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11/03/2014

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Camera, discussione su riforma della legge elettorale

Dopo Matteo “l’Africano” il mese prossimo potremmo goderci lo spettacolo di Matteo “il Cinese”: insomma un “salto” a Pechino con acclusa una bella “Photo Opportunity” su e giù a passeggio sul dorso della Grande Muraglia.     Almeno questa è l’indiscrezione lasciata filtrare da Palazzo Chigi nel bel mezzo dell’epica battaglia parlamentare denominata “battaglia per la parità”: indiscrezione che richiama e modernizza le luci accese a Palazzo Venezia affinchè il popolo sapesse che il Duce era sempre intento al lavoro notte e giorno per il “bene” dei suoi fortunati concittadini/sudditi.   Allo stesso modo il nuovo Primo Ministro italiano non si fa distogliere dalle contingenze delle élites parlamentari e invece progetta nuove “imprese” diplomatiche per il bene dell’intero Paese.  E poco male se la meta cinese (ormai la seconda economia del pianeta) non sia proprio una “scoperta” mezzo millennio dopo il Gesuita Matteo Ricci e quasi un millennio dopo il veneziano (ma non era anche lui fiorentino?) Marco Polo.

E, qui – nel silenzio che speriamo breve di Papa Francesco, l’unico spirito ecumenico rimasto sulla faccia della terra, e sia pure tale per  ragioni “professionali” – finiscono le “buone” notizie.  La battaglia (persa) per garantirsi un super-voto e metà dei “posti” in Parlamento ha dimostrato un livello di regressione anche intellettuale spaventoso e costituisce un record anche per le assai modeste cronache parlamentari italiane (si vedano ancora una volta i “Prolegomeni alle Batracomiomachie”, battaglie dei topi e delle rane di Giacomo Leopardi…). La migliore sintesi l’ha inconsapevolmente fornita la deputata PD Giuditta Pini evocando il minaccioso “spirito” di Lorena Bobbit l’allora giovane ecuadoregna che tranciò il pene del marito Mr Bobbit (pene poi fortunosamente e precariamente riattaccato…):  in sintesi “voi non ci date metà della “torta” e noi vi castriamo.      Una fantastica cultura politica che mette le elette “democratiche” sullo stesso piano delle “nominate” berlusconiane promosse sul campo di battaglia delle notti di Arcore (e Palazzo Grazioli).   Entrambi i raggruppamenti biancovestiti (con la significativa eccezione della Santanche…) si sono infatti coalizzati intorno alla battaglia di retroguardia all’insegna del famoso “abbaglio” freudiano dell’ “invidia del pene” e della difesa ad oltranza di quello che – più che un temporaneo servizio alla collettività – ritengono essere un legittimo bottino.   Allora meglio le vestali obbedienti stile Ministro “pastello” Boschi…

Vabbé, chiudiamola lì.   Ed asteniamoci per ora dal dilungarci ancora sulla paradossale assenza di qualsivoglia movimento di massa in una fase così complessa di potenziale fuoriuscita dalla crisi in cui il Paese affoga.  Vorremmo solo citare il taglione in cui sono precipitati i Sindacati ed in particolare quello maggioritario, la CGIL.     Questa – dopo aver promosso e diretto una serie di battaglie destinate più a rafforzare il proprio ruolo che i destini dei suoi rappresentati – non viene affatto “premiata” per il complice silenzio dell’ultimo triennio, ma piuttosto ridicolizzata dall’appello diretto al popolo portato avanti da Renzi, che “negozia” soltanto con il suo “padre spirituale” e colloquia unilateralmente con l’ “italiano medio”: ovvio che non gli servano le mediazioni, né le finzioni sceniche delle “concertazioni”.

Come diceva il mai abbastanza citato “padre della Patria” Palmiro Togliatti: “fuori i pagliacci dal campo della lotta”.  E tanto meglio ora che la lotta manco c’è più.   Quanto ai “grandi capi” sindacali, i due comprimari – Cisl e Uil – sono visibili solo nei “talk show” di regime ed il primattore – la CGIL – è totalmente assorbito dai due “duellanti” la rocciosa Camusso ed il furbetto Landini : la prima tenta la vittoria con una stasi che ricorda la “zarina” di Montecitorio Nilde Jotti, il secondo echeggia il tragi(comico) modello Bertinotti che dopo aver fatto naufragare decine di vertenze e contratti approdò alla Presidenza della Camera…  Il tutto spiega – almeno parzialmente – come l’area del dissenso venga monopolizzata o dal “Grande Dittatore” Beppe Grillo o dalla resurgenza fascista e leghista.  Amen.   Per ora.

L’atmosfera “centrifuga” è ancora più visibile in questi giorni (mesi, ultimi anni…) a livello internazionale.  I focolai si moltiplicano ed incistano.  L’Ucraina ne è un esempio: lungi dal ricomporre una qualche forma di transizione interna, assiste impotente alla peggiore internazionalizzazione possibile.   Anzi si deve essere grati all’attuale stallo “diplomatico” perché – quanto meno – evita o almeno ritarda un’esplosione conflittuale (che verrebbe condotta sulla pelle degli Ucraini stessi o degli ugualmente sfortunati “Crimeani”).

Nel frattempo il fulcro della controversia si misura anche su quale dei fronti (tre…) – Russo, Europeo, Statunitense – offra maggior sostegno alla sempre più fragile Ucraina.  Domenica prossima è in calendario il “referendum” in Crimea.     Le pedine vengono spostate di momento in momento.  Fortunatamente e appunto siamo ancora alla crisi “controllata”.   Fino a quando?

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