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14/02/2014

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Le tre carte

Oggi San Valentino.  Oggi è il giorno in cui il risveglio (del giovane Letta, pupillo perfetto di zio Gianni, e non solo di lui…) ha il sapore amaro dell’umiliazione inflittagli da un Pinocchio molto più cattivo di lui.  Uno che – come insegnava l’indimenticabile Previti – non “fa prigionieri”.

Il passaggio di Renzi dallo sfottò di qualche settimana fa dell’“Enrico stai sereno” (= che per ora non ti caccio…), al brutale togliti di mezzo tu che mi ci metto io è avvenuto nella seduta pomeridiana della “terza Camera italiana”: la direzione del Partito Democratico, trasformata per l’occasione in una sorta di Colosseo in “streaming”.   L’astuto (nonostante tutto…) Letta era rimasto a casa.    Se non altro per risparmiarsi l’angoscia dei pollici in su o (praticamente tutti) in giù.

Così, “Sic transeat gloria mundi”.   Ma a noi che ci aspetta?   Beh, intanto la conferma che l’Italia vive ancora – dopo un secolo e mezzo – la “gloriosa” stagione del trasformismo: quella con cui vinse, poco dopo l’Unità, la Sinistra, adottando a spron battuto le politiche della destra e soprattutto gli interessi dei ceti dominanti.   Da De Pretis al voltagabbana Crispi (l’inventore dell’imperialismo straccione all’italiana) si passa praticamente senza soluzione di continuità ad un nuovo “conducator” il “blairiano” Matteo Renzi.   La Borsa già mostra qualche brividino di piacere, operai salariati e pensionati palesemente non hanno ancora capito cosa li aspetta.

Il craxismo registra una rivincita postuma.  Perfino più piena di quella offertagli un ventennio fa (per riconoscenza…, per grazia ricevuta…) da Silvio Berlusconi.   La “nave non va”, ma forse andrà,  Certamente per qualcuno…   Quanto alle modalità del “trapasso” – altro che solidale “staffetta” – queste non devono stupire: la politica (come diceva il vecchio ed esperto socialista Rino Formica) è fatta di sudore sangue e merda.  Ecco qui soprattutto la terza cosa.    Dunque non c’è niente da commentare.  Se non: si raccoglie quello che si semina.  Una regola che vale per tutti.

Tutto intorno al “circo” di Via del Nazareno (né più né meno che durante la girandola delle primarie) dichiarazioni a dozzine: frenetiche corse al “soccorso” del vincitore, commenti dei media sempre più “cortigiani”, pelose solidarietà al “povero” Letta, e via nel peggior costume italico.    Le citazioni “storiche” si sprecano tra Bruto (?) e Machiavelli, ma soprattutto con la “palude” tirata fuori da Renzi che – evidentemente – non sa che la palude era la massa amorfa (centrista) dei deputati alla Convenzione nella fase terminale della Rivoluzione francese: solo che a contrastarla c’erano i puri e duri della “montagna”.   Qui non ci sono né puri né duri, ne – tanto meno – dei Robespierre.   Anzi non c’è niente tranne l’ennesima riedizione del neo-liberismo condito dall’elogio della “velocità”.

Ezio Mauro ha parlato dell’“azzardo dell’acrobata”.  Non proprio, infatti Renzi ha fatto quello che ogni giorno almeno un terzo degli Italiani fa nella speranza di “svoltare”: bingo, gratta e vinci, giochi elettronici.  In fondo lui ha più possibilità e –soprattutto – non gioca con i soldi suoi.  Perciò non “azzardo” ma semmai – come ha detto lui stesso dedicandola all’Italia… – “smisurata ambizione”.

C’è una sola conclusione ed una premessina. Questa riguarda lo stato paranoico di una politica che rivendica l’ “alternanza” ed il bipolarismo (“all’americana”…….) e mette su un accrocco che manco il meccanico sotto casa con la cinquecento.   E poi la chiama: “Ferrari”.

La conclusione è piuttosto un dubbio: ma questa può ancora definirsi democrazia?

Ed un post scriptum.  Tra tre mesi si vota per la nostra ultima ed unica ancora di salvezza: l’Europa. Anzi una nuova Europa.   Speriamo che i sudditi tornino ad essere cittadini e finalmente capiscano che nessuno li salverà se non loro stessi.

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