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28/03/2014

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“Passata la festa, gabbato lo Santo”, così recita un vecchio detto popolare, praticamente un frammento della “saggezza” collettiva italiana, uno di quei talismani che – in assenza di un pensiero critico più articolato e maturo – aiuta a passare indenni attraverso vicissitudini che non si prevedono né – tanto meno – si capiscono.  E questa era un po’ l’idea mentre l’Air Force One si involava verso i cieli dell’Arabia Saudita.    Altro (ambiguo) caposaldo del potere statunitense nel mondo.

In verità già all’alba del giorno fatidico della venuta del “messaggero” da Washington, icona di un paio di generazioni di ex comunisti e (forse “malgrè soi”- al di sopra della sua volontà – misto sublime di ottime parole ed opinabili azioni) leader di quello che una volta si chiamava il “mondo libero”, insomma fin dal primo mattino la messa per i “politici” celebrata da Papa Bergoglio non lasciava presagire niente di buono (non buono per questi “fedeli” più o meno improvvisati) e spingeva ad augurarsi una rapida conclusione di una giornata densa ma difficile.

Accadeva infatti che il Papa (forse per “scaldarsi” in vista dell’incontro con Obama…) decidesse di accogliere la richiesta dei cattolici devoti e di quelli in via di conversione o – più semplicemente alla ricerca di un’assoluzione “forfettaria” .  Il “naso” però non faceva presagire niente di buono ed infatti Bergoglio faceva partire una predica “senza sconti” (per usare un termine assai in auge a Montecitorio e dintorni) e picchiava duro su un punto che gli sta assai a cuore e che – da laici – condividiamo fino in fondo: i peccatori si possono assolvere (e capire), ma non i corrotti perché (ovviamente) costoro hanno smarrito il senso del bene e del male: una nozione che la Chiesa di Francesco non ritiene (così dice da un po’ di tempo…) un proprio monopolio, ma  scaturisce dal semplice utilizzo di un senso umano chiamato “coscienza”).     I peccatori ce l’hanno, i corrotti no.  I peccatori possono redimersi, i corrotti difficilmente tornano indietro.

Ahi, ahi.  Una argomentazione che ricorda un’altra assai condivisibile enunciata qualche mese addietro e cioè quella sulle lobby (gay, massoni, e chi più ne ha più ne metta) tutte colpevoli.  Proprio in quanto lobby.

La durezza di Francesco contro i “sepolcri imbiancati, che si sono allontanati dal popolo” e pensano… agli affarucci loro (poco “ospitale” rimarcava una deputata incautamente devota…) lasciava basiti i professionisti della politica (usi ad autoassolversi nel nome abusato di Machiavelli e nel motto nazionale “ tengo famiglia”, anzi “famiglie”).  Un illividito Casini testimoniava per tutti.

Il punto è che il “gabbato lo Santo” all’indomani della festa diventa così un esercizio acrobatico per almeno due ragioni: la prima è che Obama in persona faceva propria buona parte del messaggio di Francesco (pur nella rituale distinzione dei ruoli..) e riaffermava pubblicamente come imperativa la necessità di rettificare gli effetti negativi della globalizzazione  (incluse le accresciute diseguaglianze e l’aumento delle marginalizzazioni tra individui, classi e popoli).  La seconda è che l’intervento “a gamba tesa” (come si usa dire…) di Bergoglio preannunciava tempeste future per chi si illudesse di ripetere il “magic show” berlusconiano.   Da cui – come ci informano statistiche e cronache – ricchi e felici sono usciti solo i soliti e i ricchi medesimi… con in più la bella Ruby divisa tra la villa messicana e gli investimenti negli Emirati.

In realtà il “gran giorno” ha avuto – come si è già ieri commentato – un nota esplicitamente positiva e cioè l’esplicito incoraggiamento e l’apertura di fiducia di Obama per una possibile “svolta” italiana: la “saggezza” di Napolitano e l’“energia” di Renzi.  Ovviamente non solo personali, ma di orientamento.   Purtroppo allo stato rimane difficile condividere l’auspicio obamiano: gli ultimi tre Governi hanno fatto molto soffrire gli Italiani senza garantire una via realmente né una riparazione dei guasti strutturali del Paese, né una prospettiva nuova per il futuro.  Anzi – come dimostra l’andamento del famoso spread – i soli vincitori sono i mercati finanziari.  E questo, sia detto per inciso, è stato anche il modello di Obama per la fuoriuscita dalla crisi.  Con successo e con una “fase due”…   di rinnovata espansione, se non di riduzione degli squilibri.

In Italia, la fase due è solo verbale o – peggio – contrassegnata da ulteriori contrazioni della sovranità popolare e della rappresentanza democratica gabellate come “riforme epocali” realizzate “a tambur battente”.  Non resta che sperare che l’enfatica ridda” di “Yes We Can”   si traduca in fatti anche nel Belpaese.  Stando magari attenti ad un altro proverbio: “la gattina frettolosa fece i gattini ciechi”.  O importandone un altro dalla Cina: “la Lunga marcia di centomila miglia, cominciò con il primo passo”.   Purchè – aggiungeremo noi – sia fatto nella giusta direzione…

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