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09/04/2014

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pizap

L’ormai elegante Matteo Renzi (definitivamente passato dal giubbetto alla Fonzie ad abiti “ministeriali” ancorchè “freschi” ed un po’ simili ai “Canali” di Obama) relazionava all’ora di cena gli Italiani sulle meraviglie finanziarie e di reddito decise dal Consiglio dei Ministri con il varo del documento finanziario di “congruità” ad uso interno ed europeo.    In chiaro i famosi 80 euro mensili (per chi sta sotto i 25 mila lordi – cioè max 1.500  netti al mese) e per i Paperoni pubblici un “tetto” di 239 mila l’anno (avete letto bene…).   Insomma una “giustizia” distributiva che dovrebbe essere evidente a tutti…

Ma, mentre le cifre (inclusi i “risparmi” per 4,5 miliardi  e la “sforbiciatina” alle plusvalenze bancarie) venivano sobriamente offerte alla cittadinanza intenta a preparare il desco serale ed il Ministro dell’Economia Padoan ironizzava sul proprio tifo per la “Roma”, l’attenzione andava irresistibilmente alle basette del giovane Primo Ministro. Una più corta, l’altra più lunga in uno stile (evidentemente attuale nella Firenze d’oggi) che si era visto nella Gran Bretagna degli anni ’60 del secolo scorso.  Per intenderci tra Donovan e i Beatles.    Frivolezze? Non tanto, perché il trend della comunicazione governativa ormai si svolge con questi metodi e questi tempi.

E infatti già all’alba (ore 6 am) partiva il primo tweet renziano sulla “sconfitta dei gufi”, cioè di coloro che non credono al “nuovo che avanza”.  Boh?!

Intanto mentre a fine maggio gli 80 euro potranno essere “travasati” nella ludopatia che è la nuova forma di irragionevole “speranza” (i mille “giochi” per sognare di diventare ricchi… ovvero impegnati in una pizza per quattro) il Fondo Monetario (l’Istituzione finanziaria delle Nazioni Unite, ndr) informava che il nostro 0,8% di crescita attesa per il 2014 (dopo quasi un decennio di paralisi e contrazione) colloca l’Italia sotto la disastrata Grecia che – evidentemente – ha più risorse di vitalità.  Quanto alla disoccupazione resterà sul 13% ufficiale nonostante tutti gli incrementi di precarizzazione che vengono introdotti di giorno in giorno.  E, d’altro canto, come contrastarla quando (come è stato denunciato da alcuni media) le aziende italiane “delocalizzano” nel vasto mondo.   Per di più con pubblici finanziamenti.

Sul fatto che tutti i giovani Italiani con qualche talento (e poche fortune di famiglia…) tentino – o vorrebbero farlo – di “delocalizzare” sè stessi il silenzio governativo è d’obbligo.  Silenzio anche sulla grottesca condizione della giustizia in Italia: testimoniata “ad abundantiam” dalle vicende del Caimano che – dopo mesi e mesi di “procedure”– potrebbe essere “costretto” ad una visitina settimanale ad un centro anziani per poi tornare più libero e bello che “pria”.   Insomma una giustizia strutturalmente “su misura” (altro che abiti “Canali”…) quando è di questi giorni la notizia della pre-morienza di una badante straniera ingiustamente accusata dell’omicidio dell’anziana accudita: la donna infatti moriva dopo aver atteso per anni il risarcimento “concesso” e denegato per anni ed anni.   Tanto chi se ne frega…

Il punto è – o almeno sembra a noi – che senza una “rivoluzione culturale” (a partire dall’alto, ma anche in basso e dal basso verso l’alto) nessuna “utopia” renziana potrà realizzarsi, se non nella forma miniaturizzata di un “berlusconismo” del terzo millennio.   L’Italia come “oasi felice” dei “furbi” è morta e sepolta e a partire da questo messaggio (e non dagli 80 euro…) che solo può partire una ripresa che – prima che economica – ha da essere morale e di finalità.

Chicca finale.  Mentre si “cucinava” il Def, il Parlamento respingeva (dopo acceso e sterile dibattito…) l’emendamento che avrebbe permesso agli elettori di Sardegna di avere una rappresentanza diretta alle elezioni europee.  Viceversa viene mantenuto il “mostruoso” collegio unico “insulare” in cui la ben più popolosa (sic!)  Sicilia si “pappa” praticamente tutti gli eletti.   Pretesto: non c’era tempo (proprio quando c’era…); non solo ma la stolida maggioranza (dopo decenni di inadempienza verso i cittadini sardi, perfino aggravata dopo le varie catastrofi “naturali”) non ha neppure capito che – a costo zero e riducendo la disaffezione anche elettorale e partecipativa dei Sardi -  avrebbe potuto scrivere una decorosa pagina di quel “glocalismo” (integrare a livelli più alti e funzionali, ma preservare le identità locali) che non solo costituisce l’unica risposta alle molteplici crisi della forma. Stato (soprattutto “Nazione”), ma è anche l’unica risposta al rozzo tribalismo leghista e neo-leghista.

Strano che Matteo Renzi (“cuoco” sotto gli auspici berlusconiani di geniali “riforme istituzionali” quale quella “senatesca”)  non abbia dedicato manco un tweet a questo episodio parlamentare di “siluramento” governativo.    E infine perché stupirsi che togliere “elettività” al Senato (e trasformarlo in una nominata “Camera delle autonomie”, sinistramente richiamante la “Camera dei Fasci e delle Corporazioni”) provochi reazioni di tutti i tipi.    E non solo di coloro che difendono il loro “posto”.

Modesto suggerimento.  In attesa della “rivoluzione culturale” si cominci dalle basette.

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