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07/03/2014

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renzi riforma elettorale

In un grande libro di Curzio Malaparte – “La pelle” – forse il miglior “reportage” sull’immediato dopoguerra nell’Italia occupata ed anche il più franco (rispetto agli obbligati pudori del neorealismo) con la frase  “put your finger” a far orrendamente “testare”  una rara vergine sopravvissuta  allo sfacelo napoletano – una pagina indimenticabile descrive il muto abbaiare di cani (probabilmente destinati alla vivisezione) e per il momento con le corde vocali recise.

Ecco, il dibattito in corso alla Camera sulla cosiddetta “riforma” elettorale  faceva pensare che questo sia il destino degli Italiani , ed anzi già questa sia la loro condizione.   Invitati – come sono – a celebrare l’indecente accordo tra il vecchio “capataz” e quello nuovo.   Un grande silenzio è già sceso su fatti giuridicamente mostruosi e politicamente distruttori di quel tanto che restava della democrazia italiana.   All’insegna del farisaico e pretestuoso imperativo sulla “sera della vittoria” – o tu o io – e gli altri?  E noi?  Semplice: chissenefrega.   E pensare che questa mostruosità (i premi di maggioranza, i “vincitori” con il 20% degli aventi diritto al voto, i voti ai partiti “minori” a valore variabile (il doppio se appecoronati ad uno dei due – finti – duellanti), l’assenza di scelta diretta da parte degli elettori del loro rappresentante è stata concepita con il fattivo concorso di pseudo-giuristi in foia di decisionismo: la camicia di forza dell’Italicum sarebbe secondo loro la sola terapia per i “dispersivi” italiani.  Il cui peccato capitale sarebbe quello di ritenere che la “nomenklatura” non governa perché incapace e/o disinteressata, invece di credere al “mantra” del deficit di governabilità.

E’ peraltro difficile trovare una chiave di lettura per la scelta voluta dall’accordo Renzi Berlusconi di trasformare – sic et simpliciter – l’Italia in una super-Bulgaria dei tempi del comunista Zhivkov: anzi peggio perché il voto bulgaro permetteva almeno la cancellazione dei nomi sgraditi.  Nell’Italicum manco questo.   E, se le cose resteranno così, l’unica risposta è quella di un libro del 2004 “Elogio della lucidità” del Premio Nobel Jose Saramago: starsene a casa.  Perché, quando non c’è né scelta, né soluzione, la sola risposta ragionevole (come ci ha insegnato Henri Laborit) è la “fuga” intesa come presa di distanza definitiva da una realtà insostenibile.

Fin qui la cronaca sul primo regalo “avvelenato” della presidenza Renzi, restano poi i primi fatti: abbastanza preoccupanti e carichi di sgradevoli reminiscenze.   Canti nelle scuole “dalle Alpi al Lilibeo” con i balilla, poi seguiranno quelli con i “figli della lupa”.  Il salto nel cerchio di fuoco è affidato alla Ministro Boschi che – essendo avvocato – ha spiegato in Parlamento  che i sottosegretari  Indagati (ma chissà perché li indagano?) sono innocenti, belli ed affidabili fino alla condanna definitiva.  Ma non era quello il metodo Berlusconi testato con Previti, Dell’Utri e nugoli di “galantuomini” a lui fedeli?  Che poi tanto galantuomini non erano… Tipo l’ “eroe” Mangano, stalliere/protettore di Arcore che “non parlò” (il che per un mafioso è peraltro il “minimo sindacale”…).

Nel frattempo lo stesso Renzi fa “un salto” a Bruxelles per il vertice sull’Ucraina (nulla dice e chissà cosa sa…), poi torna di corsa a Roma per omaggiare il Segretario di Stato americano Kerry in un fluente inglese (!?) che manco a Ponte Vecchio… e intanto dice pubblicamente  quanto gli sia piaciuto l’azzimato giovane conservatore Cameron mentre con “zia” Angela – Merkel – già si conoscono e si capiscono.    In entrambi i casi: e ti pareva…

Quanto ai problemi reali che affliggono il Paese ed i suoi abitanti siamo – ovviamente – ancora “a caro amico”, ovvero al pre-incipit.    Anzi è già partita la lagna per l’ “ultimo “schiaffo” europeo all’Italia: evidentemente a Bruxelles – per averci messo sullo stesso piano della Slovenia e della Croazia (quanto a non risoluzione di problemi strutturali) – non devono aver ancora capito la meraviglia della “svolta” exparlamentare compiuta ancora una volta.

La prossima tagliola europea sarà farci firmare la dichiarazione sui diritti umani e democratici prescritta per i Paesi non membri e – nel frattempo – riceveremo la dovuta sanzione per la indegna questione carceraria.  La possibile replica è semplice: “me ne frego”.    In fondo il decisionismo non è stato inventato alla Leopolda, ma a Piazza San Sepolcro sede del fascismo nascente.  E poi – se il decisionismo non funziona – c’è sempre la via di addossare le colpe al predecessore…

Quanto al merito del punto specifico del debito (non per disavanzo primario, cioè squilibrio tra entrate e spese) bensì per il debito cumulato, gli “analisti” filo-governativi sembrano ignorare che gli “ammonimenti” datano da oltre un ventennio: esattamente l’allegro ventennio del Cavaliere.   E cosa è stato fatto nel “ventennio”?  Zero.

Così è del tutto sincero (come al solito…) Il Premier Renzi: “l’Italia sa bene cosa deve fare e non ha bisogno di compiti a casa” (esempio taglio delle spese, a partire dal Circo Barnum a cui assistiamo quotidianamente”)…  Solo che non c’è nessuna intenzione di fare ciò che sappiamo bene….

In sintesi e senza nessun pregiudizio: una frenesia che non si sa dove vada a parare, una assenza di tangibili programmi, una rimarchevole assenza di una visione che vada al di là delle cartine da cioccolatini.   Dall’altra parte a legittimarle una incoercibile fede negli uomini della Provvidenza, una cessione passiva di sovranità, una pelosa ed interessata credulità.    Diceva Brecht (ma quanti italiani lo sanno?): “fortunato il Paese che non ha bisogno di eroi”.  Tanto meno quelli di cartapesta.

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