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18/02/2014

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“Potessi avere mille lire al mese”: così recitava una famosa canzoncina del 1938.  Ed oggi Matteo Renzi – passato come per incanto dalla guida di una città praticamente “autogestita” di 300 mila persone a quella di un Paese di 60 milioni di abitanti – lancia il “réfrain” “farò una riforma al mese”.   L’altro “pezzo” del vinile dell’epoca – ugualmente arrangiato dal Maestro Pippo Barzizza – recava il titolo “Alba allegra”.       Ecco ci siamo: allora nessuno aveva neppure intuito che il baratro era dietro l’angolo, cioè alla vigilia della più spaventosa carneficina del secolo scorso: iniziata con lo smembramento della Polonia e culminata (a distruzione d’Europa completata…) con le ecatombi nucleari di Hiroshima e (per gradire e verificare i nuovi strumenti di morte) anche di Nagasaki.

Ora l’atmosfera è – almeno in superficie – meno drammatica e così qualcuno può prendere sul serio la nuova rodomontata: riforme (elettorale ed istituzionale), lavoro, pubblica amministrazione ed infine la “ciliegina finale” il fisco. Insomma una bella sorpresa al mese.  Come si dice, peccato non averci pensato prima: ci saremmo risparmiati un bel mucchio di suicidi e di sofferenze, e – perché no – un ritorno indietro di almeno vent’anni per un Paese che palesemente già non stava tanto bene…   Per intanto, dopo il magico “meno male che Silvio c’è”, ci siamo guadagnati il “Matteo subito” che da un anno sventolava sui muri d’Italia all’evidente scopo mediatico di “abituarci all’idea”.

Ma ora tutto sta per cambiare, a partire da una trionfante “inversione di tendenza”, ovvero quel “gagliardo” + 0,1% registrato nell’ultimo trimestre dall’economia reale.   Fuor d’ironia, le domande di fondo sono sintetizzabili in due o tre “domandine facili facili”: ma davvero la situazione può essere invertita con un foglietto di teste di capitolo (anzi un post-it da tenersi in tasca e buttar via alla prima occasione dopo aver fatto le “commissioni”…), seconda “domandina” è credibile che una classe dirigente cresciuta come i polli di batteria con criteri rovesciati anche rispetto a quelli della sopravvivenza nella savana può indirizzare e gestire un processo di rinnovamento (che non può non partire che dalla eliminazione di sé), terza ed ultima se gli Italiani (tra appunto – un suicidio – e mille mugugni) non chiuderanno – almeno per un po’ – il capitolo degli “anticipi” e dei “posticipi”, della auto-ludopatia, dell’indifferenza e dell’ignoranza programmatica rispetto alla dimensione pubblica e sociale in cui pure vivono: insomma trasformare (ahi, ahi) un Paese “volage” e canterino in qualche cosa di più serio e commisurato alla “modernità”.   E’ evidente che il primo passo per la “guarigione” di un individuo è la consapevolezza della malattia; per una società lo è il passaggio dall’indifferenza e dall’apatia alla socializzazione e all’azione collettiva.  Purtroppo ciò non è in vista  ed anzi – a fronte della vivacità e della partecipazione registratasi in Italia fino ad un trentennio fa – una afasia, anzi una cappa di piombo è calata sull’Italia.     Le emozioni, le infatuazioni politiche durano pochi giorni (accuratamente pilotate e sfruttate) e poi tutto torna come prima, cioè va indietro perché il resto intorno a noi si muove.

Quanto alle “mille lire” della canzone di Barzizza, queste si sono trasformate in mille euro… Ora – a parte il fatto che anche questo mitico “target” sfugge ad un terzo degli Italiani (inclusi quelli venuti da fuori” che “ci tolgono il pane”…) – cioè giovani, disoccupati, pensionati – uno Stato dissennato e caratterizzato dalla più alta evasione ed elusione fiscale d’Europa, dal trionfo non solo al Sud ma “a macchia di leopardo” in tutto il Paese dell’economia malavitosa può distruggere una vita con le insulse esazioni del proprio stesso sistema.   Esempio un canone televisivo non pagato, un’infrazione stradale, una bolletta impagabile possono rovinare un famiglia.  Un Paese così assurdo e corrotto che ha trasformato perfino gli esami per la patente di guida in una corsa ad ostacoli che solo gli immigrati cinesi ed indiani riescono a superare (chissà come?). Un esempio minimo, certo, ma la musica è questa ed infinite le varianti (es.: una tipografia artigianale  il “documento di viaggio”, la “bolla” per 50 euro di biglietti da visita fa) altro che incentivi e semplificazioni per investimenti dall’estero (udite, udite)   E non parliamo poi delle assunzioni a pagamento dei (finti) lavoratori agricoli  con conseguente diritto ai sussidi stagionali.  Ed i “caporali” aguzzini nelle campagne e via così.  In breve, una tenace sopravvivenza del Medio Evo coniugata simultaneamente con l’economia parallela e criminale e controllata (!?) da un apparato “poliziesco” da socialismo reale.  Possibile che nessuno si sia accorto – men che meno opposto – ad uno stato di cose che porta dritto dritto alla stasi e, dunque, all’incistarsi della recessione, economica e delle aspettative. .

Ed allora è pensabile che – fuori dall’oggi impossibile responsabilizzazione e partecipazione dei cittadini, tutti  - abbia anche una sola chance di successo la scommessa di un super-ambizioso pulcino di provincia della politica “politicante”?   Vedremo se il roboante commento di un imprenditore amico (“un uomo così nasce a Firenze ogni 500 – cinquecento – anni”) ha un minimo di fondamento, per ora tra scherzi della “Zanzara” a futuri e riluttanti Ministri ed alchimie di gnomi, la partita è solo all’inizio.

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