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15/04/2014

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Con qualche decina di milioni di euro, erogati nonostante fossero alla fine “fisiologica” dei propri contratti di lavoro ormai decennali, un plotone di “boiardi” di Stato (con l’eccezione del “poliziotto d’Italia” Gianni De Gennaro diventato supermanager inamovibile del gruppo Finmeccanica) se ne va: stanchi ma in fondo forse felici.  Buona “pensione”…

Il nuovo avanza?   Così si dice, e felice chi ci crede perché – come insegna il Vangelo – “beati i poveri di spirito perché di essi è il Regno dei Cieli”… Facciamola breve: tre donne vanno alla Presidenza dei più grossi gruppi pubblici italiani, dall’energia ENI ed Enel al colosso di servizio e finanziario delle Poste (Marcegaglia, Todini, Grieco).  Le prime due rappresentano – per storia, interessi, stile la super-destra “padronale”: Marcegaglia già capo della Confindustria , Todini ben nota per i suoi sermoncini televisivi berlusconiani e che passa dalle costruzioni (Salini, ecc.) ai servizi (appunto Poste).

Cardine mediatico dell’operazione il “coefficiente di sesso” : un po’ come la tradizione di Santa Romana Chiesa (“maschile” fino al punto di affidare al Camerlengo  la verifica degli organi sessuali di ogni nuovo Papa perché – Dio guardi – non si ripeta il controverso caso della “Papessa Giovanna”).  Renzi fa la medesima operazione ma all’opposto nel giubilo dei suoi instancabili sicofanti: controlla che siano “femmine” e le tre di ieri sera lo sono.    Insomma un “Speriamo che sia femmina” vero e proprio remake di un bel film di Mario Monicelli e di grande cast (Deneuve, Sandrelli, Noiret, ecc.) – ambientato profeticamente in Toscana –  e che, verosimilmente, essendo stato girato nel 1986, potrebbe aver permeato la formazione “culturale” dell’imberbe Renzi.  Ed egli vi si attiene come un talismano che lo ha portato e lo porterà “lontano”.

Poco importa che il povero – e grande – Monicelli si rivolterebbe nella tomba per una distorsione così profonda del proprio pensiero (che condividiamo nel rispetto e nell’amore per le donne, ma anche nella sua natura così liberale, così senza pregiudizi e soprattutto così umanistica) vedendolo ridotto ad un cliché: peggio ad una “foglia di fico” a copertura di ben altro:  Che altro?   Semplice: trasformare – in nome di un “eterno femminino” da fumetto di provincia – ripetute ed aggressive operazioni politiche di restaurazione conservatrice ed autoritaria in scelte “nuove”, progressive.  E guadagnarsene facili applausi ed incontestati consensi.

Si prendano Marcegaglia e Todini. La prima è stata (e probabilmente è) un’esponente padronale dura ed aggressiva, apertamente schierata su interessi di classe ed attenta ad ogni occasione di profitto (si riprendano le cronache della pazzesca operazione berlusconiana Vertice G8 della Maddalena, poi “catapultato” alla martoriata Aquila): il tutto all’insegna del principio “le perdite allo Stato, cioè a tutti noi, i profitti a me”.   Quanto al messaggio “todiniano” ne resta solo la traccia di una banalità conservatrice graziosamente offerta al pubblico in nome di una “par condicio” da soap opera.

Come le scelte attuali possano indicare, non si dica una “rivoluzione”, ma almeno un segnale di cambiamento in settori strategici per il rilancio del Paese, costituisce un mistero della fede (renziana). E non ci si può che augurare che i concittadini elettori ne tengano conto il prossimo 25 maggio all’occasione del voto per il Parlamento europeo.    Una buona occasione per ricordarsi che alla coraggiosa Sindaco di Lampedusa – Giusi Nicolini – “Matteo subito” ha preferito la “sorella coniglietto” Simona Bonafé, nota soltanto per l’indefettibile fede nel “fidanzato d’Italia”.    Ieri sera è andata in scena la replica di uno spettacolo che – questo sì – fa apparire l’ “unto del Signore” Berlusconi come un dilettante paleolitico.

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