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31/03/2014

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Elezioni municipali in Francia ed in Turchia.   Conversazioni a Parigi tra Stati Uniti e Russia per avviare una transizione consensuale in Ucraina.   Impasse sulle riforme istituzionali in Italia.   Il “caso” marò rinviato ad una udienza fissato al 31 luglio, ma con l’esclusione dell’applicabilità della legge anti-terrorismo (e, dunque, la sparizione di fatto del rischio pena capitale).     Tutto sommato un week end tranquillo e propizio – ove lo si volesse – alla riflessione.

Gli elementi ci sono.   Parigi è rimasta “rosa” e non ha accettato neppure la sfida gollista con una candidata stretta collaboratrice di Sarkozy e rimasta di ben dieci punti sotto la socialista (di origine spagnola) Anne Hidalgo e per molti anni “vice” del Sindaco Delanoe.  Nel frattempo il successo – a livello nazionale – del Front National viene confermato, ma non altera il quadro complessivo se non per le aspettative anti-europee dal voto per l’Assemblea di Strasburgo a fine maggio.   Conseguenza diretta (in perfetto stile “italiano”) la sostituzione dello scialbo Ayroult (promosso da Hollande all’indomani delle presidenziali da Sindaco di Nantes a Primo Ministro di Francia con l’altrettanto scialbo – ma volitivo…- Manuel Valls (altro spagnolo, anzi catalano).   C’è da aggiungere che, mentre la neo-Sindaco di Parigi rivendica esplicitamente un’eredità di “sinistra”, Valls lavora da anni ad ipotesi di “terza via”: autore di testi critici, massone membro del Grande Oriente di Francia, partecipante a riunioni del Club Bilderberg (nota assise informale superconservatrice assai cara all’ex Premier italiano Professor Monti…).  In breve i socialisti di Francia perdono e dove vanno?  Semplice: a destra.

In Turchia, il conservatore islamico Erdogan (che però vanta al suo attivo i lunghi anni di boom e di riqualificazione delle infrastrutture e gode perciò di ampio consenso negli strati popolari meno avvertiti) è uscito praticamente indenne dalle sue municipali: le vie del cambiamento saranno dunque su altre scadenze e – probabilmente dato il suo stile autoritario – più drammatiche.

Da noi, l’impasse sulla “trasformazione” del Senato, aggravata dal “pronunciamento” del Suo Presidente Grasso e dalle manovre della nota Senatrice Finocchiaro, è stata “risolta” con un fantastico pateracchio allargato ai Sindaci e ad altre “espressioni dell’autonomia”: il pateracchio rimane comunque subordinato ad ovvi passaggi parlamentari.  Già che c’era il Governo ha partorito una sorta di “riserva” dello Stato a livello centrale rispetto alle Regioni.

In breve il Senato è morto, viva il Senato.

Non solo, ma è palesemente iniziata la deriva del Gabinetto Renzi alle prese con l’impresa impossibile di vendere all’opinione pubblica (e soprattutto agli storici “addetti ai lavori” rappresentati dalla “nomenklatura”) operazioni del tipo dell’orrendo Italicum come “riforme”: il Senato “light” (come lo chiama Renzi) ne è l’esempio del giorno.  Difficile condividere il sentimento renziano che basterà vedere le “bellissime” slides del Ministro Boschi  per capire il “salto in avanti” compiuto in quattro e quattr’otto.   Di più la riduzione dei numeri in Camera e Senato, più la contrazione del passaggio paritario nella ex Camera Alta (bicameralismo “perfetto”), dovrebbero assicurare le economie che il popolo (“bue”…)  si aspetta.    Quanto alla Costituzione repubblicana, che il Partito a cui Renzi appartiene e di cui è Segretario definiva “la più bella del mondo”, sempre più appare come usurata,  carta straccia sulla via del “nuovo che avanza”.

Ed è forse nuovo sparare (mediaticamente) insulsaggini giuridiche e sostanziali come l’“approvazione all’unanimità” da parte del Consiglio dei Ministri di un provvedimento di cui esso stesso è autore.    Né più né meno di un Tizio o Caio che approvasse “all’unanimità” la propria decisione di andare a cena, o a fare una passeggiata…?     Per la precisione – poiché all’inizio la Ministro Giannini di Scelta civica non era proprio d’accordoma alla fine sì- la situazione reale è quella di un Tizio o Caio che diretto a cena o a passeggio rintuzzasse con successo le obiezioni dell’anziana governante.   Unanimità…

Una sola domanda.  Non dovrebbero (potrebbero) essere i cittadini a decidere quale sia per loro il “nuovo” da far avanzare?  Purtroppo a Roma, così come a Parigi, un manipolo di detentori del “potere” si ostinano a scambiare questo con la politica.     Un abbaglio non incolpevole che – passo dopo passo – sta conducendo l’Europa ed i Paesi che la compongono verso un abisso di regressione da cui non si uscirà facilmente, anzi forse mai più.

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