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07/04/2014

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La notizia più importante del fine settimana (almeno a detta dei tifosi) è la “rimonta” della Roma nell’ “inseguimento” – fin qui virtuale – della Juventus.   La lezione che essi (o almeno alcuni di essi) ne traggono è che i commentatori sportivi sono inutili in quanto conservatori o – peggio – capaci solo di chiosare quanto già successo ed inferirne (staticamente!) il futuro.

La realtà procede invece per strappi e mutamenti e cambiamenti “stoppati” fino allo stremo e poi esplosi tra la “meraviglia” o lo “sbigottimento” generale: bastava guardare e non dare nulla per scontato…  Sarà così, ma applicare questo sano metodo alla stanca società italiana richiede molta più fantasia, per non parlare dell’ottimismo generale.   Comunque grazie del suggerimento (e della critica) dei tifosi.

D’altro canto, con la politica dove eravamo, siamo.   Pettegolezzi e fuori-onda erotici a parte, l’attesa rimane quella di conoscere – tra 48 ore… – come il “Tesoro nazionale” Silvio Berlusconi sconterà il suo purgatorio di uomo “normale”: rinchiuso in casa (i “domiciliari”) oppure i servizi “sociali”:   Ipotesi – quest’ultima – che Mr “menomalechec’è” aborre in quanto ne confermerebbe la natura fondamentalmente umana  e, dunque, una qualche forma di “vincibilità”, di (semi) “uguaglianza” ed altri naturali fenomeni che ha combattuto per tutta la vita e con ogni mezzo.  Ma lasciamo da parte questo dramma che interessa soprattutto familiari e famigli.     Che anzi tendono ormai ad ironizzare ed ad ascriverlo più che altro ad una vecchiezza sempre più simile ad un “horror vacui” che li terrorizza ma anche ovviamente li attrae fino al punto da discettare sugli osceni temi della “rigidità”.

Intanto il Governo del “fare” (ancora e sempre…) prepara il documento di programmazione economica e “lima” le quattro cosuccie (pardon: le riforme “epocali”) che bollono in pentola. Il duello ormai viene simbolicamente gestito in drammatici “a solo” tra la Boschi e il Brunetta: una sfida difficile anche per i più avvertiti “bookmakers”…. Intanto i due protagonisti principali – dopo aver saggiato a fondo ed esaurito – la propria compatibilità studiano la mossa che dovrebbe assicurare a ciascuno di loro lo scacco matto.   In tutta tranquillità Matteo Renzi e con accentuazioni skakesperiane Silvio Berlusconi.

Ed il Paese che fa, campionato a parte?    Il solito: tira a  campare.   Le aspettative da sindrome “Matteo subito”, anche se drogate da iniezioni imperiali (Obama) e regali (Elisabetta Regina), scendono di giorno in giorno e si svuotano come i palloncini di cui parlavamo il giorno dell’insediamento del nuovo Governo: cala ancora sia il potere d’acquisto che la spesa effettiva, la tassazione (virtuale) sfiora metà del reddito, gli scandali di “sistema” (tipo gli affitti pubblici, o l’Expo) scoppiano uno dopo l’altro e quelli individuali o legati alla politica non diminuiscono.   I gioielli della corona (ovvero le Amministrazioni pubbliche d’“elite”) gestite per decenni in modo clientelare e anti-meritocratico sono arrivate ad un punto di marciume che le fa letteralmente sfaldare: le ripetute crisi della Banca d’Italia si sono arrestate solo perché tutti i superstiti si sono variamente “sistemati” (dalla BCE alla Rai o con i benefici stratosferici della Banca medesima), alla Farnesina l’involuzione raggiunge – dopo l’artigianale “vuoto” dell’ultimo ventennio (Vattani, Massolo, Fini, Frattini) le prime pagine dei media ed invera al 100% la condanna anti-lobby di Papa Francesco e distrugge (altro che “compitini” del Ministro Mogherini) un patrimonio di credibilità costruito in decenni.

Una impotenza (e un crollo di credibilità) tanto più gravi in quanto sia l’integrazione europea che – soprattutto – uno spazio di responsabilità nell’area mediterranea (auspicato da Washington) rimane aperto per noi.   Aperto, ma poco attraente per la “corta vista” che affligge il Paese.

Resterebbe il privato (totem renziano per eccellenza…) e questo – ultima denuncia dei media – delocalizza e uccide posti di lavoro a migliaia con i quattrini pubblici ed attraverso Enti preposti all’ “internazionalizzazione” dell’economia italiana.   Inutile infine disturbare il “rispettoso” silenzio che ha accompagnato il benservito di Marchionne e della (ex) Fiat al Paese che l’ha servita per un intero secolo: venendone ricompensato con un calcione finale (magari facilitato da “napoleoncini” casalinghi…)

In breve: la “festa” continua, altro che svolta…    Salvo sperare nella Roma…. E così punire la Juventus, visto che toccare la (ex) Fiat proprio non si può….

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