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11/04/2014

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La realtà supera la fantasia: questo sembra essere il felice motto ispiratore di Matteo Renzi nei primi mesi di governo del Paese (e di quel che resta del Partito Democratico…), anzi le due (fantasia e realtà) vivono in un’inestricabile simbiosi senza né confini, né distinzioni.  Potremmo addirittura descrivere il fenomeno a cui assistiamo in questi giorni più che come uno “scavalcamento” dell’artigianalità mediatica con cui Berlusconi costruì il suo impero sull’Italia, con ben altre notazioni come quelle di Hegel sul “cavallo di Napoleone” a Jena recante con sé – a dire del filosofo tedesco – nientemeno che lo “spirito del mondo”.   O, almeno, di quel pezzetto di mondo che ci riguarda direttamente…

Fuor di metafora, la parabola di “sorella coniglietto” Simona Bonafé (su cui ci si era già soffermati su queste colonne il 16 marzo) è illuminante di uno stato d’animo che si fa – del tutto incontrastato – “progetto” politico.  Accade infatti che la nostra piccola eroina, all’indomani di aver pubblicamente dimostrato di ignorare perfino la data delle imminenti elezioni per il Parlamento europeo (ovvero dell’organismo rappresentativo in cui vorrebbe rappresentare l’Italia), venga investita da “Matteo subito” del ruolo di capolista nella più grande circoscrizione elettorale d’Italia, quella del centro.   Altre cinque “politiche” professionali vengono investite del medesimo ruolo in tutto il Paese.   Ma non (per non suscitare illusioni…) la Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini evidentemente “colpevole” di avere dimostrato competenze ed abnegazione personale.   Essa sa e – dunque – è ingombrante: potrebbe perfino – e con una dolorosa esperienza di prima mano – seriamente portare a Strasburgo il tema (per noi primario) delle immigrazioni e della gestione dei movimenti di persone (diritti umani inclusi) nell’area del Mediterraneo. Ohibò: meglio affidarsi a vestali e neo-vestali la cui dote centrale è il sesso (femminile), o per meglio dire con espressione politicamente “correct”, il genere.

Evidentemente il “fidanzato d’Italia” (figura che ha sostituito e surclassato lo stereotipato “tombeur des femmes” brianzolo) ritiene più “affidabile” il genere femminile (e, del resto, ricordi e tramandate storie familiari italiane abbondano delle memorabili visite in provincia del Duce osannate da folle di “groupies” estatiche)… Quanto tutto ciò abbia a che fare con l’art. 3 della Costituzione sull’uguaglianza dei diritti e/o il riequilibrio tra generi (tema questo assai scivoloso poiché le più aggiornate stime sono passate da due a ben cinque generi, come del resto certificato da cronache anche recenti ed assai imbarazzanti) è questione che richiederebbe un qualche pacato approfondimento.

In realtà l’operazione in corso ha fini ambiziosissimi perché potrebbe sostanziare un cambiamento (a costo zero…) a fronte di una realtà (esempio: economia occupazione diritti ed aspettative) che arretra – o quanto meno stagna – non che avanza.    Purtroppo per Renzi, come si sa e forse Renzi non sa, il genere femminile “compensa” una evidente superiore capacità di performance con un più alto tasso di “rischio”.  Per dirne una:  stiamo ricevendo mail dal “vasto mondo” di stupefazione per la foto in rete del giuramento “quirinalizio” che effigia la neo-Ministra per le Riforme (non per le “forme” come Ella stessa aveva incautamente messo a punto) con i pantaloni di scintillante blu elettrico così “bassi” da offrire una irriverente panoramica di vezzoso “tanga” e correlati glutei.    Ovvio che il commento che si riceve sia: “Only in Italy!”, solo in Italia.       E, per converso, l’unica replica possibile a difesa della Nazione è che – qui da noi in “provincia” – le esibite ed attraenti  “ascelle di Michelle Obama” sono state male interpretate…

Infine.   E sempre sul tema della realtà che supera la fantasia, prosegue il lavorio sotterraneo che dovrebbe portare a breve alle nuove cariche nell’industria pubblica (non solo Eni ed Enel, ma nell’intera “polposa” panoplia): il punto è che il “cambiamento” non può tradursi in “rotazione”, aggirando così il limite di decenza dei tre rinnovi.     Ugualmente inaccettabile (e poco “renziano”) sarebbe il confermare che l’unica integrazione possibile tra “pubblico” e “privato” consiste nel sistemare – di qua o di là – un pugno di cosiddetti “grand commis”: sempre gli stessi, infaticabili immarcescibili sempiterni, “mandarini a vita” del Potere.

Ma davvero anche il “rinnovatore” vuole farci credere che – tra 60 milioni di Italiani – quelli “boni” (come si dice a Firenze) sono un paio di decine?     E questi stessi (stile il plutocrate e discusso capo delle Ferrovie) come credono di far bere la “storiella” di essere gli unici competenti sulla piazza? E, dunque, che valgono quello che li paghiamo….

In conclusione: “Matteo facci sognare”.   Tu che puoi tutto: se fai volare gli asini mentre la fantasia supera la realtà, magari riesci a farne sparire un po’.     Come hai fatto con il Sindaco Emiliano, che – con le sue dimensioni – non era mica tanto facile e – invece – è bastato uno “zac” al femminile.

Buon week end da “FantasyLand”.

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