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13/03/2014

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Correva l’anno 2001, si era cioè appena entrati nel secondo millennio, e Silvio Berlusconi spacciava un pezzo di carta “firmato” nelle mani del suo amico Bruno Vespa nell’ospitale (per loro…) salotto di regime di “Porta a porta” come un impegno di realizzazioni nell’interesse degli Italiani: i quasi quindici anni che ne sono seguiti sono stati – senza tema di smentita – i peggiori della storia repubblicana del Paese.

Ieri sera Matteo Renzi si è presentato allo stesso uditorio – cioè noi – con un analogo espediente: tuttavia “tarato” per un pubblico non più “contadino” (annichilito da un foglietto scritto…) bensì avvezzo alla comunicazione visiva ed informatizzata.  E così ha “confermato” i mille euro (annui) per 10 milioni di cittadini.    Non ha praticamente detto chi li pagherà, ma già questa mattina il fido Delrio si lasciava sfuggire l’ovvia conferma che si tratterà dell’ennesimo “travaso” dai ceti medi mentre i grossi patrimoni parassitari resteranno indisturbati.  Del resto la stampa informa che lo stesso Renzi fruisce di un “pied à terre” fiorentino (mentre la famigliola si gode la pace del villino di Pontassieve) cortesemente fornito dal suo amico e finanziatore nonché “appaltatore” comunale (parcheggi, aeroporto)  tal Carrai.   Minuzie, considerato che l’ex Ministro Scajola l’appartamento vista Colosseo lo ricevette “inconsapevolmente” (i giudici confermano che è tutto ok…).

Ma queste sono – ovviamente – solo cattiverie a fronte di un evento per certi versi “storico” e che – infatti – ha fatto parlare di “frustata” di evento “spiazzante” e compagnia cantante basita dalla “modernità” e “radicalità” dell’approccio.  E questo è vero, anche se ai più anziani lo show ricordava irresistibilmente le trasmissioni dell’ “Amico degli animali” Angelo Lombardi con il Sottosegretario Delrio nel ruolo dell’indigeno fedele “Andalù”.  Lo stesso Renzi (altra prova di “modernità”) faceva il controcanto a sé stesso mimando gli imbonitori da fiera (“non ve lo per… ve lo do per… eccetera) e i più disinvolti conduttori televisivi (voglio le domande da giornaliste donne e non da quelle con la barba…).  Chiamava per nome (come Obama…) e con stile anglosassone le giornaliste conosciute, anche a riprova della sua simpatia personale per le reduci dalla sconfitta del diktat delle “quote rosa”.

In sintesi ci vorrebbe Arbasino per descrivere il clima da “signora mia, quanto è carino… ci ha perfino raccontato della sua colazione con il brasiliano Lula, quanto è fresco, quanto è moderno…”   Logico che susciti la simpatia (e l’invidia?) del vecchio Caimano costretto a metter mano al portafoglio…

Estetica a parte, va però riconosciuto – e suscita una qualche non irragionevole aspettativa – il fatto che tutto l’impianto – e la tempistica – degli impegni costituisce di per sé un’innovazione rispetto all’isolamento (prima di tutto culturale) di tutti gli ultimi Governi: passare da Monti/Fornero e perfino da Letta e co. ad un lessico fin troppo comprensibile (es: “ci vogliono un paio di mesi per elaborare i dati del provvedimento “x” o “y”, quindi se ne parla il 1 maggio…) costituisce una rivoluzione copernicana di cui il Paese aveva assoluto bisogno.

Di più.  Se vi è una qualche garanzia che la “Garzantina” enunciata ieri sera venga attuata (vedremo come…) non risiede tanto nel carattere “pattizio” dell’insieme, quanto piuttosto nella concretezza temporizzata del medesimo.    Come dicono gli agricoltori della Nuova Zelanda: “le pecore si contano a maggio…”.

Le note di contorno (il ciellino Lupi, il bonario Poletti) hanno avuto solo la funzione di non spezzare troppo presto il “climax” montato da Renzi (es.: “leggete la cartellina, ma dov’è la cartellina”: sottinteso “berlusconiano”: se non faccio io tutto, qui non funziona niente…).  E tuttavia – anche qui – il neo-Ministro del Lavoro ha dato un tocco di interessante ragionevolezza (altra rivoluzione copernicana per un Paese pateticamente “pinguino”) parlando di superfetate “leggi tortura” (ovviamente da abolire), di snellimento e concretezza nella gestione del mercato del lavoro, nonché di un punto fin qui completamente assente nelle piattaforme Monti e Letta: la necessità, il dovere “morale” dell’impegno collettivo e della responsabilizzazione individuale.  Esempio: chi percepisce prestazioni “sociali” sarebbe tenuto a “restituirle” sotto le più varie e possibili forme di volontariato.   In sostanza una politica non solo di diritti, ma di inclusione.   Il che sottende ovviamente un’ottica che non si può non condividere e che vede come motore essenziale della fuoriuscita dalla crisi (= coma) un solidale impegno di tutti i cittadini.

Del tutto a margine va detto che i “grandi” Sindacati – e cioè CGIL e CISL – (ormai autoconfinati nel ruolo di “panna montata”, spesso acida, sulla torta) si sono prontamente allineati.  Forse sperando di far dimenticare di aver “lasciato soli” milioni di lavoratori e pensionati soprattutto negli ultimi terribili anni.    A meno di non voler considerare “vittorie” le protagonistiche “campagne”  dell’ottimo Landini, un velleitario “grillo parlante” di quelli che si sente più dirigente di quelli che dirigenti (buoni o cattivi…) lo sono davvero.

Finalino ottimistico (e tale da irritare tutti…) . Meglio Renzi che Bertinotti… se proprio il Paese non dispone di niente di meglio… Almeno il primo è incontestabilmente vivo…

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