)  e saremo anche ad un mese esatto da quelle elezioni per il Parlamento europeo che non pochi vedono come l’occasione non già di rilancio critico di una indispensabile aggregazione “regionale” (in un mondo sempre più interconnesso, globalizzato e competitivo) bensì come il pretesto per un ulteriore avvitamento all’indietro in un impossibile “revival” degli Stati nazionali e dei particolarismi autarchici.

Non può che essere fonte di scoramento – e di interrogativi su come questi settant’anni siano passati invano – il dover assistere ad un surreale dibattito sul ripudio dell’euro e sul “salvifico” ritorno alla lira (ed ovviamente all’inflazione a due cifre… alla “deriva” argentina per la fragilissima ed incompiuta democrazia italiana e al conseguente ed inevitabile disvelamento del fallimento storico della “continuista” classe dirigente (si fa per dire…) del nostro Paese.   Ma sbaglierebbe chi ritenesse che questi siano i temi al cuore di questo triste 25 aprile: infatti il fuoco dell’attenzione va in Italia in ben altre direzioni.

Partiamo dal “basso” e scorriamo l’agenda di questi giorni, delle settimane primaverili dai molti graditi “ponti”: chiuderemo poi con le “grandi” scadenze e su ciò che le sottende.

Le aspettative dei fan (e soprattutto delle fan) per una “partita del cuore” partecipata e mediatizzata da “Matteosubito”, impegnato in pantaloncini – gladiatore tra i gladiatori – a correre dietro il pallone e – presumibilmente – a spedirlo in porta sono andate deluse: un sano rispetto del fair play e dalla cosiddetta “par condicio” imposta dal Presidente grillino delle Commissione di vigilanza televisiva ha evitato – fortunatamente – nuovi gol “a porta vuota” approntati dagli strateghi mediatici renziani.   Peccato per Strada ed Emergency che sembrano credere (come accade a molti in principio meritorii, ma poi “strada facendo” -scusate il gioco di parole – avvitati nell’autoreferenzialità) nella propria stessa centralità per i destini del mondo…

Chiuso questo surreale capitolo, torna al centro la saga degli 80 euro (la 14esima dei poveri…) che da tempo ha rinnovato i fasti della berlusconiana “battaglia dell’ICI, conclusasi – come è noto – con una mezza dozzina di nuove più onerose e confuse imposizioni.    Sugli 80 euro tutto – o quasi tutto – è già stato detto, salvo che corrispondono esattamente ad una multa romana per divieto di sosta…: un terrificante livello che non ha riscontri in Europa (e nel resto del mondo)… e poco male se stavi portando la nonna o la mamma in ospedale…  Inoltre dagli 80 euro sono stati esclusi i poveracci più poveracci per la semplice ragione che essendo realizzati di fatto con una detrazione fiscale non toccano gli intassabili (cosiddetti “incapienti”) che non gudagnando praticamente nulla, nulla pagano al fisco…almeno come imposizione diretta e comunque già dissanguati da quella indiretta…).

Il giovane Renzi è subito corso ai ripari (mediatici) annunciando che – poi – il cadeau arriverà ai pensionati, agli incapienti e compagnia “cantante”.   Con l’occasione ha precisato che di reddito garnetito di cittadinanza (attuato in tutta Europa ed in tutti i Paesi sviluppati) manco se ne parla.    Probabilmente per non affievolire la fibra lavorativa degli Italiani.

Sul lato folklore, Berlusconi sta iniziando le “gite” all’ospizio di Cesano Boscone: deluso chi si aspettava di vederlo impegnato nel cambio di pannolone agli incontinenti (fisicamente, perché le dichiarazioni degli interessati si sono fin qui dimostrate nel loro disincanto assai mature e di dignitoso dispregio… per l’”intrusione”): il tutto ha poi assunto il ritmo carnevalizio di un’operazione nazionale (soprattutto della disastrata Forza Italia…)  di Sos per i nonni “pilastro della Nazione, risorsa di tutti”.     Come si dice, “sin verguenza”, senza vergogna considerate le mille dichiarazioni degli anziani sulla scelta loro imposta: “o mangiamo, o ci curiamo”…

Ma è  sul piano istituzionale che – tanto per cambiare – la farsa trascolora in “tragedia”: si tratta del frenetico empito “riformatore” con cui il Gabinetto Renzi e la sua maggioranza in quello che fu il Partito Democratico intendono chiudere il Senato trasformandolo in una inutile e dannosa riedizione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni (oggi: delle “autonomie”) di fascistica memoria e comunque non elettivo.    Si suggerisce un motto per il Governo: indietro a tutta velocità.  Tanto è la velocità che conta, non la direzione di marcia…

Infine la “pancia” del Paese dopo questi settanta anni dal 25 aprile del 1943: l’ha impietosamente mostrata – tra i pochi altri – Ilvo Diamanti con alcuni grafici e diagrammi sul tasso di “tristezza” che avvolge l’Italia.   Tra le “scoperte” c’è quella di un coefficiente di “tristezza collettiva” (e dunque di abulia, di incapacità di coesione e sforzo collettivo) che va al di là delle “piramidi delle età” (ovvero l’invecchianento strutturale del Belpaese) e dell’ovvio impatto di crisi, disoccupazione, diseguglianza strutturale delle condizioni e delle opportunità e – piuttosto – investe il cuore del problema: l’espropriazione (ormai arrivata allo stadio più alto) della rapresentanza e della partecipazione.    In breve – concludiamo noi – una contrazione senza precedenti delle uniche concrete possibilità di inversione di tendenza e di uscita dalla crisi.   Con buona pace degli 80 euro e delle promesse elargite dall’”alto” e a piene mani.

Pare di ricordare – o che ci sia stato fatto ricordare – che  il 25 aprile di settant’anni fa sia stato – nonostante tutto – un giorno felice.

Auguri per questo 25 aprile e per i giorni e le settimane che lo seguiranno dappresso.

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