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12/03/2014

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“Potessi avere mille lire al mese…” Così si cantava alla fine degli anni ’30, mentre si “gassavano” i “negretti” etiopici del Negus e “l’Impero tornava sui colli fatali di Roma..”.  Ecco ci siamo: le mille lire sono diventati i simbolici mille euro del “salario universale di disoccupazione” (sic…)  e – tra oggi e domani – Renzi, dopo aver fatto ferreamente rispettare il suo accordo con il vecchio Caimano varando (alla Camera…) l’orrido “Italicum”, che sottrae definitivamente rappresentanza e diritto reale di voto ai cittadini italiani, lancerà il mega-pacchetto fiscale a cui seguirà il “pacchettone” lavoro (“Jobs Act”).  Tutto ciò ricorda irresistibilmente gli spot “FATTO” del primo Berlusconi.  Con i risultati “finali” che viviamo giorno per giorno da almeno cinque anni…

Non solo ma, poiché tutto ciò era chiaro e noto fin dal momento dell’“intronazione” del giovanotto di Pontassieve, sorge inevitabile la domanda su chi abbia scritto la “sceneggiatura” e la aggiorni quotidianamente:  insomma chi è – o chi sono – i “burattinai” di questa “Soap Opera” destinata a rinnovare i fasti ormai pluridecennali de “Un posto al sole”.   A noi, a tutti noi resta il ruolo di “comparse”.     Quanto a Renzi, forte del motto “Ho i soldi (ma dove li ha presi? ndr) e vado avanti”. Anzi: già oggi pomeriggio dovrebbe esserci l’annuncio della duplice vittoria… Italicum + “riforme”.

Questo detto allarghiamo un po’ l’orizzonte.  Intanto l’Europa dove – come si è detto – la “rivoluzione in Ucraina” si è ormai trasformata nella secessione etero-diretta (da Mosca) della Crimea.  Qui, voto nel Parlamento locale e referendum hanno fulmineamente sancito il ritorno all’era pre-Krusciov e cioè il ritorno alla grande Madre Russia.    Anche se ciò non piace ad Obama e al suo Segretario di Stato Kerry…

Qui (come sottolinea la sola Barbara Spinelli) l’Europa ha colpe di fondo incapace come è stata di proporre un modello dinamico aperto e federativo: divisa – come è – tra un sempre più flebile orgoglio da modello da “terza via” fiaccato sia da una crisi autoalimentata che da un visibile arretramento dell’intero processo di integrazione regionale.   La superiorità europea rispetto ai “destini manifesti” degli Stati Uniti e della stessa Russia neo-imperiale di Putin consisteva infatti nel porsi come “tappa” intermedia e al tempo stesso “esemplare” di un processo tendenzialmente cosmopolita.   Ora, inceppata al proprio interno e verso l’esterno, si autocondanna all’irrilevanza e – peggio – al ritorno dei mortiferi Stati nazionali.  E quindi – dopo il frullatore balcanico – eccoci alla Crimea e domani chissà.   Per non parlare del Nord Africa e del Vicino Oriente…..

Intanto – ad ulteriore testimonianza del ricentramento globale in atto tanto ad Est che ad Ovest – l’America Latina non presenta soltanto turbolenze ma anche positive evoluzioni.  Due esempi: Cuba ed il Cile.  La prima – sia pure con lentezze da tardigradi post-comunisti – procede nella liberalizzazione economica che, per una volta, potrebbe legittimamente tradursi in una progressiva apertura pluralista ricompattando (almeno in parte) i Cubani della diaspora all’indomani della sparizione di quel che resta del nucleo storico della “Revolucion”.   Il secondo – con il nuovo mandato (inaugurato ieri) della socialista (progressista) Michelle Bachelet ha già confermato una “tenuta” democratica che i quattro anni della Presidenza del liberal-conservatore Sebastian Pinera non hanno alterato ma – in un certo senso – consolidato grazie anche all’effervescenza dei movimenti politici giovanili di massa.   Insomma società aperte ed in movimento, compatibili con la crescita e non – come in Europa e particolarmente in Italia – stolidi gestori dell’invecchiamento, della regressione, della crisi perpetua  o – come nell’era berlusconiana e probabilmente nel caso attuale – di un vacuo imbellettamento.

Di più: dovrebbe far riflettere come, una volta usciti da una dittatura feroce come quella di Pinochet, la guarigione democratica sia pronta e vigorosa, mentre il ventennio berlusconiano (assecondato da una sinistra pavida ed inetta e mirata alla sola propria complice autoconservazione) si stia rivelando come una malattia cronica della società italiana.   Cronica, dunque clinicamente irresolubile.

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