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18/03/2014

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Angela Merkel incontra Matteo Renzi, con gli onori militari a Berlino..Da notare nel premier italiano,l'errata allacciatura dei bottoni del cappotto.

“Impressionata” addirittura “colpita”: a stare alle piuttosto servili cronache della stampa italiana (naturalmente con l’ eccezione almeno parziale di quella dell’impero berlusconiano) sembrerebbe di essere tornati ai tempi di quando Hitler idolatrava il suo “maestro” Mussolini.

Di questo tono sono i commenti all’indomani della visita-lampo a Berlino di Matteo Renzi e – quanto alle immagini – i baci “parlano da sé…”.   Peccato che ci troviamo ancora una volta di fronte – più che ad un folgorante successo politico-diplomatico – ad una prova di normale cortesia e di cauta aspettativa: nella speranza che “questa sia la volta buona” ovvero che il nuovo Gabinetto italiano duri un po’ più dei precedenti e – soprattutto – sia diverso dall’esecrata “era” Berlusconi.

Infatti soltanto l’innato servilismo verso il nuovo “padrone” ed una buona dose di inguaribile provincialismo può indurre media che dovrebbero essere avvezzi agli incontri al vertice a tradurre l’usuale espressione “I am impressed” con l’enfatico “sono impressionata”.  Verrebbe da commentare in “basic Italian-Roman”: “ma de che?”.   Certo lo svelto giovanotto fiorentino è stato bravo a snocciolare ancora una volta la litania delle decine di provvedimenti che in un futuro ravvicinato (così dice) dovrebbero cambiare la faccia di questo stanco Paese.  Anzi, come d’abitudine, ha ironizzato sulla sua precedente conferenza-stampa ad uso domestico: ironizzato “a metà” perché appare veramente convinto che le sue ricette siano praticamente il “talismano della felicità”.  Basterà attuarle e la crisi non sarà che un brutto ricordo di quando l’Italia era guidata dagli “incapaci”.

Il Primo Ministro – evidentemente “sparato” nel raccogliere il consenso teutonico – è stato peraltro ben attento a non toccare i totem “vincolistici” dei Tedeschi e, per la verità, lo ha fatto con una certa abilità (soprattutto nei confronti del “mercato” interno) quando ha ribadito che i “vincoli” non vengono da “fuori”, ma ci appartengono direttamente in quanto anche gli Italiani (anzi soprattutto gli Italiani) sono parte essenziale del processo di convergenza, del concerto “federale europeo”.   Insomma speriamo che d’ora in poi (all’insegna dell’enfatico: “lo facciamo per i nostri figli”) non saremo più costretti ad ascoltare lo stucchevole (e largamente falso…) “ce lo chiede l’Europa”…

In breve: tutto bene quello che finisce bene…  Peccato che – in perfetta contemporaneità – uno spettro (un vecchio spettro) abbia ricominciato ad aggirarsi per l’Europa suscitando immediate apprensioni e messe in guardia.   Ancora una volta, infatti, il vecchio Caimano ha sbandierato la volontà di “tornare in gioco” (“come si fa a tenere in panchina un fuoriclasse come me?).    Già come si fa?  Firme piovono a centinaia di migliaia, brividi corrono nelle schiene delle Cancellerie Europee.   L’interrogativo è: non sarà che gli Italiani imporranno il loro Al Capone (già ugualmente condannato per illeciti fiscali ed in attesa di tutto il resto…) nelle liste per il rilancio dell’Europa?

Sempre nelle ore della “missione a Berlino” due notizie apparentemente “minori” vanno segnalate.  La prima – senz’altro positiva – consisterebbe nell’istituzione di una Commissione che metta la parola “fine” (storica, ma anche politica) ai tragici rapimento ed uccisione di Aldo Moro.  E’ infatti noto che la generalità degli Italiani attribuisce a quei fatti il significato di un blocco  voluto (e non solo dalle brigate rosse…) rispetto ad una transizione pacifica ed inclusiva del nostro Paese.   In quel passato c’è il “De te fabula narratur” di tutti noi e – probabilmente – la chiave per comprendere il blocco del nostro progresso e peggio della semi-sparizione dell’Italia dal novero delle Nazioni padrone del proprio futuro.   Ed allora ben venga questa – sia pur tardiva – iniziativa.

Seconda novità.  La magistratura britannica ha rifiutato l’estradizione di un cittadino italiano, certificato mafioso e condannato a sette anni di carcere in quanto il sistema carcerario italiano comporterebbe (a dire loro e di qualunque osservatore) un trattamento “degradante ed inumano”.   Era già accaduto in Inghilterra con un Somalo condannato dalla magistratura italiana.  Ora accade di nuovo con un’ampia documentazione dell’inqualificabile stato del nostro sistema carcerario.            Pochi giorni fa – in visita a Roma – l’ex Presidente brasiliano Lula tornava sul caso Battisti e difendeva il più volte ribadito diniego all’estradizione di Battisti in Italia.     Il punto in questo caso è duplice infatti – oltre alle considerazioni britanniche (ed Europee…) sulle nostre carceri – non può non sorprendere tanto accanimento quando proprio i responsabili della morte di Moro e dell’eccidio della sua scorta sono tutti (come del resto i maggiori protagonisti degli “anni di piombo”) da tempo immemorabile fuori dal carcere.

Non solo verità, ma anche coerenza vò cercando…

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