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19/03/2014

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Che l’agonia del Caimano sarebbe stata lunga ce lo aveva  detto esattamente otto anni fa (in questi stessi giorni di inizio primavera) Nanni Moretti con il suo omonimo film.   E ci aveva detto che nel rogo finale avrebbe cercato di trascinare l’intero Paese in un grottesco “remake” del biblico “muoia Sansone con tutti i Filistei”…

Da mesi – mentre l’Italia lotta confusamente per uscire dalla peggiore crisi del secondo Dopoguerra – prosegue lo sgradevole rumore di fondo di questa agonia vissuta nel modo più volgare possibile: a conferma che non di “statista” – o di “unto del Signore”– si trattava bensì di un avido, egolatra, opportunista, trafficante, piccolo borghese.  In breve (e ciò spiega le ragioni del suo successo ventennale) una perfetta incarnazione dei vizi e dell’immaturità nazionale.        E non occorre ripetere ancora una volta le complicità e le viltà di quelli che avrebbero dovuto essere gli “anticorpi” a quella che negli anni è diventata una vera e propria malattia dell’intero Paese: basti dire che la crisi della politica come sintesi “alta” della società nazionale è stata accettata per due decenni in una liquidazione di fatto di un patrimonio che ha avuto non pochi eroi consapevoli e grandi masse in lotta non solo e non tanto per sé stesse, ma per un’idea più alta del destino nazionale.

Questo patrimonio è stato sacrificato in nome di un “realismo” politico che ci ha portato sempre più in basso fino al punto in cui si trova oggi il Paese.  Non solo ma, mentre il vero punto all’ordine del giorno è quello di un risanamento nazionale che si accompagni al rilancio e alla democratizzazione dell’Unione Europea (oltre tutto la sola dimensione in grado di reggere l’urto della globalizzazione e della pervasività autoritaria dei mercati finanziari) da settimane siamo costretti ad assistere ai contorcimenti del cosiddetto Cavaliere e dei suoi aggressivi sicofanti.   E – purtroppo – il “colpo di teatro” dell’intesa tra questi ed il neo Primo Ministro Renzi (per partorire una legge incontestabilmente figlia del “porcellum”…) ha oggettivamente dato fiato a questa patetica Stalingrado brianzola.

La decisione della Corte di Cassazione – resa nota ieri sera – di confermare i due anni di interdizione dai pubblici uffici per il Sansone nostrano dovrebbe definitivamente tagliare la testa al toro ed indurlo (ammesso che ciò sia possibile) ad “accontentarsi” di quanto si è già preso e di lasciare il Paese in pace a confrontarsi con una non facile strada di risanamento e rinnovamento.  Non solo gli Eschimesi, ma anche i Giapponesi e molte altre etnie prescrivono come dovere sociale che gli anziani si ritirino (montagne, nevi, eccetera) e lascino il campo ai giovani assegnando a sé medesimi una fine dignitosa.   Non si pretende tanto dall’ “edonista” lombardo ma – almeno – che ci risparmi settimane preziose che rischiano di precipitarci nuovamente nel ridicolo internazionale e nella confusione interna.   Le prime rabbiose reazioni alla inevitabile decisione della Magistratura fanno dubitare di questo ripensamento in extremis.  Viceversa si affollano le ipotesi più strampalate: dall’investitura di una figlia di secondo letto (sic) ad una campagna elettorale comunque partecipata e contraddistinta dall’invettiva contro le “ingerenze” della preoccupata Europa.

Perfino il grottesco – ed esemplare – caso di una delle sue “protette” catturata all’aeroporto di Roma con un leggiadro bagaglio di 24 chili di stupefacenti non è riuscito ad indurre alla prudenza.  Né tanto meno gli altri procedimenti giudiziari tuttora in corso (caso Ruby/Olgettine e compravendita di senatori) hanno indotto né lui né la sua corte alla moderazione.

Dunque,  sul tappeto resta una sola opzione – o per meglio dire una speranza – e cioè che gli Italiani accolgano (assai tardivamente…) l’appello loro rivolto da Giuseppe Garibaldi un secolo e mezzo fa e cioè il famoso: “siate seri”.    E se proprio non riusciamo ad essere seri, basterebbe un briciolo di cervello per capire che questi non sono i mesi del “bunker della Cancelleria” con i Russi alle porte di Berlino, ma quelli da impegnare per portare le proprie ragioni nella “ristrutturazione” che – comunque – il Governo Renzi porterà avanti.  Più utile dibattere con il “Commissario ai tagli” Cottarelli che portare fiori e cioccolatini al capezzale del Cavaliere.   E, magari, contribuire a quell’ “altra Europa” che potrebbe spazzare via l’idiozia autarchica ed autolesionista del “no Euro”.    Un’idiozia che – tanto per ridere un po’ – si può paragonare al detto popolare: “per fare dispetto a mia moglie, mi taglio i…”.

Insomma ancora e sempre: farsa o tragedia?

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