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26/02/2014

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Con il doppio voto di fiducia (Senato prima, Camera poi) il “bastimento” Renzi è rapidamente partito in un clima quotidianamente “melò”.   Come al solito lo accompagnano ulteriori dati negativi sull’economia reale: quella cioè della disoccupazione, della stagnazione, della paralisi in cui il Paese rimane al di là di qualunque “sparata” auto-elogiativa (tipo: “siamo grandi, veniamo da lontano, ce la faremo  e…. i “marò” sono al primo posto).

Il messaggio è ormai “scarnificato” e – fortunatamente – i tempi di una qualunque “verifica” sono ormai accorciati al massimo.  Anche per la buona ragione che la “velocità” è l’unico contenuto programmatico della “svolta Renzi”.  Ed in effetti il nuovo Premier rovescia le premesse  dello stallo permanente che da anni era diventato la vera Costituzione materiale dell’Italia: uno stallo officiato quotidianamente dai “sacerdoti” della politica politicante.   Nulla si muoveva e nulla doveva muoversi a dispetto dell’evidenza di un Paese rimasto il solo – in Europa – inerte ed incistato in una crisi avviata verso il decennio.   E ciò per la buona ed  evidente ragione che i suoi problemi erano – e sono – strutturali e non congiunturali.

Non è che questo fatto non fosse noto e non avesse suscitato preoccupazioni da almeno cinque anni.   Eppure – vista l’assenza di qualunque risposta politica o sociale – si era ritenuto più che sufficiente occuparsi soltanto dell’epifenomeno (la crisi finanziaria ed il rapporto con il mercato internazionale dei capitali) quanto ai problemi dei cittadini e alla marcescenza del Paese dovevano bastare i retorici appelli presidenziali.   Una scelta suicida per tutti ed una rassicurazione per i gruppi e ceti che nell’ultimo ventennio avevano divorato il Paese, simultaneamente condannandolo ad un rimbecillimento  nazionale da cui non è facile uscire: si pensi soltanto al suicidio del movimento sindacale, alla sostituzione della politica partecipata con i miti (primo tra tutti quello della “dinasty” piccolo-borghese di Silvio Berlusconi).   Il tutto è avvenuto anche grazie all’assenza in Italia di un’industria della comunicazione non asservita .   Una afasia “logorroica” e appunto servile che in questi giorni continua ad autocelebrarsi su tutti i media.

Un esempio di questa orwelliana impasse viene dato in questi giorni con la mitizzazione mediatica (positiva e/o negativa) di Matteo Renzi e con il silenzio assordante su cosa e chi “spinge” il giovane politico se non al successo, certamente ad una fulminea ascesa.   Insomma sulle forze, gli ambienti, gli interessi che – dopo aver fallito sia con Monti (resta il mistero di chi lo abbia ritenuto all’altezza di un’operazione salvifica quando era evidente a chi lo avesse incontrato anche una sola volta la sua totale assenza di senso politico e – forse – di buon senso “tout court”), sia con Letta (la cui colta ma fragile diligenza era palesemente inadeguata per il purulento caos italiano) – individua nell’ex Sindaco di Firenze e nella sua irrefrenabile ambizione l’ “arma segreta” per far passare “la nottata”.   Possibilmente lasciando indenni tutti (o quasi) i responsabili del “trentennio perduto” dell’Italia.   Anzi perfino affidando il Dicastero dello sviluppo ad un imprenditore all’avanguardia delle delocalizzazione ed dell’autoritarismo aziendale e cioè la politica industriale non allo Stato ma ai privati: “indietro tutta”.  Altro che futuro….

E,  si badi bene, quella che precede non è un’ennesima interpretazione di una realtà in movimento, quanto un’analisi di un “successo” di dimensioni inusitate nella rigida Italia.    E, dunque. come è potuta avvenire questa rottura, questa avanzata senza ostacoli e – di fatto – con la “sola” condizione di un patto preliminare con il cosiddetto “avversario” Berlusconi?   Qui sta il punto a cui nessun osservatore si pone (almeno pubblicamente) un dovere di risposta.    Non importa: ora che viene svaporando l’effetto “Truman Show a Campi Bisenzio”, ogni giorno fornirà risposte e spiegherà ciò che si nasconde dietro il Governo Renzi-Berlusconi.  E, ancora una volta, gli schieramenti della politica ufficiale saranno solo schermi mistificatorii.   Il “melò” del rientro di Bersani (a parte le congratulazioni per la ripresa) ne è stato solo l’antipasto… altri ne seguiranno.   E, ancora una volta, va ribadito che le elezioni europee di fine maggio saranno il punto di confine di questa nuova fase della saga nazionale.

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