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16/04/2014

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scontri roma (FOTO YARA NARDI)-2

Il – relativo – silenzio di Matteo Renzi di questi giorni (no conferenze stampa, no incontri con i “Grandi” della Terra, no visite a fiere e scuole) non toglie centralità al personaggio che l’insolente Grillo ha etichettato nella propria recente ed assai contestata conferenza stampa come “buffone di provincia”.   Così, anche se è difficile credere che sia in corso una “pausa di riflessione” (non consona  alla natura ipercinetica del Presidente del Consiglio), si è “assestata la polvere” degli ultimi eventi: dalla “lottizzazione in rosa” nelle nomine nell’industria pubblica, all’ultimo incontro in “cena privata” con il “rieducando” partner politico Silvio Berlusconi.    Sul primo punto gli entusiasmi (tranne quelli delle dirette interessate e nominate) si sono di fatto immediatamente spenti (borsa compresa, del tutto indifferente ai proclami governativi)  constatando che dietro la grancassa non c’era niente tranne “novità” (prontamente definite all’americana, sic) come la “promozione” del collettore di fondi delle “campagne” renziane.

Ma è il secondo punto, quello del “calvario” berlusconiano (come lo definiscono i residui seguaci), ad offrire gli scorci più pittoreschi e qui ancora una volta la realtà supera la fantasia: il cosiddetto ordine giudiziario ha decretato che quattro orette – più o meno il tempo della visita ad un parente in ospedale – tra anziani  all’ospizio(ma consecutive, vivaddio!) alla settimana siano una “espiazione” più che sufficiente per un condannato a quattro anni di galera (le splendide galere italiane… che tutto il mondo ci invidia…).  Non bastasse, sono state fornite al Caimano “istruzioni per l’uso”: a nanna alle 11 di sera, niente incontri con manigoldi e persone di dubbia moralità, scrupoloso rispetto per i giudici, niente polemiche…  Non solo, ma il Nostro potrà andare a Roma nella sua “residenza” all’angolo fatidico di Piazza Venezia (Palazzo Grazioli, da cui speriamo sia stata rimossa l’abusiva bandiera nazionale), ma solo dal martedì al giovedì.  Naturalmente potrà parlare e dirigere l’ultimo – speriamo – hurrah della propria carriera politica.   Infatti non sfugge a nessuno che la sera del 25 maggio le elezioni europee designeranno (senza i trucchi dei porcellum e degli Italicum…) vincitori e vinti.   E Forza Italia non dovrebbe essere nella prima categoria.

Per ora i commenti si concentrano sulla “agenda della buona vita” confezionata (ahimé troppo tardi) per il Caimano da cui mancano solo le istruzioni igienico-sanitarie, ma i giudici potranno fornirle tenuto conto che il condannato – ed in attesa di altri giudizi – Berlusconi avrebbe già “provato” – versando 500 mila euro all’Agenzia delle entrate -  di essere ben avviato sulla strada del ravvedimento….…     Ed infatti (in perfetta sincronia) il Presidente del Consiglio “Matteosubito” lo ha invitato a cena al suo vecchio indirizzo di Palazzo Chigi.   Un trattamento che viene ovviamente riservato a tutti i delinquenti “in via di ravvedimento”.

Non bastasse questo copione che manco lo Zimbabwe di Mugabe o la Corea del giovane Kim Terzo, viene anche certificata l’ “agibilità politica” (misterioso termine inventato per l’occasione per sancire “ad aeternum” l’intoccabilità dell’Unto del Signore”) ovvero proprio ciò che un cittadino “non modello” (come hanno statuito tre livelli di giudizio) non dovrebbe poter fare: usare dei suoi massicci mezzi di propaganda e persuasione per interferire nella vita democratica del Paese.

Ciliegina sulla torta il contemporaneo rinvio per l’estradizione del sodale Dell’Utri: i suoi avvocati sarebbero infatti “indisposti”.   Peccato: perché viene così rinviato l’abbraccio tra i due vecchi compagni d’avventure e di imprese.

Il tutto pone – al fondo – una sola questione (almeno se l’Italia possa essere ancora considerato uno Stato di diritto): o i giudici hanno veramente sbagliato (come Berlusconi ed i berlusconidi sostengono) e l’attuale Presidente del Consiglio ha organizzato il convito riparatorio nella sede del Governo della Repubblica, oppure i giudici hanno rispettato i fatti e la legge e perfino le sue garanzie.   Ed allora il convito è uno sberleffo per decine di migliaia di carcerati, per milioni di cittadini, per il senso comune che dovrebbe sottendere ad ogni consorzio civile.   Oppure ancora, in Italia è in corso l’instaurazione di un “ordine” che cancella non solo il “diritto borghese”, ma anche il famoso appello contro la prevaricazione regale gridato dal contadino prussiano: “Maestà ci saranno dei giudici a Berlino”.  Insomma un salto indietro di oltre due secoli…

Ecco il punto è questo: ci sono giudici tra Roma e Miano?  Ed il Presidente del Consiglio è tenuto a rispettare le forme prescritte o può allegramente fregarsene in nome del suo assai opinabile accordo politico con il “condannato”?   E sarebbe questo il “nuovo che avanza”?

In conclusione pare a noi che – più che “scontare” il ventennio berlusconiano e la sua diffusa illegalità – si stia assistendo ad una vera e propria mutazione genetica della politica.  Soprattutto quella governativa, ormai totalmente sganciata dalla storia (sommatoria del passato e del presente, proiezione nel futuro) e da una visione anche minimamente progettuale del Paese.  Parlano soltanto i tempi e i fatti.  Ma tra questi ci sono i sinistri “valzer” di Berlusconi e Dell’Utri, gli 80 eurucci (forse) dispensati ai “poveracci”, il rilancio della lottizzazione, le convulsioni parlamentari, la progressiva emarginazione dall’Europa: non quella dell’austerità ma quella della modernità del secondo Novecento.

Non bastasse questo “sfondo”, un “cretino” – secondo la non troppo calibrata definizione del Capo della Polizia- ovvero un  poliziotto in servizio di ordine pubblico, calpesta e prende a calci  una giovane messa a terra dalle cariche delle forze dell’ordine.    E risulta che non fosse solo uno…  Storie già viste (in un’epoca in cui il piccolo Renzi andava ai quiz televisivi… e si preparava un ventennio “horribilis”) che il Premier accompagna con un assordante silenzio.  Troppo occupato ad annunciare che “spezzerà le reni” alla burocrazia, cioè allo Stato.    Allegria: “Matteo subito”.

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